Pd all’attacco sulla sicurezza: “Più risorse, no a nuovi reati”
Gabriella Cerami
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La Repubblica
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Riassunto
A seguito di recenti aggressioni alla stazione Termini, le opposizioni criticano duramente il governo per la gestione della sicurezza, lamentando la mancanza di fondi per le forze dell'ordine a fronte di spese per i centri migranti in Albania. Mentre PD, M5S e +Europa chiedono più risorse e personale invece di nuovi reati, la maggioranza appare divisa sulla paternità e sul contenuto di un imminente provvedimento sulla sicurezza. Matteo Salvini invoca la 'tolleranza zero', mentre Fratelli d'Italia e Forza Italia difendono l'operato del governo pur con diverse sfumature sulle priorità di spesa. Questa situazione evidenzia la difficoltà della politica italiana nel passare dai proclami elettorali a soluzioni strutturali per la sicurezza urbana.
Niccolò Carratelli e Francesco Malfetano
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La Stampa
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Il governo Meloni propone una risoluzione unitaria sulla sicurezza per incalzare le opposizioni dopo le violenze di Torino, cercando di legittimare interventi urgenti come restrizioni sui coltelli e lo scudo penale per la legittima difesa. Mentre il M5S si dice pronto al confronto con riserve, il PD di Elly Schlein appare più cauto, rifiutando l'idea di un voto preventivo su un testo non ancora definito. All'interno della maggioranza restano tensioni su proposte della Lega, come la cauzione per gli organizzatori di manifestazioni, per il rischio di incostituzionalità. Questa dinamica evidenzia come il tema della sicurezza rimanga un terreno di scontro ideologico e strategico tra i principali schieramenti politici.
Il Governo italiano ha presentato nuove bozze legislative sulla sicurezza che mirano a rafforzare il controllo preventivo e la repressione, colpendo in particolare stranieri, giovani e manifestanti. Le norme prevedono un ampliamento dei poteri amministrativi, come l'estensione delle 'zone rosse' urbane e dei provvedimenti di Daspo, basandosi spesso sulla presunta pericolosità sociale piuttosto che su fatti accertati. Secondo l'autrice, questo approccio trasforma la sicurezza da garanzia dei diritti a strumento di esclusione, limitando la libertà di circolazione dei soggetti più marginali. Tale spostamento verso una gestione punitiva e anticipatoria del rischio solleva serie preoccupazioni circa la tenuta dei principi di legalità e delle libertà fondamentali in Italia.
Debora Serracchiani e Alessandro Zan
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agenparl.eu
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Un detenuto nel carcere di alta sicurezza di Padova si è tolto la vita in seguito all'annuncio del trasferimento improvviso di 25 persone coinvolte da anni in percorsi di reinserimento. Debora Serracchiani e Alessandro Zan del PD hanno denunciato l'accaduto come un atto di violenza istituzionale, accusando il governo di interrompere arbitrariamente progetti di formazione e lavoro già consolidati. Secondo gli esponenti politici, tale decisione viola il principio del divieto di regressione trattamentale e nega la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione. Questo tragico evento solleva gravi interrogativi sulla gestione delle carceri italiane e sulla tutela dei diritti fondamentali dei detenuti.