Referendum, il Sì è in vantaggio ma la mobilitazione non è affatto scontata

Riassunto

L'articolo analizza l'imminente referendum costituzionale sulla giustizia, evidenziando come i sondaggi diano il "Sì" in leggero vantaggio, ma con un margine ridotto. Giovanni Diamanti sottolinea che la vera sfida per il governo sarà la mobilitazione elettorale, poiché i temi giuridici faticano a motivare i cittadini rispetto al sentimento di scontento generale verso l'esecutivo. Mentre il film "La Grazia" di Sorrentino offre uno spunto di riflessione culturale, il fronte del "No" potrebbe trarre vantaggio dalla polarizzazione politica. La partita si giocherà dunque sulla capacità dei partiti di coinvolgere un elettorato sempre più propenso all'astensionismo entro il voto di marzo. Questa situazione mette in luce la difficoltà di tradurre riforme tecniche in partecipazione democratica attiva.

di Giovanni Diamanti
La Repubblica, 26 gennaio 2026
C’è un elemento che i sondaggi faticano a registrare e a considerare, ovvero quello motivazionale. Nell’ultimo, giustamente acclamato film di Paolo Sorrentino, La Grazia, il presidente della Repubblica, insigne giurista, attraversa la fase conclusiva del suo mandato confrontandosi con profondi turbamenti interiori, generati da questioni di diritto che si intrecciano intimamente con la sua esperienza umana e il suo sistema di valori. L’uscita di questa pellicola in concomitanza con l’inizio della campagna per il referendum costituzionale è puramente casuale, ma andrebbe interpretata come una opportunità per riflettere e dare origine a un dibattito attorno a un tema alto e complesso come la giustizia. Un tema, per molti, “troppo” alto e complesso. I sondaggi sul referendum fotografano al momento una situazione abbastanza chiara: il sì è in vantaggio, ma il distacco è assolutamente ridotto e colmabile, considerando soprattutto che la campagna elettorale deve ancora entrare nel vivo.
C’è, tuttavia, un elemento che i sondaggi faticano a registrare e a considerare, ovvero quello motivazionale. In una fase storica in cui votare pesa, affatica, richiede sforzo, non è facile mobilitare e stimolare gli elettori a difesa di una riforma sulla giustizia. Il “fronte del no” potrà sfruttare un possibile innesco di convergenze di mobilitazione tra gli oppositori della riforma, interessati specificamente al tema giuridico, e il vasto mondo degli scontenti di questo governo, il 62% degli intervistati secondo l’ultimo sondaggio YouTrend.
In un contesto oramai di bassissima affluenza, è difficile catalizzare lo scontento su un partito a un’elezione politica, mentre può essere più facile convertirlo in un voto “contro” il governo in un referendum, polarizzando la sfida. Lo stesso sondaggio vede i Sì in vantaggio con il 55% tra gli intenzionati ad andare a votare, grazie a una buona tenuta dell’elettorato conservatore e a un vantaggio dei sostenitori della riforma tra gli “indecisi e astenuti” nel contemporaneo voto politico. Segno che la mobilitazione degli scontenti “contro” il governo non è (ancora) passata, anche grazie alla scelta di non politicizzare la partita da parte del governo.
Ma la campagna è ancora molto lunga e la storia politica recente ci insegna che è destinata a polarizzarsi. A quel punto, la vera difficoltà per il centrodestra sarà tutta incentrata sulla mobilitazione: i temi della giustizia saranno sufficienti per motivare una decina di milioni di elettori a votare Sì? È vero, oggi la coalizione a sostegno del Sì è in vantaggio, ma si trova di fronte a una doppia incognita. Da un lato, legata al reale grado di capacità mobilitativa delle tematiche giuridiche, dall’altro, al bacino potenziale: quello a cui attinge il fronte del No, in una contesa politicamente polarizzata, è più ampio, ed è legato al 62% degli italiani che boccia il governo. Mariano De Santis, il presidente della Repubblica splendidamente ritratto da Sorrentino che ha dedicato la vita allo studio del diritto, è lontano dal rappresentare il cittadino medio. Alla fine, il 22 e 23 marzo saranno gli italiani a doversi misurare con i temi della giustizia e della responsabilità, e i partiti hanno meno di due mesi di fronte a loro per cercare di coinvolgerli.