Il Bollettino

"Tutto Chiuso": l'agonia del sistema penitenziario tra record di presenze e bambini in cella

Il XXII Rapporto di Antigone fotografa il collasso delle carceri italiane: una deriva repressiva che tradisce la Costituzione

La giornata di oggi è dominata dalla pubblicazione del XXII Rapporto di Antigone, dal titolo emblematico "Tutto chiuso". La fotografia scattata dall'associazione non è solo un grido d'allarme, ma il referto di un'agonia sistemica. Come sottolineato da Patrizio Gonnella su Il Manifesto, il sistema penitenziario italiano versa in condizioni disumane con oltre 8.000 detenuti in più dal 2022 e un sovraffollamento reale che raggiunge il 139,1%.

Susanna Marietti su Il Fatto Quotidiano definisce questo scenario come "ingestibile e senza speranza", evidenziando come in otto istituti si superi addirittura la soglia critica del 200%. Ma al di là dei numeri, sono i corpi a parlare. Il dato più sconvolgente, ripreso da Viviana Daloiso su Avvenire, riguarda i bambini: sono 26 i minori innocenti che oggi vivono dietro le sbarre con le loro madri, un numero raddoppiato in un solo anno. È la "misura morale di un Paese" che sembra aver smarrito la capacità di distinguere tra giustizia e vendetta.

La cronaca nera dalle sezioni non accenna a placarsi. Giulia Ghirardi su fanpage.it documenta l'apertura di un'inchiesta sulla morte di Giuseppe Commisso nel carcere di Opera. Le versioni contrastanti sul decesso e il silenzio della direzione alimentano quei dubbi sulla trasparenza che Nello Scavo su Avvenire solleva anche a livello internazionale, citando il processo all'Aia contro i torturatori libici e la complessa rete di complicità europee.

Sul fronte politico e normativo, lo scontro è totale. Mentre Mauro Palma su L'Unità critica aspramente le ipotesi di privatizzazione della gestione della tossicodipendenza definendole "soluzioni capziose", Simona Musco su Il Dubbio rivela il forte pressing delle procure per frenare la delibera del CSM sulla comunicazione giudiziaria e la presunzione d'innocenza.

In questo clima di "iper-punitivismo", come lo definisce Marika Ikonomu su Il Domani, colpisce la riflessione di Valentine Lomellini sul Corriere della Sera: il rischio è che la risposta esclusivamente repressiva a episodi di disagio sociale, come i recenti fatti di Modena, finisca per alimentare una spirale di violenza anziché risolverla. In conclusione, se il trentennale del CIPM, celebrato da Elisa Messina sul Corriere, dimostra che i percorsi rieducativi riducono la recidiva al 2,3%, la politica attuale sembra voler percorrere la strada opposta, trasformando il carcere in un mero deposito di marginalità.


Rassegna Stampa

Il collasso del sistema: Rapporto Antigone

Il XXII Rapporto di Antigone, significativamente intitolato 'Tutto chiuso', scatta una fotografia spietata di un sistema penitenziario al limite della rottura. Giuseppe Muolo su Avvenire documenta come il sovraffollamento abbia raggiunto il 139,1%, con punte drammatiche oltre il 200% in otto istituti, tra cui Lucca e Milano San Vittore. Susanna Marietti su Il Fatto Quotidiano sottolinea l'inefficacia del 'piano carceri' governativo, evidenziando che solo 22 istituti in Italia non sono sovraffollati. Patrizio Gonnella, su Il Manifesto, parla di un 'mantra repressivo' che ha portato a un'espansione punitiva senza precedenti, con 8.000 detenuti in più in quattro anni a fronte di indici di delittuosità stabili, trasformando il carcere in un luogo di mera neutralizzazione del nemico sociale.

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Politiche penali e nuove fragilità

L'ex garante Mauro Palma, intervistato da Angela Stella su L'Unità, esprime forte preoccupazione per la deriva privatistica dell'esecuzione penale, criticando l'affidamento a strutture esterne senza chiari mandati educativi. Parallelamente, emerge il dramma dei più vulnerabili: Viviana Daloiso su Avvenire denuncia il raddoppio dei bambini in cella con le madri (da 11 a 26 in un anno), definendolo un 'fallimento morale' dello Stato. A questo si aggiunge l'allarme di Francesca Ghirardelli, sempre su Avvenire, sull'invecchiamento della popolazione detenuta: quasi il 3% dei ristretti in Europa è over 65, una sfida per cui le infrastrutture sanitarie penitenziarie non sono minimamente attrezzate.

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Giustizia, Media e Diritti

Il rapporto tra giustizia e informazione resta tesissimo. Simona Musco su Il Dubbio riporta il corpo a corpo politico al CSM sulla delibera per la comunicazione degli uffici giudiziari, con le procure che frenano sull'obbligo di rettifica a tutela degli indagati. Damiano Aliprandi, sempre su Il Dubbio, analizza la 'giustizia parallela' del true crime online, che tra podcast e canali YouTube condiziona l'opinione pubblica e ingolfa le procure. Sul fronte dei diritti individuali, Frank Cimini su L'Unità documenta il nuovo ricorso di Alfredo Cospito contro la proroga del 41bis, evidenziando come la questione sia ormai diventata un braccio di ferro esclusivamente politico piuttosto che giudiziario.

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Frontiere internazionali e migrazioni

Mentre all'Aja si apre il processo contro il trafficante libico 'Al Buti', l'Europa e l'Italia siedono idealmente sul banco degli imputati. Nello Scavo su Avvenire descrive il procedimento come una pietra miliare che mette alla prova la responsabilità dell'Occidente nel finanziamento di apparati criminali libici. Mario Di Vito su Il Manifesto rincara la dose, osservando il paradosso di un'Italia che continua a siglare accordi con Tripoli per 'gestione flussi' mentre i crimini commessi in quei centri di detenzione vengono finalmente analizzati dai giudici internazionali. In questo clima, la giornalista Rula Jebreal su La Stampa critica aspramente le proposte di revoca della cittadinanza, definendole antidemocratiche e contrarie ai principi di integrazione necessari contro la radicalizzazione.

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