Nuoro. Consiglio comunale straordinario, territori uniti per il futuro del carcere
Fabio Ledda
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L’Unione Sarda
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Riassunto
Il Consiglio comunale di Nuoro si riunisce in seduta aperta per discutere la possibile trasformazione del carcere di Badu 'e Carros in una struttura destinata esclusivamente ai detenuti in regime di 41-bis. All'incontro parteciperanno numerosi rappresentanti istituzionali, tra cui parlamentari e la presidente della Regione Alessandra Todde, evidenziando la rilevanza nazionale della questione. La mobilitazione delle comunità locali nasce dalla preoccupazione per l'impatto sociale e territoriale di tale decisione. Questa iniziativa mette in luce il delicato equilibrio tra le politiche carcerarie statali e le esigenze dei territori coinvolti.
Un agente di polizia penitenziaria del carcere di Torino, sospeso per aver denunciato al TG5 il sovraffollamento e la carenza di organico, ha ottenuto dal Tar la sospensione della sanzione disciplinare. I giudici hanno ipotizzato un caso di whistleblowing, poiché l'agente ha segnalato criticità che ledono l'interesse pubblico in un contesto di gravi disordini. Nonostante il tentativo di anonimato, il Dap aveva identificato l'agente acquisendo il video integrale dall'emittente, applicando la sanzione massima di sei mesi nonostante l'assenza di precedenti. Questo caso evidenzia la tensione tra il dovere di riservatezza dei dipendenti pubblici e la necessità di denunciare condizioni lavorative degradate e pericolose.
L'associazione Yairaiha e il deputato Roberto Giachetti denunciano un grave peggioramento delle condizioni nel carcere di Opera, segnalando restrizioni arbitrarie ai contatti tra detenuti e famiglie. Tra le criticità emergono tagli improvvisi ai minuti telefonici e l'esclusione di molti bambini da incontri programmati, aggravando l'isolamento psicologico dei ristretti. Il clima è diventato particolarmente teso dopo un'evasione a dicembre, con denunce di perquisizioni invasive e la chiusura di sezioni a regime aperto senza alcuna risposta ufficiale dal Ministero della Giustizia. Questa situazione evidenzia una preoccupante deriva che sacrifica i diritti fondamentali e la funzione rieducativa della pena a scapito della dignità umana.