Roma. Denunciò le botte in cella: “Ora vivo nella paura, colpisce il silenzio delle istituzioni”
Sara Di Sciullo
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adnkronos.com
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Riassunto
Un ex detenuto del carcere di Regina Coeli ha denunciato tramite una lettera aperta di essere stato picchiato e sequestrato per due giorni dopo essersi opposto al traffico di cellulari nella struttura. Nonostante l'apertura di un'indagine giudiziaria, l'uomo lamenta un profondo silenzio istituzionale e la mancanza di tutela per chi sceglie di non tacere davanti alle violenze. Il suo avvocato, Marco Valerio Verni, ribadisce la responsabilità dello Stato nel proteggere l’incolumità fisica e psichica di chiunque sia in custodia. Questa vicenda evidenzia una criticità allarmante: il rischio che la solitudine dei denuncianti scoraggi la legalità all'interno delle carceri italiane.
L'europarlamentare Ilaria Salis e la senatrice Ilaria Cucchi hanno condotto un'ispezione al carcere di Regina Coeli, confermando il 2025 come un anno critico per il sistema penitenziario italiano. La visita ha evidenziato gravi carenze strutturali, sovraffollamento e una gestione inadeguata di detenuti con disturbi psichiatrici o tossicodipendenze, che rappresentano una fetta consistente della popolazione carceraria. Sono emerse condizioni igieniche precarie, celle prive di servizi essenziali e la negazione di diritti fondamentali come l'accesso alle cure mediche per mancanza di personale. Questa situazione sottolinea l'urgente necessità di riforme strutturali per garantire la dignità umana e il diritto alla salute all'interno delle carceri.
Un ex detenuto di 46 anni ha denunciato di essere stato vittima di un violento pestaggio e di uno stupro di gruppo nel carcere di Verona, accusando anche un agente di aver favorito l'aggressione aprendo la cella ai responsabili. Durante un'udienza segnata da forti tensioni e proteste degli indagati, la vittima ha ricostruito le torture subite, sebbene la difesa abbia sollevato dubbi circa alcune incongruenze tra il racconto e i referti medici. Le indagini proseguono per accertare il movente, ipotizzato in debiti di droga, e il presunto coinvolgimento della polizia penitenziaria. Questo caso solleva gravi interrogativi sulla sicurezza e sulla tutela dell'incolumità fisica all'interno delle carceri italiane.
La Casa circondariale di Rebibbia sta affrontando un'emergenza critica con un tasso di sovraffollamento del 156%, arrivando a ospitare 1.671 detenuti a fronte di soli 1.071 posti disponibili. I Garanti Stefano Anastasìa e Valentina Calderone denunciano condizioni precarie, con stanze comuni trasformate in celle spoglie a seguito del trasferimento di detenuti dal carcere di Regina Coeli. Nonostante i piani per un nuovo padiglione risalgano al 2010, i lavori restano bloccati in un contesto di crescita costante della popolazione carceraria nazionale. Questa situazione evidenzia l’urgenza di interventi strutturali immediati per garantire la dignità e i diritti fondamentali nel sistema penitenziario italiano.