Made in Carcere: quando creatività, lavoro e bellezza diventano strumenti di rinascita
Riassunto
Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina creativa, promuove il reinserimento sociale delle detenute attraverso il marchio 'Made in Carcere', che trasforma scarti tessili in prodotti di moda. L'iniziativa mira ad abbattere la recidiva offrendo stipendi, competenze professionali e una nuova consapevolezza di sé alle donne coinvolte. Grazie al progetto 'BIL – benessere interno lordo', questo modello di impresa sociale si sta diffondendo in tutta Italia, puntando sulla bellezza e sulla solidarietà come strumenti di cambiamento. L'esperienza evidenzia come il lavoro dignitoso sia il pilastro fondamentale per la riabilitazione penale e il risparmio di risorse pubbliche.
interris.it, 27 gennaio 2026
Luciana Delle Donne, fondatrice di Officina creativa e Ufficiale della Repubblica, spiega a Interris.it la sua visione di impresa sociale. “Tutti parlano di business. Noi vogliamo parlare di felicità, di voglia di vivere, di benessere”. Luciana Delle Donne, fondatrice e CEO della cooperativa sociale non a scopo di lucro Officina creativa e Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica, da vent’anni porta creatività e bellezza nei penitenziari italiani. Lo fa attraverso il lavoro di sartoria che produce gadget e capi di abbigliamento per il brand Made in Carcere, partendo dagli scarti tessili che acquisiscono nuova vita con patchwork cromatici che sfidano i dettami stagionali della moda, fornendo alle detenute impiegate uno stipendio e una nuova consapevolezza di sé stesse e del proprio futuro.
“La cosa stimolante è trasformare i punti di debolezza in forza, più una persona viene scartata più ci dobbiamo impegnare a trasferire conoscenze e competenze. Quando ci prendiamo cura degli altri il nostro contributo è prezioso”. Negli ultimi anni Delle Donne è impegnata a disseminare questo modello in altri punti della penisola con il progetto BIL-benessere interno lordo, sostenuto dalla “Fondazione con il Sud”.
La scala del benessere - “Le persone che salgono di un gradino sulla scala del benessere non tornano in carcere”, continua Delle Donne, perché com’è stato dimostrato il lavoro abbatte la recidiva - la possibilità che dopo una pena si torni a commettere un reato. Con un doppio guadagno, per lo Stato che risparmia e per la persona che torna alla propria autonomia nella legalità. “Un detenuto costa sessantamila euro l’anno, se gli dai la possibilità di ricostruire la propria vita ce la può fare”, spiega alla luce dei dell’esperienza nelle carceri di Lecce, Trani, Taranto, Matera e l’istituto minorile di Bari. “Con gioia vedo i risultati sia per chi è ‘dentro’ che per chi è fuori ed entra in contatto con questa realtà. È importante comprendere che bisogna essere tutelanti con queste persone ‘scomode’”, aggiunge Delle Donne. L’acquisizione di un ruolo e di un metodo di lavoro aiuta le detenute a comprendere “cosa significhi essere responsabili, le fa diventare protagoniste e le rende attive e sicure”.
Creatività strumento di lavoro - Dall’essere la fondatrice della prima banca online in Italia nel 2000 al diventare imprenditrice sociale in carcere il passo sembra lungo. “Non si è trattato di voler restituire qualcosa della mia fortuna professionale”, afferma, “quanto provare a essere più vicino a chi è ai margini della società per costruire qualcosa di buono. Posso dire che ce l’abbiamo fatta”. I fattori dell’operazione che dà questo risultato sono la creatività, la capacità di fare con quello che si ha e la solidarietà. “La creatività è uno strumento di lavoro, un valore intangibile e un modo per negoziare con l’esterno”, spiega. “La moda scarta molti tessuti ogni anno e noi lavoriamo con quello che abbiamo a disposizione, dalla spugna alla seta alla lana vergine, adattando il tessuto alle esigenze delle richieste che riceviamo. Ci piace essere trasgressivi rispetto alle mode e pensiamo agli accostamenti cromatici che secondo noi possono invogliare all’acquisto”, racconta. Nello Spazio Maison, com’è ridenominato il laboratorio sartoriale arredato con tappeti, divani, un tavolo al centro e una biblioteca - “non una catena di montaggio” - nascono gadget, come portachiavi, braccialetti e shopper, e capi di vestiario. L’ultima iniziativa sono gli abiti della serie Le quattro stagioni, fatti in tessuti pregiati, che si possono indossare “avanti e indietro e anche risvoltare”. “La creatività e l’ingegno aiutano a far riflettere”, illustra Delle Donne, “lo stile deve essere rivisto in termini di impatto ambientale. Abbiamo evitato che tanto materiale finisse al macero e i donatori hanno liberato i magazzini”.
Innovare nella difficoltà - Prendersi cura degli altri fa bene, è la filosofia di Delle Donne. Per questo ha deciso di far uscire fuori il suo metodo con il progetto BIL “per rendere sistemico il cambiamento”. Il progetto inizialmente prevedeva l’inserimento lavorativo di 65 persone detenute in alcune cooperative, si è poi ampliato fino a coinvolgerne un centinaio e arrivando a sostenere venti sartorie sociali nelle periferie di diverse città italiane. Delle Donne suggerisce quale debba essere la visione dell’impresa sociale oggi - e domani. “Giro l’Italia per parlare di questa iniziativa, è importante promuovere modelli di impresa che possano aiutare gli altri ad avanzare, trasferiamo esperienze a chiunque bussi alla nostra porta”, conclude, “con la nascita di tante realtà simili è necessario essere più creativi e più attraenti, dobbiamo misurarci attraverso la bellezza”. Senza dimenticare che “l’innovazione sociale deve lavorare sulla difficoltà”.