“Sbagliato spiegare tutto con i disturbi mentali. La cultura della violenza non va tollerata”
Laura Cuppini
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Corriere della Sera
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Riassunto
In un'intervista al professor Stefano Vicari, si analizzano le radici della violenza giovanile, sottolineando che non tutto può essere ridotto a semplice disagio o medicalizzato per giustificare atti intollerabili. L'esperto evidenzia come il temperamento individuale, unito a uno stile educativo familiare spesso carente e all'uso di sostanze, influenzi profondamente la capacità dei ragazzi di gestire impulsi e frustrazioni. Viene criticata la delega educativa ai dispositivi digitali, che impedisce ai giovani di sviluppare empatia e riconoscere le emozioni altrui, portando a una cultura della sopraffazione. È fondamentale che famiglia e scuola collaborino per promuovere un'affettività responsabile e contrastare modelli relazionali basati unicamente sulla prestazione. Questo dibattito richiama l'attenzione sull'urgenza di rimettere al centro l'educazione relazionale per prevenire gravi derive sociali tra i giovanissimi.
L’autore sostiene che la violenza giovanile odierna non sia un conflitto generazionale, ma l’espressione di un disagio psicologico rivolto verso se stessi o i propri coetanei. Lancini critica le soluzioni puramente punitive, come le multe ai genitori o il divieto degli smartphone, considerandole risposte semplificate che non affrontano la complessità della sofferenza adolescenziale. Secondo lo psicologo, è necessario che gli adulti offrano modelli di identificazione positivi e instaurino relazioni autentiche capaci di accogliere anche le emozioni più disturbanti. Questo intervento evidenzia la necessità urgente di un'alfabetizzazione emotiva degli adulti per supportare realmente le nuove generazioni invece di reprimerle.
L'autrice analizza l'aumento della violenza e del disagio giovanile come il risultato di una profonda solitudine e di fragilità emotive non riconosciute dal mondo adulto. Per contrastare fenomeni come il bullismo, non basta la repressione, ma occorre investire in "comunità educanti" e in una genitorialità diffusa che privilegi l'ascolto e l'alfabetizzazione dei sentimenti. È necessario un impegno concreto in risorse per la scuola e il sociale, promuovendo sport e cultura come strumenti di umanizzazione delle relazioni. Questo appello evidenzia la responsabilità collettiva degli adulti nel trasformare l'indifferenza in cura educativa per le nuove generazioni.
L'articolo esplora il fenomeno della violenza giovanile in Italia attraverso l'intervista allo psicoterapeuta Alfio Maggiolini, evidenziando come circa il 40% degli adolescenti partecipi a risse. Le cause principali vengono rintracciate nel senso di esclusione sociale e nelle difficoltà economiche, che colpiscono in particolare le famiglie di seconda o terza generazione. Sebbene la violenza di gruppo non sia un fenomeno nuovo, l'abuso di alcol e droghe funge oggi da pericoloso disinibitore, aggravando la ferocia degli scontri. Prevalentemente maschile, questa deriva riflette una fragilità psicologica e sociale che richiede interventi educativi mirati. Ciò sottolinea la necessità impellente di promuovere percorsi di inclusione per contrastare il disagio giovanile prima che sfoci in criminalità.