La giustizia si rinforza con nuovi giudici e pm ma manca ancora un cancelliere su due
Federico Gottardo
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La Repubblica
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Riassunto
Nonostante l'arrivo di nuovi magistrati ordinari abbia parzialmente colmato le lacune negli uffici giudiziari del Piemonte, il sistema affronta ancora gravi criticità strutturali. La procuratrice generale Lucia Musti evidenzia una carenza media del 51% del personale amministrativo e l'imminente scadenza dei contratti per 500 lavoratori assunti con il PNRR. Particolarmente critica resta la situazione di Ivrea, dove la mancanza di personale e di figure apicali rallenta la gestione di importanti inchieste nazionali. Questa situazione sottolinea l'urgenza di interventi ministeriali mirati per evitare il collasso operativo degli uffici giudiziari piemontesi.
L'apertura dell'anno giudiziario in Italia è stata segnata da forti tensioni tra magistratura e governo riguardo alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere. Numerosi procuratori generali, tra cui Francesca Nanni a Milano, hanno criticato l'intervento definendolo 'punitivo' e inefficace per risolvere il problema della durata dei processi, mentre il ministro Nordio ha respinto le accuse parlando di un dialogo necessario. Le polemiche hanno toccato anche Roma e Napoli, evidenziando una profonda spaccatura istituzionale sul futuro dell'indipendenza della giurisdizione. Questo scenario evidenzia una fase di scontro critico che mette alla prova l'equilibrio tra i poteri dello Stato italiano.
Durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione, magistratura e politica hanno espresso la necessità di ricostruire un “patto di fiducia” in vista del referendum sulla separazione delle carriere. Mentre il ministro Nordio difende la riforma definendola necessaria per il sistema, i vertici giudiziari avvertono sul rischio di minare l’indipendenza della giurisdizione e denunciano i livelli inaccettabili di scontro istituzionale. Tra i temi trattati spiccano la piaga dei suicidi in carcere e le criticità del sistema disciplinare, con dati che alimentano il dibattito sulla reale responsabilità dei magistrati. Questa situazione sottolinea l'urgenza di un dialogo razionale per salvaguardare la tenuta del sistema costituzionale italiano.
L'articolo analizza l'acceso scontro tra politica e magistratura in Italia, alimentato dalle riforme del ministro Nordio sulla separazione delle carriere e la riforma del CSM. L'autore evidenzia come l'Associazione Nazionale Magistrati si stia comportando come una vera forza di opposizione politica, cercando di ostacolare il prossimo referendum sulla giustizia. Viene inoltre criticato l'uso di valutazioni ideologiche all'interno di atti giudiziari e comunicati ufficiali, evidenziando una sovrapposizione tra decisioni giuridiche e giudizi politici. Questa situazione solleva interrogativi urgenti sulla necessaria terzietà del giudice e sul corretto bilanciamento tra i poteri dello Stato.