Il Gazzettino, 31 gennaio 2026
Il secondo suicidio in tre giorni all’interno della Casa di reclusione Due Palazzi scuote anche il mondo sindacale. Con una nota congiunta, Cgil Padova e Fp Cgil Padova parlano di “tragico epilogo di una gestione che calpesta la Costituzione e il lavoro rieducativo”, chiedendo un intervento strutturale dello Stato sul sistema penitenziario. “Quel che vediamo dichiarano in una nota congiunta Cgil Padova e Fp Cgil Padova è una ferita aperta lasciata sanguinare da troppo tempo, con gravi rischi di infezione. Una situazione che interroga le istituzioni sulla reale tenuta del modello detentivo e sul rispetto dei diritti umani fondamentali”.
Secondo l’esponente sindacale, la recente decisione dell’amministrazione carceraria di chiudere la sezione Alta Sicurezza, ignorando i percorsi di rieducazione già avviati, rappresenta un atto di forza che colpisce il diritto alla riabilitazione: “Questa scelta ha messo in atto una violenza morale tale da causare il suicidio di un detenuto che non ha retto alla notizia di una vera e propria “deportazione” verso un luogo non identificato”.
A rincarare la dose sulla gestione tecnica e pedagogica dell’istituto interviene anche la segretaria provinciale della Fp Cgil Padova, Marika Damiani che mette in luce come tali decisioni amministrative svuotino di senso il lavoro quotidiano degli operatori. “È evidente conclude Damiani che quanto successo al Due Palazzi, ovvero la decisione di trasferire d’autorità i detenuti inseriti nei progetti, rappresenta un grave svilimento di questo lavoro professionale”.
Sul fatto interviene anche Giampiero Cirillo segretario Uil-pa Padova e Rovigo: “Assistiamo ad una situazione di sovraffollamento ormai degenerata fino a causare questi tragici eventi, che non possono trovare alcuna soluzione di miglioramento se, prima di tutto, non viene aumentato il personale all’interno e non si riacquista quella funzione della pena che deve essere di rieducazione e riabilitazione del detenuto: così si arriva solo alla disperazione e a nuovi eventi tragici, senza prospettive di miglioramento”.