Sicurezza e minori: più divieti e sanzioni non sono la strada giusta

Riassunto

L'autrice Vitalba Azzollini critica il nuovo pacchetto Sicurezza del governo, mettendo in dubbio che l'inasprimento delle pene porti effettivamente a una maggiore sicurezza dei cittadini. L'articolo evidenzia le criticità giuridiche delle norme sul porto di coltelli e sulla vendita di armi improprie ai minori, segnalando ambiguità terminologiche e problemi di competenza per le autorità di vigilanza. Viene inoltre contestata la sanzione pecuniaria per i sorveglianti dei minori, giudicata un onere eccessivo e di difficile applicazione pratica. L'analisi sottolinea come la repressione normativa, priva di interventi sociali integrati, raramente produca una riduzione strutturale della criminalità. Questo pone un interrogativo fondamentale sull'efficacia delle politiche securitarie basate esclusivamente sulla deterrenza penale.

di Vitalba Azzollini
Il Domani, 27 gennaio 2026
Il governo è davvero convinto che decine di nuove norme e sanzioni innalzeranno il livello di sicurezza dei cittadini? Se avesse verificato come norme similari hanno funzionato in altri paesi, avrebbe forse constatato che l’inasprimento normativo, da solo, raramente produce cali stabili e strutturali dei fenomeni criminali. Il governo è davvero convinto che decine di nuove norme e sanzioni innalzeranno il livello di sicurezza dei cittadini o vuole solo tranquillizzare l’elettorato? Di certo, credere e far credere che la realtà si conformi a quanto previsto in disposizioni di legge, senza valutarne preventivamente gli impatti, sarebbe tra gli atti di maggiore presunzione che un esecutivo possa fare.
Ma è proprio ciò che sembra stia facendo quello attuale con l’ultimo pacchetto Sicurezza, che segue solo di pochi mesi quello precedente. Qualche giorno fa abbiamo esposto i dubbi giuridici su alcune disposizioni in tema di immigrazione. Oggi è la volta di quelle su coltelli e oggetti similari. Studente ucciso a La Spezia, i coetanei contro i razzisti: “I coltelli? Non c’entra l’etnia” Il divieto di porto di coltelli e altro Si introduce un divieto assoluto di porto per taluni strumenti (con caratteristiche come lama flessibile, acuminata e tagliente superiore a 5 cm, a scatto/a farfalla, “di facile occultamento” e “di frequente utilizzo”), mentre altri si possono portare solo “per giustificato motivo”. Si prevedono pene detentive, aggravanti e sanzioni amministrative accessorie applicabili dal Prefetto. Espressioni come “facile occultamento” e “frequente utilizzo”, riportate nella sintesi delle norme, presentano un margine di incertezza interpretativa troppo ampio. Se resteranno nel testo definitivo, sarà inutile poi che il governo si lamenti della discrezionalità che sarà usata dai giudici nell’applicarle.
Sollevano criticità, tra l’altro, le misure accessorie come la sospensione di patente, licenza di porto d’armi e passaporto: pur essendo formalmente amministrative, hanno un contenuto afflittivo e incidono su interessi e diritti rilevanti come quelle penali, ma con garanzie procedurali minori, ferma restando la possibilità di impugnazione davanti al giudice. “Siete complici”. I compagni di Abanoub contro la scuola di La Spezia La vendita ai minorenni È vietata la vendita ai minorenni, anche online, di alcune “armi improprie” (strumenti da punta e taglio che possono essere usati per offendere). I commercianti devono tenere un registro elettronico quotidiano delle vendite, con sanzioni pecuniarie in caso di inadempimento.
La vigilanza e le sanzioni sono affidate ad Agcom. La norma potrebbe presentare profili di imprecisione. Nella sintesi, gli oggetti la cui vendita è vietata sono descritti in modo non puntuale, per cui non è chiaro quali rientrino nel divieto e quali no. Inoltre, non si specifica quale tra i soggetti coinvolti nella vendita online - venditore, piattaforma che ospita l’annuncio, soggetto che spedisce - debba verificare l’età dell’acquirente, e con quali strumenti minimi. Infine, l’attribuzione ad Agcom di compiti che riguardano anche profili di sicurezza pubblica e la vendita di beni non chiaramente definiti, pone un problema di coerenza con le competenze tipiche dell’Autorità. Ancora, il tracciamento operato con la registrazione delle vendite andrebbe coordinato con le tutele in materia di privacy. Coltelli e violenza, gli strumenti per educare alle relazioni a scuola La responsabilità dei “vigilanti” Si amplia il novero dei reati per i quali si può applicare l’ammonimento del questore verso ragazzi dai 12 ai 14 anni; e soprattutto si introduce una sanzione amministrativa pecuniaria a carico del “soggetto tenuto alla sorveglianza del minore”, a meno che non dimostri “di non aver potuto impedire il fatto” (formula già presente nel decreto Caivano).
La stessa sanzione opererebbe anche in caso di ammonimento per atti persecutori o cyberbullismo o di violazione del divieto di porto di strumenti atti ad offendere. I “vigilanti” non verrebbero puniti per un fatto proprio, ma per quello commesso dal minore, salvo provare di non averlo potuto impedire. Ciò addossa, in via di fatto, al sorvegliante un onere di prova liberatoria particolarmente gravoso, specie perché si tratta di una prova in negativo. A ciò si aggiunga che può non essere così chiaro chi sia, di volta in volta, il soggetto tenuto a controllare: solo i genitori, o anche gli insegnanti, gli allenatori sportivi e altri, con responsabilità concorrenti?
Al di là delle criticità giuridiche, si torna alla domanda iniziale: il governo ha valutato l’impatto in termini di deterrenza delle disposizioni in via di adozione, ad esempio verificando come norme similari hanno funzionato in altri paesi? Se l’avesse fatto, avrebbe forse constatato che l’inasprimento normativo, da solo, raramente produce cali stabili e strutturali dei fenomeni criminali. Risultano decisivi, invece, interventi integrati fra scuola, servizi sociali, terzo settore, forze di polizia e altri attori, per fare prevenzione “a sistema”. Peccato che nel pacchetto Sicurezza non se ne trovi traccia. Cosa prevede il nuovo dl Sicurezza sui coltelli.