Il report sui femminicidi del Ministero dell’Interno: numeri senza dati
Donata Columbro
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Il Domani
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Riassunto
L'autrice denuncia l'insufficienza dei dati ufficiali del Ministero dell'Interno sui femminicidi, evidenziando come la mancanza di dettagli su età, nazionalità e denunce pregresse renda impossibile un'analisi efficace del fenomeno. Nonostante il calo generale degli omicidi nel 2025, associazioni e attiviste sono costrette a raccogliere dati autonomamente per colmare le lacune istituzionali e contrastare narrazioni errate. La trasparenza e l'applicazione della legge 53 del 2022 risultano fondamentali per comprendere la reale portata della violenza di genere e attuare politiche di prevenzione. Questa situazione mette in luce la necessità urgente di un sistema di monitoraggio pubblico più completo e accessibile per proteggere le potenziali vittime.
L'articolo esamina criticamente le politiche di sicurezza del governo Meloni, evidenziando il divario tra l'inasprimento delle pene e la cronica carenza di organico nelle forze dell'ordine. Nonostante l'introduzione di nuovi reati, la Polizia di Stato e i Carabinieri soffrono di vuoti per migliaia di unità, aggravati da un turnover insufficiente e da tempi di formazione ridotti. Sebbene gli omicidi siano in calo, i dati del 2024 mostrano un aumento di furti e violenze sessuali, alimentando la percezione di insicurezza specialmente nei grandi centri urbani. L'autrice sottolinea che aumentare le sanzioni è inefficace senza un sistema giudiziario e penitenziario dotato di risorse adeguate per renderle effettive. Ciò evidenzia la necessità di investimenti strutturali piuttosto che di soli interventi legislativi di facciata.
L'articolo analizza il fallimento delle recenti politiche di sicurezza del governo Meloni, sostenendo che decreti come quello Caivano e Cutro abbiano aumentato il sovraffollamento carcerario minorile senza ridurre la criminalità. L'autrice evidenzia una carenza di 20.000 agenti e critica l'uso di ingenti risorse per i centri in Albania, sottratte invece all'integrazione e al supporto sociale. Viene sottolineato come l'aumento della violenza giovanile sia legato a tassi elevati di povertà minorile e a scarsi investimenti nella salute mentale rispetto alla media OCSE. Questo scenario evidenzia la necessità di affrontare il disagio sociale con interventi strutturali piuttosto che con la sola repressione penale.
Il ministro Piantedosi ha ammesso che, nonostante il calo dei reati, persiste un’insicurezza 'percepita' legata all'invecchiamento della popolazione, giustificando così la necessità di un nuovo decreto sicurezza. Il provvedimento incontra però le riserve del Quirinale, preoccupato per le limitazioni al diritto di manifestazione e per le norme sui rimpatri veloci e le sanzioni amministrative inappellabili. Le critiche dell'opposizione evidenziano inoltre come la criminalizzazione dei migranti sia smentita dai dati, che mostrano tassi di illegalità tra i regolari identici a quelli dei cittadini italiani. Questa situazione mette in luce la pericolosa discrepanza tra la propaganda politica e la realtà dei dati statistici sulla sicurezza in Italia.