Gran Bretagna. Palestine Action, l’ultimo detenuto in sciopero della fame rischia la morte
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Gran Bretagna. La repressione crudele contro “Palestine action”
George Monbiot · Internazionale ·
L'autore George Monbiot denuncia la drammatica situazione di tre attivisti del gruppo Palestine Action, in sciopero della fame nelle carceri britanniche e a rischio imminente di morte. I detenuti subiscono una custodia cautelare prolungata fino a venti mesi e un regime di carcere duro riservato ai terroristi, nonostante siano accusati solo di reati comuni. Le Nazioni Unite hanno espresso grave preoccupazione per la violazione dei diritti umani e l'uso del sistema giudiziario come strumento di punizione preventiva contro il dissenso. Questa vicenda mette in luce una preoccupante erosione delle garanzie legali e del diritto di protesta nel Regno Unito.
Gran Bretagna. Heba e Kamran, i due attivisti palestinesi che si stanno lasciando morire di fame
Riccardo Michelucci · Avvenire ·
Heba Muraisi, un'attivista di Palestine Action detenuta nel Regno Unito, ha superato i 68 giorni di sciopero della fame, oltrepassando il tragico limite raggiunto da Bobby Sands nel 1981. Insieme ad altri compagni, la donna protesta contro la detenzione preventiva prolungata e la classificazione del gruppo come organizzazione terroristica dopo atti di sabotaggio contro l'industria militare israeliana. Le condizioni di salute dei manifestanti sono ormai disperate, attirando appelli internazionali e richieste di intervento urgente al Segretario alla giustizia britannico. Questa vicenda rappresenta lo sciopero della fame più rilevante nel Regno Unito nell'ultimo mezzo secolo, ponendo il carcere al centro di un estremo scontro tra politica e sopravvivenza fisica.
Gran Bretagna. Lo sciopero della fame in carcere di Heba e Kamran è finito (ed è già nella storia)
Riccardo Michelucci · Avvenire ·
Un gruppo di attivisti di Palestine Action ha sospeso uno sciopero della fame nelle carceri britanniche dopo che il governo ha negato un contratto da 2 miliardi di sterline alla società israeliana Elbit Systems. La protesta è cessata quando due detenuti, Heba Muraisi e Kamran Ahmed, hanno raggiunto condizioni critiche dopo oltre 60 giorni di digiuno, rischiando la vita in modo analogo a quanto accaduto storicamente a Bobby Sands. Nonostante la vittoria simbolica e la chiusura di diverse fabbriche d'armi rivendicata dal gruppo, un attivista prosegue ancora lo sciopero della fame. Questa vicenda mette in luce la tensione tra le politiche di difesa governative e le forme estreme di protesta civile legata al conflitto in Medio Oriente.