Il Bollettino

La sconfitta dello Stato tra sbarre e silenzi

Il grido di Mattarella e la realtà di un sistema che chiude le porte alla speranza

La giornata di oggi si apre con l'eco delle parole del Presidente Sergio Mattarella, che definisce ogni suicidio in carcere come una «sconfitta dello Stato». Come riportato da Ilaria Dioguardi su vita.it, il Capo dello Stato ha ribadito che la custodia delle vite umane è un obbligo costituzionale inscindibile dalla sicurezza. Eppure, la cronaca recente trasforma questo monito in un'amara constatazione: il suicidio a Torino di Bernardo Pace, boss e neo-collaboratore di giustizia, documentato da Gianni Giacomino e Giuseppe Legato su La Stampa, evidenzia le falle di un sistema che non riesce a proteggere nemmeno chi decide di affidarsi alla giustizia.

Il paradosso del sistema italiano emerge con forza nell'analisi di Gianni Alemanno e Fabio Falbo su Il Dubbio. Mentre il sovraffollamento raggiunge picchi del 124%, il Ministero della Giustizia sceglie di limitare i contatti affettivi, fissando a sei il numero massimo di telefonate mensili. È un ritorno al passato che cancella i benefici delle deroghe post-Covid, ignorando che la voce di un caro è spesso l'unico argine contro la deriva psichica. La sicurezza, scrivono gli autori, non si garantisce tagliando i ponti leciti, ma contrastando l'ingresso clandestino di cellulari, come dimostra la recente indagine al Due Palazzi di Padova riportata dal Corriere del Veneto, dove smartphone e droga alimentavano un business illecito da migliaia di euro.

Sullo sfondo, il clima pre-referendario del 22-23 marzo esaspera i toni. Massimo Franco sul Corriere della Sera osserva come il dibattito sui sette articoli della Costituzione sia ormai schiacciato da calcoli elettorali, mentre Adriano Sofri su Il Foglio sottolinea la «leggendaria» invivibilità di strutture come Sollicciano, dove la magistratura di sorveglianza è arrivata a ipotizzare il differimento della pena per chi è destinato a celle degradate. In questo scenario, la proposta di legge "Zuncheddu" presentata da Forza Italia per risarcire le vittime di malagiustizia, descritta da Francesco Curridori su Il Giornale, appare come un tentativo necessario, seppur tardivo, di riparare ai danni di un sistema che Simona Sparaco su La Stampa definisce capace di distruggere vite umane senza chiedere scusa.

La vera sfida resta l'apertura alla società civile. Se da un lato l'Abruzzo investe 3 milioni di euro in formazione (ilpescara.it), dall'altro preoccupa il divieto imposto a 35 studenti minorenni di entrare nel carcere di Padova per un progetto di teatro-carcere, denunciato da La Repubblica. Se il carcere diventa un fortino impenetrabile e punitivo, la «sconfitta» evocata da Mattarella rischia di diventare definitiva.


Rassegna Stampa

Emergenza sistema e moniti istituzionali

Il Presidente Mattarella definisce ogni suicidio in carcere una 'sconfitta dello Stato', richiamando la funzione rieducativa della pena come investimento sulla sicurezza. Tuttavia, la realtà quotidiana descritta da Ilaria Dioguardi su vita.it e dai cappellani di Rebibbia e Bollate racconta di una noia devastante e di percorsi educativi depotenziati. La visita del sottosegretario Delmastro ad Ascoli Piceno, documentata da ancoraonline.it, evidenzia lo scontro tra i dati ufficiali e le denunce sindacali sulla gestione critica dei detenuti psichiatrici. A questo quadro si aggiunge il drammatico suicidio del collaboratore di giustizia Bernardo Pace a Torino, un evento che per Gianni Giacomino e Giuseppe Legato su La Stampa apre interrogativi sulla protezione dei pentiti e sulle carenze strutturali del sistema.

Il Presidente Mattarella: ‐Ogni suicidio in carcere è una sconfitta dello Stato‐

Torino. Il mistero del boss suicida in carcere: ‐Si era pentito, collaborava coi magistrati‐

Ascoli. Casi psichiatrici in carcere, le dichiarazioni del sottosegretario Delmastro non tornano

Malagiustizia e dibattito referendario

Mentre il Paese si avvicina al voto referendario, Damiano Aliprandi su Il Dubbio solleva il caso dei verbali CSM su Paolo Borsellino rimasti segreti per trent'anni per tutelare gli equilibri della magistratura. La fragilità del sistema giudiziario emerge anche nel racconto di Simona Sparaco su La Stampa, che narra come un 'pettegolezzo' abbia distrutto l'azienda di famiglia senza che nessuno chiedesse scusa. Sul fronte legislativo, Francesco Curridori su Il Giornale illustra la 'Pdl Zuncheddu', proposta di Forza Italia per una rendita mensile alle vittime di errori giudiziari. In questo clima, Massimo Franco sul Corriere della Sera analizza le incognite sull'affluenza e il timore che il dibattito tecnico sia stato oscurato da calcoli puramente politici.

Borsellino, il Csm sapeva e non parlò. I verbali nascosti per 30 anni

La giustizia ha distrutto la vita di mio padre: nessuno ha chiesto scusa

Referendum giustizia, tra speranze di affluenza e pulsioni demagogiche

‐Pdl Zuncheddu‐: una rendita mensile alle vittime di malagiustizia

Diritti, formazione e legami con l'esterno

Si assiste a una preoccupante contrazione dei diritti minimi: Gianni Alemanno e Fabio Falbo su Il Dubbio criticano il decreto che riduce il numero di telefonate mensili, privando i detenuti di un fondamentale 'stabilizzatore emotivo'. Parallelamente, La Repubblica segnala il divieto imposto ai minorenni di partecipare a progetti educativi e teatrali al Due Palazzi di Padova, ostacolando il confronto tra pari sulla legalità. In controtendenza, giungono notizie positive dall'Abruzzo dove, come riportato da ilpescara.it, sono stati stanziati 3 milioni di euro per il reinserimento lavorativo, puntando su competenze aggiornate per favorire l'obiettivo della recidiva zero.

Una telefonata allunga la vita… e un decreto del ministero della Giustizia l’accorcia

Perché gli studenti minori non possono partecipare a progetti preventivi-educativi?

Abruzzo. Al via progetto per il reinserimento lavorativo e formativo dei detenuti