L’attivismo civile e sociale adesso passa dal web. E attenti anche ai rischi
Riassunto
L'articolo analizza l'evoluzione del "netattivismo" in Italia attraverso una ricerca della Fondazione Terzjus, evidenziando come gli strumenti digitali siano diventati fondamentali per la sensibilizzazione e il supporto al Terzo settore. Lo studio rivela che la partecipazione online non sostituisce il volontariato tradizionale, ma lo integra, con i giovani più inclini alla reattività e la fascia media d'età più attiva nella creazione di iniziative. Nonostante i vantaggi in termini di costi e portata internazionale, emergono rischi legati alla superficialità dell'impegno e al possibile isolamento sociale dei partecipanti. Investire nelle competenze tecnologiche degli enti non profit è dunque essenziale per trasformare l'attivismo virtuale in un impatto sociale concreto e duraturo.