Padova. Ventuno tragedie in vent’anni: Il Garante: “Dramma annunciato”

Riassunto

Il fenomeno dei suicidi nelle carceri italiane rimane un'emergenza critica, con 80 casi registrati nel 2025. A Padova, due recenti suicidi hanno interrotto un periodo di stabilità, spingendo il Garante regionale Antonio Bincoletto a denunciare il sovraffollamento e il deterioramento dei modelli riabilitativi. Il 6 febbraio i garanti chiederanno a Roma misure straordinarie, come l'aumento dei giorni di sconto per buona condotta per facilitare le dimissioni anticipate. Questa situazione evidenzia la necessità impellente di ripensare la gestione carceraria per rispettare il dettato costituzionale e prevenire nuove tragedie.

di Silvia Quaranta


Il Gazzettino, 31 gennaio 2026


Antonio Bincoletto: “C’è un malessere diffuso a causa dell’aumento. Il fenomeno dei suicidi nelle carceri italiane continua a restare un punto critico nel sistema penitenziario. Secondo i dati dell’osservatorio di Ristretti Orizzonti (a partire da quelli del Ministero della Giustizia) lo scorso anno nelle carceri italiane sono morte 241 persone, di cui 80 tentati o consumati suicidi, con un’incidenza che resta superiore alla media tra i cittadini liberi e conferma come il disagio psicologico sia una delle emergenze strutturali tra i reclusi. L’anno prima, nel 2024, il bilancio era di 246 morti, dei quali 91 suicidi. In generale, nell’ultimo periodo, l’andamento appare stabile. E la situazione padovana, nel confronto, sembrava un raggio di sole: nessun caso di suicidio nel 2025, “solo” uno nel 2024, nessuno nel 2023.


In totale si parla di sei persone che si sono tolte la vita tra l’inizio del 2005 e la fine del 2025. Bisogna andare indietro fino al 2014 per trovare tre casi in un anno. Poi, di colpo, due persone che si tolgono la vita a poche ore di distanza l’una dall’altra. E così, tra l’inizio del 2006 e l’inizio del 2026, si sale a sette morti in dieci anni, ventuno negli ultimi venti. Sul primo dei casi più recenti, quello del boss mafioso Giovanni Marinaro, i sospetti sono chiari: di mezzo c’era un trasferimento non voluto, ed anzi temuto con tanta ansia da preferire la più definitiva delle soluzioni. Sul secondo si aprono tante letture: Matteo Ghirardello aveva 33 anni e, nonostante il passato tumultuoso, buone speranze di ricostruirsi una vita.


Tra le cause del suo malessere il Garante regionale dei detenuti, Antonio Bincoletto, indica un contesto carcerario “progressivamente degenerato”. “È da ottobre dell’anno scorso spiega che denuncio una situazione che va degenerando. C’è un sovraffollamento crescente, un aumento esagerato delle presenze e un malessere che pervade tutto l’istituto. Sono stato preso in considerazione fino a un certo punto, però purtroppo adesso vediamo che gli esiti si cominciano a vedere e sono tragici”. Per il Garante, il problema non è legato soltanto a singoli drammatici episodi, ma a una serie di scelte politiche che stanno mettendo sotto pressione un sistema già fragile. “C’è poca attenzione a quello che qui è stato realizzato sottolinea e quindi anche al modello che ha rappresentato fino ad oggi Padova. Sotto questo punto di vista si registrano scelte discutibili, che non rispecchiano il dettato costituzionale”.


Il riferimento è al recente trasferimento di 23 detenuti dell’Alta Sicurezza, che va a scardinare una parte essenziale del progetto padovano. Bincoletto annuncia anche un intervento della conferenza dei garanti, in programma la prossima settimana: “Il 6 febbraio saremo a Roma per chiedere interventi straordinari, né indulto né amnistia, ma strumenti per favorire l’uscita di persone che hanno dimostrato comportamento corretto”.


Tra le proposte sul tavolo c’è un aumento dei giorni di sconto per buona condotta: attualmente 45 giorni ogni sei mesi, l’ipotesi è quella di portare questa soglia a 60 o 75 giorni nei casi considerati opportuni. Alla vigilia di questa iniziativa, Bincoletto non nasconde amarezza per l’ascolto finora limitato: “Per quello che succede a Padova, nessuno aspettava questa nuova tragedia. Eppure era in qualche modo in conto, perché l’emergenza esiste. Ci si aspetta ora un ripensamento e una programmazione delle attività che tenga conto di un rischio che aumenta sempre di più. Non solo: Se nel percorso carcerario non si fa un buon trattamento, al termine della detenzione si tornerà a delinquere come è successo da sempre”.