Migranti. Gli ennesimi 380 dispersi nel Mediterraneo, ma la Guardia costiera non ha datola notizia
Riassunto
Circa 380 persone risultano disperse nel Mediterraneo dopo essere partite da Sfax, in Tunisia, a bordo di otto imbarcazioni tra il 14 e il 21 gennaio 2026. La notizia è stata resa nota solo grazie al monitoraggio del giornalista Sergio Scandura di Radio Radicale, che ha intercettato un dispaccio della Guardia costiera italiana non comunicato pubblicamente. Le partenze sono avvenute in coincidenza con il ciclone Harry, che ha causato onde alte fino a sette metri e raffiche di vento estreme. L'episodio solleva critiche sulla mancanza di trasparenza del governo italiano riguardo alle tragedie in mare e mette in discussione l'efficacia degli accordi migratori con la Tunisia. Questa vicenda evidenzia una preoccupante gestione del sistema di comunicazione istituzionale sulle stragi migratorie.
L’Unità, 28 gennaio 2026
La Guardia costiera italiana non ha dato pubblicamente la notizia. Di quest’ultima tragedia si sa solo perché Scandura, di Radio Radicale, ha trovato e diffuso il comunicato InmarSat alle navi nell’area. La Guardia costiera italiana non ha diffuso la notizia dell’ennesima strage nel Mediterraneo centrale. Delle 380 persone disperse e probabilmente inghiottite dalle onde dopo esser partire dalla tunisina Sfax si sa soltanto perché Sergio Scandura, il giornalista di Radio Radicale che da anni svolge un prezioso lavoro di costante monitoraggio dell’area, ha trovato la comunicazione d’allerta alle navi data dalla Guardia costiera.
“Il dispaccio Sar (Search and rescue, ricerca e soccorso n.d.r.) trasmesso il 24 gennaio sulla rete InmarSat dal Centro di coordinamento Itmrcc della Guardia Costiera italiana - aveva scritto Scandura sabato dando la notizia - riporta anche le date di partenza delle otto imbarcazioni dalla costa orientale della Tunisia, per un totale di circa 380 naufraghi. Le date di partenza da Sfax sono del 14, 18, 20 e 21 gennaio 2026: includono i giorni che hanno visto il quadrante del Mediterraneo Centrale, inclusa la rotta ideale da Sfax a Lampedusa, segnato dagli impietosi 7 metri di onda e dalle severissime raffiche fino a 54nodi provocate dal ciclone Harry”. Questa l’agenzia Agi che ha ripreso il messaggio di Scandura: “49 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 21 gennaio; 54 persone su una imbarcazione, partite da Sfax il 20 gennaio; 45-50 persone partite da Sfax il 18 gennaio; 51 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 20 gennaio; 36 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 14 gennaio; 42 persone su gommone, partite da Sfax il 14 Gennaio; 53 persone su barca in ferro, partite da Sfax il 14 gennaio; 45 Persone su barca in ferro, partite da Sfax il 14 gennaio”.
La genesi della notizia è fondamentale perché mostra - e non è la prima volta - che se Scandura non avesse trovato e reso pubblico quel messaggio, di questo ennesimo dramma, come spesso accade, non si saprebbe nulla. Perché il Centro di Coordinamento delle capitanerie di porto di Roma è talmente attento a non irritare il governo Meloni e talmente sensibile agli umori del Viminale che le notizie delle stragi nemmeno le dà. Dice il cronista di Radio Radicale: “Sì, la Guardia costiera non ha fatto comunicazione pubblica attraverso comunicati stampa su queste tragedie. Abbiamo accesso a dispositivi, gli stessi montati sul ponte di comando delle navi, che ricevono tutti i bollettini: allerta meteo, avvisi ai naviganti e anche i search and rescue che sono messaggi di allerta. In questo caso era un dispaccio InmarSat. Devo dire che mai avevo visto in un solo dispaccio 8 diversi eventi Sar”. Ossia la segnalazione di un natante in pericolo, una allerta al soccorso. Continua Scandura: “Tutte e 8 le imbarcazioni erano partite da Sfax, si trattava di un gommone e di 7 barchini in ferro, 380 persone in totale. Nel dispaccio Sar si riportano anche le date di partenza, sono informazioni arrivate per un paio di casi da Alarm phone che li ha girati alla Guardia costiera”.
Negli altri casi probabilmente l’allarme potrebbe esser partito dai parenti che, non avendo notizie delle persone imbarcatesi, potrebbero aver chiamato il centro della Guardia costiera. “Quando ho visto le date - dice Scandura - ho capito che purtroppo c’era ben poco da sperare. Le prime imbarcazioni sono partite il 14 gennaio, altre nei giorni del ciclone Harry con onde di 7 metri, otto metri e raffiche da 53 a 60 nodi”. Chissà se e quante altre persone sono partite in quei giorni anche dalle coste libiche. A parte i 380 scomparsi a bordo dei barchini dispersi riportati in quel dispaccio, ci sono altri 50 morti di cui si sa perché ne ha dato notizia l’unico superstite al naufragio, recuperato dal mercantile Star e ricoverato in gravi condizioni a Malta.
Nota Scandura: “Lascia da pensare l’alto numero di partenze da Sfax in periodo invernale, viene da chiedersi se qualcosa forse si stia incrinando nei patti tra l’Italia e la Tunisia di Saied, accordi sostenuti finanziariamente dall’Europa con memorabile visita di Von der Leyen e Mark Rutte e Giorgia Meloni per l’inizio di questo memorandum”.