Il Bollettino

L’eclissi del mandato costituzionale tra securitarismo e “premi” agli avvocati

Il Bollettino del 21 aprile 2026 analizza la deriva del sistema penale tra tagli alla difesa e marginalizzazione della rieducazione

La giornata del 21 aprile 2026 si apre con un coro di allarmi che scuotono le fondamenta del sistema penitenziario e giudiziario italiano. Al centro delle cronache c'è il Decreto n. 23/2026, una misura che, secondo Edmondo Bruti Liberati su La Stampa, trasforma un testo già critico in un approccio «pessimissimo», alimentando un «panpenalismo securitario» che ingolfa tribunali e carceri senza garantire reale sicurezza.

Uno degli aspetti più controversi riguarda la figura dell'avvocato. Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera denuncia quella che definisce una forma di «infedele patrocinio di Stato»: un emendamento che prevede un compenso di 615 euro per i legali che facilitano il rimpatrio volontario dei migranti, eliminando contemporaneamente il gratuito patrocinio per i ricorsi contro le espulsioni. Questa norma, definita da Serena Sileoni su Il Dubbio un errore politico ed etico, rischierebbe di trasformare i difensori in «agenti governativi», snaturando la libertà del mandato professionale. Anche l'ANM e il CNF, come riportato da Francesco Machina Grifeo su Il Sole 24 Ore, esprimono sconcerto per una logica premiale che mina l'indipendenza della difesa.

Parallelamente, la gestione interna degli istituti sta subendo una mutazione genetica. Il Coordinamento dei dirigenti penitenziari, attraverso le parole di Sbriglia riportate dall’ANSA, chiede il ritiro della bozza di decreto che marginalizza il Direttore a favore di una gestione puramente repressiva. Questa deriva è confermata dalla denuncia di Martina Ciai su La Repubblica: l'associazione Ristretti Orizzonti evidenzia come i trasferimenti improvvisi nei circuiti di Alta Sicurezza stiano distruggendo percorsi educativi d'eccellenza, come quello di Padova, riducendo la pena a mera «custodia punitiva».

In questo scenario, la «riserva di umanità» invocata dal presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick su Il Dubbio appare sempre più esile. Mentre Lucia Risicato su Il Riformista analizza come il «governing through crime» stia neutralizzando il disagio sociale con pene sproporzionate, la Garante di Cosenza Emilia Corea avverte: la situazione è una «bomba» pronta a esplodere. Restano, come flebili luci, esperienze come l'IPM di Pontremoli raccontato da marieclaire.it, dove la rieducazione resiste ancora tra mille tagli. Tuttavia, la tendenza generale descritta oggi dai media è quella di un sistema che sta smarrendo la bussola dell'Articolo 27 della Costituzione, preferendo l'illusione ottica della severità alla concretezza del reinserimento.


Rassegna Stampa

Deriva securitaria e crisi del ruolo educativo

Il sistema penitenziario italiano attraversa una fase di profonda trasformazione ideologica, segnata da una crescente tensione tra sicurezza e mandato costituzionale. Sbriglia, attraverso le pagine dell'ANSA, lancia un allarme netto contro la bozza di decreto che rischia di svuotare la figura del Direttore, riducendola a una funzione puramente repressiva a scapito dell'autonomia gestionale. Questa tendenza al 'panpenalismo securitario' e denunciata con forza da Lucia Risicato su Il Riformista, che documenta la creazione di ben 48 nuove fattispecie di reato dal 2022, parlando di un ritorno alla 'crudelt nel diritto'. Edmondo Bruti Liberati su La Stampa rincara la dose, definendo 'pessimissimo' il testo del decreto n. 23/2026 e sottolineando come l'inasprimento delle pene non faccia che ingolfare ulteriormente tribunali e carceri, tradendo le promesse iniziali di depenalizzazione del Ministro Nordio.

Coordinamento dirigenti penitenziari: ‐No al securitarismo‑

La profezia di Cesare Beccaria e il panpenalismo securitario

Il continuo aumento delle pene e dei reati sta ingolfando i tribunali e anche le carceri

La rivolta dell'avvocatura e il ‐bonus rimpatri‑

Una controversa norma del decreto sicurezza ha innescato uno scontro frontale tra il governo e l'intero mondo giuridico. Francesco Machina Grifeo su Il Sole 24 Ore riporta lo sconcerto dell'Anm e la ferma presa di distanze del Cnf e dell'Ocf contro il 'premio' di 615 euro concesso agli avvocati per l'effettivo rimpatrio dei migranti. Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera delinea l'identikit di un avvocato che la maggioranza vorrebbe 'asservito e funzionale agli obiettivi dell'esecutivo', in palese conflitto di interessi con l'assistito. Serena Sileoni su Il Dubbio approfondisce il dilemma etico, ricordando che la professionalit dell'avvocato  per definizione un'obbligazione di mezzi e non di risultato, rendendo la 'success fee' di stato una ferita alla deontologia forense.

No al ‐premio‑ sui rimpatri, avvocatura e magistratura: si cambi il Dl sicurezza

La maggioranza e una certa idea di avvocato

I soldi agli avvocati per incentivare i rimpatri, un problema etico

Il futuro della giustizia: tra algoritmi e digital divide

Superata la stagione referendaria, il dibattito si sposta sulle sfide strutturali del processo penale e sull'impatto delle nuove tecnologie. In una lunga intervista a Errico Novi su Il Dubbio, Giovanni Maria Flick mette in guardia dal rischio di un 'digital divide giudiziario': l'intelligenza artificiale potrebbe creare un processo a quattro velocit, penalizzando gli imputati meno abbienti privi di strumenti tecnologici all'avanguardia. Claudio Cerasa su Il Foglio, dialogando con Sabino Cassese, sposta l'attenzione sulla 'politicizzazione endogena' della magistratura e sulla necessit di separare non solo le carriere interne, ma anche quelle tra cronisti e magistrati per arginare le derive del processo mediatico, evidenziando come l'obbligatoriet dell'azione penale sia spesso usata come scudo per iniziative dal sapore politico.

‐C’ un pianeta giustizia oltre il referendum e fingiamo di non vederne il lato oscuro‑

E adesso separiamo almeno le carriere di cronisti e magistrati

L'umanit negata e le fragilit del sistema

Al di l dei decreti, la realt quotidiana della detenzione mostra ferite profonde, specialmente nei circuiti pi complessi. Martina Ciai su La Repubblica denuncia il ritorno al 'sistema chiuso' nell'Alta Sicurezza, con trasferimenti improvvisi che interrompono percorsi educativi consolidati, citando il caso emblematico di Padova. Di contro, il reportage di Sara Del Corona su Marieclaire dall'IPM di Pontremoli offre uno scorcio di 'giustizia riparativa' possibile, dove la routine e l'ascolto cercano di ricostruire l'unicit di giovani vite spezzate. Emilia Corea su cosenzachannel.it ricorda per che senza un reale supporto della societ esterna e delle amministrazioni locali, come nell'esperienza storica di Cosenza, il fine pena si trasforma in una 'condanna civile non scritta' che produce solo esclusione.

Detenuti, il ritorno al sistema chiuso: trasferimenti improvvisi e interruzioni dei cicli educativi

Pontremoli (Ms). Reportage dall’unico istituto penitenziario minorile femminile d’Italia

Il ritorno impossibile: il carcere che produce esclusione e il ruolo mancato della societ