Gran Bretagna. Palestine Action, l’ultimo detenuto in sciopero della fame rischia la morte
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Gran Bretagna. Heba e Kamran, i due attivisti palestinesi che si stanno lasciando morire di fame
Riccardo Michelucci · Avvenire ·
Heba Muraisi, un'attivista di Palestine Action detenuta nel Regno Unito, ha superato i 68 giorni di sciopero della fame, oltrepassando il tragico limite raggiunto da Bobby Sands nel 1981. Insieme ad altri compagni, la donna protesta contro la detenzione preventiva prolungata e la classificazione del gruppo come organizzazione terroristica dopo atti di sabotaggio contro l'industria militare israeliana. Le condizioni di salute dei manifestanti sono ormai disperate, attirando appelli internazionali e richieste di intervento urgente al Segretario alla giustizia britannico. Questa vicenda rappresenta lo sciopero della fame più rilevante nel Regno Unito nell'ultimo mezzo secolo, ponendo il carcere al centro di un estremo scontro tra politica e sopravvivenza fisica.
Padova. Detenuto suicida, era nell’elenco dei reclusi da trasferire. Si mobilitano le associazioni
Eleonora Martini · Il Manifesto ·
Un uomo di 73 anni si è suicidato nel carcere Due Palazzi di Padova dopo aver ricevuto la notizia di un imminente trasferimento, segnando il quinto caso di suicidio dall'inizio dell'anno. Esponenti politici e l'associazione Antigone criticano duramente la gestione dei trasferimenti, denunciando come questi interrompano bruscamente i percorsi di reinserimento e i legami sociali dei detenuti. In risposta all'emergenza carceraria e al sovraffollamento, diverse organizzazioni hanno indetto un incontro a Roma per il 6 febbraio per chiedere clemenza e maggiori diritti. Questo tragico evento evidenzia una crisi profonda nel sistema penitenziario italiano e la necessità di riconsiderare la funzione rieducativa della pena.
Sardegna. L’emergenza dei diritti negati nelle carceri e il problema dei trasferimenti dei detenuti 41-bis
Graziano Pintori · Il Manifesto Sardo ·
L'articolo critica il piano del governo di concentrare i detenuti al regime 41-bis in poche carceri, con un forte impatto sulla Sardegna, dove le strutture di Badu e Carros, Bancali e Uta ospiterebbero centinaia di boss. L'autore denuncia come questo provvedimento sacrifichi la dignità umana e i percorsi di riabilitazione dei detenuti comuni, ignorando i messaggi di misericordia e dignità promossi da Papa Francesco. Viene inoltre evidenziato il rischio di infiltrazioni mafiose nel territorio sardo e l'aggravarsi delle criticità croniche, come il sovraffollamento e la carenza di personale educativo e sanitario. Questa situazione riflette una deriva securitaria che sembra allontanarsi progressivamente dai principi costituzionali di recupero sociale del condannato.