Ricorsi al Tar, post sui social e denunce: l’infuocata campagna referendaria
Riassunto
L'articolo descrive il clima di estrema tensione in vista del referendum sulla riforma della magistratura, alimentato da un post polemico del segretario dell'Anm, Rocco Maruotti. Il magistrato ha accostato la riforma Meloni-Nordio a un omicidio di Stato avvenuto a Minneapolis, scatenando la durissima reazione del ministro Nordio che ha definito il messaggio 'indegno' e 'disgustoso'. Nonostante le scuse di Maruotti, il centrodestra ha chiesto provvedimenti disciplinari al CSM, mentre si attende la decisione del Tar Lazio sulla data della consultazione. Questa vicenda evidenzia una frattura istituzionale profonda e preoccupante tra il potere politico e l'ordine giudiziario.
Il Domani, 27 gennaio 2026
Il messaggio, poi cancellato, citava l’omicidio di Pretti a Minneapolis. Il segretario Maruotti si è scusato, ma il ministro “Falsità indegne”. Attesa la decisione del Tar sulla data del referendum. Sembra impossibile abbassare la tensione intorno alla campagna referendaria sulla riforma della magistratura e il clima rischia solo di peggiorare, nonostante manchino ancora almeno due mesi al voto. Almeno, perché oggi il Tar Lazio deciderà in camera di consiglio sul ricorso dei 15 promotori della raccolta firme, secondo cui la data del 22-23 marzo è stata fissata senza tenere in conto la loro iniziativa e dunque violando i precetti anche costituzionali per la convocazione del referendum e dunque anche per l’inizio della campagna elettorale.
In ogni caso, il gruppo dei Quindici sarà in Cassazione domani per il deposito delle firme, che hanno raggiunto quota 546mila, su un quesito che è diverso da quello già approvato dalla Suprema corte, e anche questo potrebbe essere oggetto di ulteriori questioni giuridiche. Intanto, però, non c’è giorno che passa senza scontri sempre più muscolari tra i sostenitori del Sì e quelli del No. Ieri è stato il giorno dello scivolone dell’Associazione nazionale magistrati, finita al centro della polemica a causa di un post su Facebook del segretario dell’Anm, Rocco Maruotti. Il magistrato ha condiviso la foto dell’uccisione a Minneapolis di Alex Pretti, scrivendo: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella “democrazia” al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio”, con il tag al comitato referendario “Giusto dire No”. Il post è stato rimosso dopo poco, mentre sotto al post erano arrivati commenti di critica, ma sul web nulla sparisce mai per davvero e il tutto era già stato screenshottato.
Subito è arrivata la dura presa di posizione dell’Unione camere penali italiane, che ha espresso “profondo sconcerto per il contenuto e per il metodo comunicativo e “ancora più grave è che provenga da un magistrato”, che così “diffonde vere e proprie falsità e produce come unico effetto l’ulteriore indebolimento della credibilità e dell’autorevolezza della magistratura”. A spegnere lo scontro non sono bastate le scuse pubbliche di Maruotti, che ha detto di aver rimosso il post “dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato” e “non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense con quella italiana, pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio”.
Poi ha spiegato che “la critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie”, ha detto facendo riferimento al modello giudiziario in vigore negli Stati Uniti. Omicidio di Alex Pretti a Minneapolis, bufera sull’Anm per un post (rimosso) del segretario. Nordio: “Indegno” L’affondo di Nordio Le scuse non sono bastate né al ministro della Giustizia Carlo Nordio, né al centrodestra, che ha attaccato duramente il post pur cancellato di Maruotti. Il guardasigilli ha definito le scuse “inaccettabili” e una “retromarcia tardiva e grottesca”, attribuendo il post a “un intelletto inadeguato” o alla “debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni”.
Nel merito, ha auspicato che i magistrati “cestinino questo disgustoso messaggio nella pattumiera della vergogna. Esso offende non solo governo e parlamento ma anche chi amministra la giustizia”. Con una chiusa preoccupante per i rapporti futuri con il sindacato delle toghe: “Un dialogo con simili indegni interlocutori sarebbe irrimediabilmente compromesso”. L’effetto è stato quello di altra benzina sul fuoco, in un confronto già surriscaldato da settimane di reciproche accuse di aver alzato i toni in modo inaccettabile: da una parte la denuncia penale da parte di un comitato per il Sì contro lo slogan sui cartelloni dell’Anm in favore del No, dall’altra i magistrati a stigmatizzare la “costante delegittimazione” da parte del governo.
E, a giudicare dai toni raggiunti ieri, il picco dello scontro non è stato ancora toccato. La propaganda per il Sì al referendum sulla giustizia arriva nelle scuole Le conseguenze Le conseguenze rischiano di non essere finite qui. Al Csm, le consigliere laiche di centrodestra Claudia Eccher e Isabella Bertolini hanno infatti chiesto l’apertura di una pratica contro Maruotti, parlando di un post “che travalica i confini dell’agone politico, (ammettendo che anche un magistrato possa parteciparvi) con il maldestro tentativo di diffondere un pericolo di deriva autoritaria dello Stato”.
Per questo hanno chiesto di verificare l’incidenza di questa condotta sulla valutazione di professionalità di Maruotti e di valutare eventuali illeciti disciplinari. A prendere indirettamente le distanze dal collega è stata Magistratura indipendente, la componente conservatrice delle toghe (Maruotti aderisce ad Area, la corrente progressista) di cui fa parte il presidente dell’Anm, Cesare Parodi che però non ha firmato la nota del suo gruppo. Il comunicato dei vertici di Mi ha richiamato tutti “specie coloro che ricoprono cariche rappresentative” a mantenere “nel dibattito pubblico e sui social network la necessaria postura istituzionale”.
Nel giorno di uno scontro così violento (all’indomani di un’altra polemica nata nei giorni scorsi a Catania per l’iniziativa di una parrocchia di far svolgere in chiesa un momento di “chiarimenti sul contenuto del referendum” forniti da due magistrati in favore del No) sul referendum è intervenuto anche il presidente della Cei, Matteo Zuppi all’inizio del Consiglio episcopale. Il cardinale ha invitato “tutti ad andare a votare dopo essersi informati e “aver ragionato sulla posta in gioco”, sottolineando che “autonomia e indipendenza” delle toghe sono “connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto”. Zuppi difende la Costituzione, ed entra nel dibattito sulla giustizia.