Il Bollettino

Il dramma di Pordenone e l'allarme rosso a Torino: la deriva di un sistema fuori controllo

Dalla morte del diciannovenne Mamdouh alla crisi psichiatrica di Monza, le carceri italiane esplodono mentre la politica si divide.

La tragica morte del diciannovenne Mamdouh Mohamed Khodair Karam nel carcere di Pordenone, soffocato dal fumo di un incendio da lui stesso appiccato in cella come documentato da Cristina Antonutti su Il Gazzettino, non è solo una scioccante fatalità. È l'emblema di una giustizia minorile e giovanile che ha rinunciato a proteggere e rieducare, preferendo la via del rigore punitivo criticata da Martina Toppi su La Provincia di Como.

Questa incapacità strutturale di gestione si riflette drammaticamente nell'allerta statistica critica che investe oggi la Casa Circondariale "Lorusso e Cutugno" di Torino, dove il nostro sistema ha rilevato un picco anomalo di incidenti negli ultimi trenta giorni. La recente visita del sindaco Stefano Lo Russo, riportata da Nicolò Fagone La Zita sul Corriere di Torino, fotografa una realtà con oltre 400 detenuti in eccedenza. Una polveriera ampiamente prevedibile: già nei mesi scorsi, esponenti politici come Alice Ravinale e testate come giornalelavoce.it (con Enzo Serra che ricordava la tragica scomparsa del collaboratore Bernardo Pace) avevano denunciato il collasso imminente della struttura torinese. A questo si aggiungono le gravi aggressioni denunciate dalla Garante regionale Monica Formaiano su cuneo24.it, chiare spie di tensioni alimentate dal sovraffollamento e dalla riduzione estiva delle attività.

Non si tratta di casi isolati, ma di una vera e propria patologia sistemica. A Monza, come scrive Dario Crippa su Il Giorno, la struttura ospita 737 presenze per soli 411 posti, con ben 311 reclusi affetti da gravi problemi psichiatrici. I dati dell'Osservatorio Antigone, analizzati da Antonio Marziale su approdocalabria.it, confermano che il carcere è diventato il ricettacolo del disagio mentale della società, gestito con una massiccia e preoccupante medicalizzazione (il 46% dei detenuti assume regolarmente sedativi) a fronte di una carenza drammatica di psichiatri e psicologi.

Davanti a questo scenario, la risposta istituzionale appare drammaticamente schizofrenica. Da un lato, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri boccia su Il Dubbio (intervistato da Davide Varì) la legge sul trasferimento dei detenuti tossicodipendenti in comunità, bollandola come un "indulto mascherato" privo di coperture reali e di posti disponibili. Dall'altro, si registra la provocazione radicale di Sergio D’Elia su huffingtonpost.it, che dopo aver visitato l'istituto di Agrigento lo definisce "irredimibile", invocandone la chiusura totale sulla scia della storica lezione di Franco Basaglia.

Tra l'ostruzionismo securitario e l'abolizionismo, la Costituzione indicherebbe una terza via: quella dell'umanità e del riscatto sociale, mirabilmente evocata dal romanzo di Glauco Giostra recensito da Gian Luigi Gatta su Il Dubbio. Ma finché lo Stato risponderà alle fragilità sociali solo con le sbarre e i sedativi, continueremo a contare i morti in cella.


Rassegna Stampa

Le tragedie del disagio e del sovraffollamento

La tragica morte del diciannovenne Mamdouh Karam a Pordenone, ricostruita da Cristina Antonutti sul Gazzettino, svela drammaticamente come il carcere stia diventando il terminale ultimo di fragilità sociali e psichiche irrisolte. Questo vuoto assistenziale è denunciato con forza anche da Antonio Marziale su approdocalabria.it, il quale evidenzia come quasi il 10% dei detenuti in Italia presenti diagnosi psichiatriche gravi. Purtroppo, le risposte del sistema si limitano spesso alla medicalizzazione a causa della drammatica carenza di specialisti. Sul fronte territoriale, l'inadeguatezza strutturale viene rimarcata dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo nell'articolo di Nicolò Fagone La Zita sul Corriere di Torino, sollecitando investimenti governativi per fermare un sovraffollamento che nega ogni riabilitazione. Si tratta di una situazione limite confermata anche dalla denuncia dei Radicali sul carcere di Monza, descritta da Dario Crippa su Il Giorno, dove a fronte di 411 posti regolamentari si registrano ben 737 presenze effettive.

Pordenone. Incendio in carcere, morto a 19 anni

Quando il carcere diventa il luogo del disagio mentale

Torino. ‒Carcere inadeguato: basta con la retorica, il governo intervenga‒

Monza. Sovraffollato e ’malato’. Il carcere scoppia: la denuncia dei Radicali

Uso della forza e gestione della sicurezza

I confini dell'uso legittimo della forza da parte dello Stato rimangono al centro di durissimi scontri legali e mediatici. Caterina Giusberti su La Repubblica raccoglie lo straziante grido di rabbia di Khadija Fakir, sorella del cittadino marocchino morto a Bologna durante un fermo di polizia, che chiede giustizia per una morte avvenuta mentre l'uomo era bloccato a terra. Parallelamente, sul Corriere Fiorentino, Giorgio Bernardini analizza il caso degli spari contro un detenuto in fuga all'ospedale di Prato, evidenziando la delicata posizione dell'agente indagato per tentato omicidio. In quel frangente, persino le dichiarazioni del collega più anziano complicano la difesa del poliziotto. In questo contesto di tensioni costanti, si inserisce la proposta del sindacato di polizia Snap illustrata da Francesco Alberti su buonasera24.it. Il sindacato chiede un piano di instradamento assistito con voucher di viaggio per i dimessi da Cpr e carceri, per evitare che la marginalità diventi emergenza nelle stazioni.

La rabbia della sorella di Fakir: ‒Lo hanno ucciso come un cane e sono gi tornati in servizio‒

Prato. Il collega scarica l’agente indagato: ‒Io non avrei mai sparato‒

Dimessi da Cpr e carceri senza soldi per viaggiare, lo Snap chiede un sistema di assistenza

Riforme, sanzioni e visioni alternative della pena

Il dibattito sulle riforme penali e della giustizia si fa sempre più polarizzato tra risposte securitarie e visioni alternative della pena. Davide Varì su Il Dubbio riporta il duro attacco del procuratore di Napoli Nicola Gratteri contro la nuova legge per il trasferimento dei detenuti tossicodipendenti in comunità, definita provocatoriamente un "indulto mascherato". Secondo il magistrato, le riforme costanti rischiano solo di smontare il sistema giudiziario anziché migliorarlo. Sul fronte della devianza minorile, Martina Toppi su La Provincia di Como analizza il recente disegno di legge governativo sull'imputabilità dei minori, contrapponendovi lo studio di Antonella Inverno per Save the Children che sposta l'accento sulla responsabilità educativa degli adulti. Infine, sul piano della provocazione abolizionista, Sergio D'Elia su huffingtonpost.it descrive la drammatica realtà del carcere di Agrigento. L'autore definisce l'istituto stesso come l'unica entità "irredimibile" e non emendabile, invocandone provocatoriamente la chiusura definitiva.

Detenuti tossicodipendenti in Comunit? ‒Un indulto mascherato‒, dice Gratteri

Il diritto a crescere

Agrigento. Una soluzione per il carcere: chiuderlo e buttare via la chiave