Prato. Violenze sessuali al suo compagno di cella: detenuto indagato per tortura
Giorgio Bernardini
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Corriere Fiorentino
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Riassunto
Un detenuto di 39 anni nel carcere della Dogaia a Prato è indagato per tortura e violenza sessuale ai danni del suo compagno di cella, vittima di abusi sistematici durati quattro mesi. L'uomo è stato sottoposto a gravi violenze fisiche e psicologiche, venendo persino costretto ad acquistare regali per il suo aguzzino sotto minaccia. La vicenda è emersa solo dopo la denuncia della vittima, spingendo il procuratore Luca Tescaroli a richiedere con urgenza sistemi di sorveglianza più efficaci e reti anti-drone nella struttura. Questo episodio evidenzia una drammatica criticità nella gestione della sicurezza e nella tutela dei diritti umani all'interno del sistema carcerario italiano.
La Procura di Prato ha segnalato una preoccupante recrudescenza di violenze e presunti abusi sessuali all'interno del carcere della Dogaia, con almeno quattro episodi critici registrati da fine novembre. Tra i casi documentati figurano brutali aggressioni tra detenuti e un episodio di violenza gratuita da parte di un agente di polizia penitenziaria. Il procuratore Luca Tescaroli evidenzia inoltre la scarsa sicurezza per il personale sanitario esterno che opera in condizioni di rischio costante. Questa situazione drammatica mette in luce l'estrema precarietà della sicurezza e della dignità umana negli istituti penitenziari italiani.
Un ex detenuto di 46 anni ha denunciato di essere stato vittima di un violento pestaggio e di uno stupro di gruppo nel carcere di Verona, accusando anche un agente di aver favorito l'aggressione aprendo la cella ai responsabili. Durante un'udienza segnata da forti tensioni e proteste degli indagati, la vittima ha ricostruito le torture subite, sebbene la difesa abbia sollevato dubbi circa alcune incongruenze tra il racconto e i referti medici. Le indagini proseguono per accertare il movente, ipotizzato in debiti di droga, e il presunto coinvolgimento della polizia penitenziaria. Questo caso solleva gravi interrogativi sulla sicurezza e sulla tutela dell'incolumità fisica all'interno delle carceri italiane.
La Corte d’appello di Firenze ha condannato nove agenti di polizia penitenziaria per i reati di tortura, calunnia e falso riguardanti aggressioni avvenute nel carcere di Sollicciano tra il 2018 e il 2020. La sentenza ribalta il giudizio di primo grado, confermando la natura inumana e degradante dei trattamenti inflitti a due detenuti, uno di nazionalità marocchina e uno italiana. L'ispettrice capo coinvolta ha ricevuto una pena di 5 anni e 4 mesi, mentre agli altri otto agenti sono state inflitte condanne comprese tra i 3 e i 4 anni. Questo verdetto sottolinea la gravità degli abusi di potere e la necessità di tutelare i diritti fondamentali all'interno del sistema carcerario italiano.