“I nuovi decreti una risposta all’emergenza. Non c’è nulla su educazione e prevenzione”
Riassunto
La ricercatrice Sofia Ciuffoletti critica il decreto Caivano, sostenendo che l'inasprimento delle pene non ridurrà i reati ma causerà solo il sovraffollamento degli istituti penali minorili. Secondo l'esperta, la violenza giovanile riflette una fragilità sociale più ampia e richiede interventi educativi e preventivi piuttosto che risposte emergenziali basate su dati spesso poco trasparenti. Ciuffoletti sottolinea l'importanza di tornare a considerare il carcere come l'ultima risorsa, preservando l'eccellenza storica del sistema educativo minorile italiano. Questa analisi evidenzia la necessità di una politica penale basata sulla prevenzione e sulla gestione costruttiva della devianza anziché sul mero allarmismo.
Corriere Fiorentino, 27 gennaio 2026
La ricercatrice Sofia Ciuffoletti: “I giovani oggi non sono più violenti, è la società ad esserlo”. “Credo che il decreto Caivano non si ponga il problema di una diminuzione dei reati, quanto di una risposta eccezionale all’emergenza. C’è una grande differenza. Non so come l’inasprimento delle pene, la riduzione delle possibilità della messa alla prova minorile, l’introduzione di istituti amministrativi e non giurisdizionali di gestione della devianza minorile possano condurre a una diminuzione dei reati”.
Sono le parole di Sofia Ciuffoletti, ricercatrice fiorentina del Centro Interuniversitario Adir, secondo cui il decreto Caivano, tra le sue conseguenze, ha quella di portare al sovraffollamento degli istituti penali minorili: “Che il decreto Caivano abbia invece effetti di rilievo sui numeri delle persone minorenni detenute in istituti penali minorili mi pare un dato che dovrà essere attentamente studiato per capire l’effettiva entità del fenomeno di sovraffollamento (purtroppo a oggi, nei numeri, già presente a livello nazionale). Il nostro sistema di giustizia penale minorile è stato, per anni (e nel silenzio mediatico e pubblico… forse un silenzio benedetto viene da pensare oggi) una eccellenza a livello europeo, basata sul principio di educazione e sul carcere come (vera) extrema ratio. Credo che sia questa la vera emergenza cui dobbiamo impegnarci a rispondere”.
Secondo la ricercatrice, “ogni questione di criminalità minorile ci pone di fronte alla questione educativa, culturale e affettiva e interroghi quindi noi adulti, non solo come singoli, ma come comunità (dis)educante”. C’è chi dice che i minori di oggi siano più violenti di quelli di ieri. Su questo Ciuffoletti sottolinea: “Non credo proprio che i giovani di oggi siano più violenti o più fragili, credo che viviamo in una società fragile e violenta. Ma sono convinta che se continuiamo a eludere il nostro compito educante e ad attribuire la responsabilità delle condotte violente dei giovani a categorie predefinite (dalle baby gang, ai maranza, ai minori stranieri non accompagnati) non sposteremo di una virgola la realtà, avalleremo l’idea di una emergenza da contrastare con mezzi eccezionali che esulano dall’ambito dei principi della giustizia minorile”.
Detto questo, i reati dei minori aumentano. “Ma la questione dell’aumento dei reati - prosegue la ricercatrice - in particolare di quelli violenti che creano allarme sociale, è altamente discussa in letteratura. Innanzitutto dovremmo avere dati concreti, chiari, trasparenti e pubblici su cui impostare una riflessione tecnica, giuridica e sociologica.
Questi dati, a livello nazionale, mancano o non sono chiari. Questo non vuol dire che non dobbiamo studiare e contrastare (che significa anche e soprattutto lavorare sugli strumenti di prevenzione) il fenomeno, anzi ci dice che dovremmo studiarlo di più e meglio e pretendere dati chiari come “buona pratica di democrazia”. La generica dichiarazione di aumento dei reati può giustificare interventi di emergenza e allarme, ma non è su questi presupposti che si costruisce e si porta avanti una buona politica di intervento in ambito di prevenzione dei reati, ma anche di gestione e intervento penale al fine di abbattere la recidiva”.
E proprio su questo, Ciuffoletti spende una parola per “il grande sforzo degli operatori della giustizia minorile che lavorano quotidianamente e con impegno per rendere concreto il principio di educazione (e non ri-educazione, come nel diritto penale degli adulti) del diritto penale minorile”.