Il Bollettino

La deriva punitiva contro la realtà delle celle: il vicolo cieco del sistema carcerario

Tra scontri istituzionali, suicidi nell'ombra e riforme minoritarie, la Costituzione resta fuori dalle carceri.

La giornata si apre con una faglia sempre più profonda tra la propaganda securitaria della politica e la disperata realtà delle celle. Lo scontro istituzionale tra il Guardasigilli Carlo Nordio e il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia – analizzato da Stefano Giordano su Il Riformista e Francesco Patanè su La Repubblica – è l'emblema di un dibattito gridato che distoglie lo sguardo dalle cifre drammatiche del sistema. Come rileva Damiano Aliprandi su Il Dubbio, il sovraffollamento reale sfiora ormai il 139.8%, con picchi che in molti istituti superano il 200%. Una stasi burocratica che si scontra con il fallimento strutturale del "piano carceri" di Nordio, già denunciato nelle scorse settimane da Gianni Alemanno su queste colonne.

Mentre la politica si scontra sui media, all'interno dei penitenziari si consuma la tragedia. A Viterbo, dopo una violenta rivolta che ha provocato 23 intossicati, un ragazzo marocchino di 29 anni, Abdelkabir Talha, si è tolto la vita impiccandosi. Adriano Sofri su Il Foglio e Letizia Conti su civonline.it denunciano l'amara indifferenza con cui la notizia è stata accolta, quasi come un dettaglio marginale rispetto al "ripristino dell'ordine". Questo dramma si inserisce in una scia inarrestabile di suicidi che avevamo già registrato tragicamente a Teramo a inizio anno, dove la densità detentiva continua a schiacciare le vite umane.

Nel frattempo, le ispezioni parlamentari a Bergamo (sovraffollato al 180%) e a Como (415 detenuti per 225 posti) evidenziano un collasso a cui il governo risponde solo con un'inarrestabile "deriva punitiva". Simona Musco su Il Dubbio e Francesca Fimiani su Il Manifesto stigmatizzano il recente disegno di legge sulla giustizia minorile e la presunzione di imputabilità per i minori. Una "furia" penalistica che confonde la vendetta con la giustizia, ignorando che la devianza giovanile nasce prima di tutto dalla povertà educativa e dall'assenza di linguaggio.

Eppure, l'alternativa costituzionale esiste ed è efficace. Progetti come "Fieracavalli - Terreni Fertili" a Verona, raccontato da Francesca Romana Riello su L’Adige, e l'iniziativa "Recidiva Zero" del CNEL illustrata da Teresa Olivieri su Italia Oggi, dimostrano che lo studio, il lavoro e la formazione abbattono il tasso di recidiva dal 70% a un misero 2%. Fino a quando il legislatore si ostinerà a ignorare l'articolo 27 della Costituzione, le nostre carceri rimarranno discariche sociali anziché luoghi di riscatto.


Rassegna Stampa

Lo scontro sul controllo degli istituti di pena

Lo scontro istituzionale sul controllo delle carceri tocca l'apice in questa torrida estate. Stefano Giordano su Il Riformista rileva come sia il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia sia il ministro della Giustizia Carlo Nordio abbiano parte di ragione, ma critica la scelta di scontrarsi pubblicamente sui media anziché dialogare nelle sedi opportune. Nel frattempo, Francesco Patanè su La Repubblica evidenzia la netta presa di posizione del centrosinistra a sostegno del procuratore e le richieste di dimissioni indirizzate al Guardasigilli. Sul dibattito interviene con forza Damiano Aliprandi su Il Dubbio, il quale mette in guardia dal rischio che narrare il degrado carcerario come un dominio assoluto dei clan finisca per legittimare unicamente risposte emergenziali e securitarie, finendo per irrigidire ulteriormente un sistema già allo stremo.

Sul potere dei clan negli istituti di pena qualcosa si è mosso

De Lucia in Antimafia nazionale. Il centrosinistra lo difende e attacca Nordio: “Si dimetta”

De Lucia e Nordio hanno entrambi una parte di ragione ma hanno urlato ai microfoni

Sovraffollamento e drammi quotidiani

La realtà materiale dei penitenziari continua a essere contrassegnata dal sovraffollamento e da gravi episodi di violenza e sofferenza. Letizia Conti su civonline.it ricostruisce la drammatica situazione di Viterbo, scossa da un grave incendio con 23 intossicati e dal suicidio in cella del ventinovenne Abdelkabir Talha, vicende che hanno spinto la Procura ad aprire due fascicoli d'indagine. Adriano Sofri su Il Foglio punta il dito contro la narrazione mediatica riduttiva che ha relegato la morte del giovane immigrato a mero dettaglio di cronaca a margine dei disordini. La crisi si estende a tutto il territorio nazionale: l'agenzia quicomo.it riporta la denuncia della deputata Chiara Braga sul collasso del Bassone di Como, che ospita 415 detenuti a fronte di 225 posti regolamentari, mentre bergamonews.it fotografa la situazione altrettanto insostenibile di Bergamo, dove la capienza sfiora ormai il 180%.

Viterbo. Inferno in carcere: doppia indagine

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Bergamo. “Serve un cambio di rotta su immigrazione e sistema penitenziario”

Riforme penali e deriva punitiva

La costante produzione di decreti sicurezza e nuove fattispecie di reato preoccupa gli esperti del diritto. Simona Musco su Il Dubbio riporta il severo allarme lanciato da docenti e magistrati minorili contro la furia iper-punitiva dell'esecutivo, che rischia di compromettere la civiltà giuridica del processo minorile e di spingere la legittima difesa verso forme di giustizia privata. Sul fronte dell'ordine pubblico, Andrea Colombo su Il Manifesto svela i pericoli insiti nella proposta di introdurre il reato di 'terrorismo di piazza' e di estendere il reato associativo anche a legami occasionali. Dal punto di vista educativo e sociale, Francesca Fimiani su Il Manifesto ricorda che la violenza giovanile si manifesta soprattutto in assenza di strumenti di linguaggio e che inasprire le risposte puramente sanzionatorie non farà che lasciare inalterate le radici profonde del disagio.

“Deriva punitiva”. L’allarme dei giuristi sulla giustizia penale

Dei delitti e delle pene creative

La violenza si presenta sempre in assenza di linguaggio

Lavoro e percorsi di riabilitazione

In un panorama fortemente critico, si consolidano modelli concreti volti alla riabilitazione dei detenuti attraverso il lavoro. Teresa Olivieri su Italia Oggi descrive i risultati del progetto 'Recidiva Zero' promosso dal CNEL guidato da Emilio Minunzio, evidenziando come la recidiva crolli drasticamente fino al 2% in presenza di effettivi percorsi formativi ed occupazionali, agevolati dalle modifiche alla legge Smuraglia. Sul piano locale, Francesca Romana Riello su L'Adige racconta l'eccellenza del protocollo 'Fieracavalli - Terreni Fertili' attivo presso la Casa circondariale di Verona, che dopo dieci anni di formazione interna avvia per la prima volta tirocini esterni retribuiti come tecnici di scuderia. Questi dati e queste esperienze dimostrano empiricamente che investire nel lavoro dignitoso è la via più efficace per garantire la sicurezza collettiva e attuare i principi costituzionali.

Il lavoro riabilita il detenuto: il caso del progetto “Recidiva Zero”

Verona. Fieracavalli porta i detenuti al lavoro con i primi tirocini