Regeni, dieci anni dopo: “È solo una tappa, non ci fermeremo”
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Il Dubbio
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Riassunto
A dieci anni dalla morte di Giulio Regeni, la famiglia ha rinnovato da Fiumicello l'appello per ottenere verità e giustizia, in attesa di una decisione della Corte Costituzionale che possa sbloccare il processo attualmente sospeso. Claudio e Paola Regeni hanno sottolineato l'importanza del sostegno della società civile, l'cosiddetta "onda gialla", per contrastare l'omertà che circonda il caso del ricercatore ucciso al Cairo. Nonostante la solidarietà pubblica, i genitori hanno espresso amarezza per l'assenza di azioni concrete da parte delle istituzioni italiane. Questa vicenda mette in luce la persistente difficoltà del sistema giuridico e politico italiano nell'ottenere cooperazione internazionale su gravi violazioni dei diritti umani.
A dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo, i genitori Paola e Claudio continuano la loro battaglia per la verità nonostante lo stallo del processo contro quattro ufficiali egiziani, attualmente fermo per questioni tecniche di traduzione. L'articolo denuncia la mancanza di reale cooperazione da parte dell'Egitto e la tendenza dei governi italiani a privilegiare gli interessi economici e geopolitici rispetto alla ricerca della giustizia. Nonostante i depistaggi e le difficoltà burocratiche, il sostegno civile del 'popolo giallo' rimane saldo attorno alla famiglia del ricercatore. Questa vicenda mette in luce la complessa tensione tra la ragion di Stato e la tutela dei diritti umani fondamentali dei cittadini italiani all'estero.
Il dottor Ahmadreza Djalali, scienziato legato all'università di Novara, resta prigioniero in Iran dal 2016 con una condanna a morte emessa dopo un processo farsa. Nonostante le continue pressioni internazionali e la cittadinanza onoraria italiana, le richieste di liberazione avanzate anche dalla Svezia sono rimaste finora senza risposta. L'articolo esorta la diplomazia italiana a intensificare gli sforzi per salvare la vita dello studioso, prendendo esempio da recenti successi diplomatici ottenuti in Venezuela. Questo caso sottolinea l'urgenza di un impegno umanitario costante a fronte delle sistematiche violazioni dei diritti civili in Iran.
Riccardo Noury ripercorre la storia e l'attualità del dramma delle sparizioni forzate, definendole uno dei più gravi crimini internazionali che colpisce ancora migliaia di persone nel mondo. Dal 50° anniversario del colpo di stato in Argentina alle crisi odierne in Messico, Siria e Pakistan, l'articolo evidenzia come questa pratica venga usata per reprimere il dissenso e negare verità ai familiari. Vengono richiamati anche il decimo anniversario del caso di Giulio Regeni in Egitto e i fatti del G8 di Genova, sottolineando come la sparizione forzata rimanga una ferita aperta per i diritti umani globali. Questo scenario evidenzia la necessità impellente di verità e giustizia per le vittime e le loro famiglie.