Migranti. Gli ennesimi 380 dispersi nel Mediterraneo, ma la Guardia costiera non ha datola notizia
Angela Nocioni
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L’Unità
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Riassunto
Circa 380 persone risultano disperse nel Mediterraneo dopo essere partite da Sfax, in Tunisia, a bordo di otto imbarcazioni tra il 14 e il 21 gennaio 2026. La notizia è stata resa nota solo grazie al monitoraggio del giornalista Sergio Scandura di Radio Radicale, che ha intercettato un dispaccio della Guardia costiera italiana non comunicato pubblicamente. Le partenze sono avvenute in coincidenza con il ciclone Harry, che ha causato onde alte fino a sette metri e raffiche di vento estreme. L'episodio solleva critiche sulla mancanza di trasparenza del governo italiano riguardo alle tragedie in mare e mette in discussione l'efficacia degli accordi migratori con la Tunisia. Questa vicenda evidenzia una preoccupante gestione del sistema di comunicazione istituzionale sulle stragi migratorie.
Presso il tribunale di Crotone è iniziato il processo per il naufragio di Cutro, che vede imputati sei ufficiali della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera per omicidio colposo e mancato soccorso. La prima udienza è stata subito rinviata per motivi tecnici, alimentando i timori dei familiari delle vittime circa il rischio di prescrizione. In una lettera aperta, i superstiti denunciano il mancato rispetto delle promesse governative sui ricongiungimenti familiari e annunciano nuove mobilitazioni per il terzo anniversario della strage. Questa vicenda sottolinea la persistente tensione tra i tempi della giustizia e il bisogno di risposte concrete per le vittime e i loro cari.
Matthias Monroy
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Il Manifesto (originale: quotidiano tedesco Nd)
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L'Italia e l'Unione Europea prevedono di istituire a Bengasi un nuovo centro di comando marittimo e infrastrutture di sorveglianza per la guardia costiera della Libia orientale. L'iniziativa, finanziata dal Fondo europeo per la pace tramite la missione Irini, mira a coordinare i respingimenti dei migranti ('pullback') delegando l'azione alle autorità locali per aggirare i vincoli legali della Corte europea dei diritti dell'uomo. Il progetto solleva gravi preoccupazioni umanitarie poiché potrebbe legittimare milizie locali già accusate di torture e violazioni dei diritti umani. Questa strategia evidenzia la controversa tendenza dell'UE verso l'esternalizzazione delle frontiere in contesti di instabilità politica.
L'articolo rievoca la tragedia del 1999 nel centro di Trapani, dove sei giovani tunisini morirono in un rogo a causa della negligenza delle autorità e dell'inefficienza dei soccorsi. L'autore ripercorre l'evoluzione dei centri di detenzione amministrativa in Italia, denunciando come le istanze di chiusura siano state ignorate a favore di politiche sempre più repressive nel corso degli anni. Oggi il trattenimento per chi non ha commesso reati può estendersi fino a 18 mesi in strutture spesso degradate e segnate da violenze, suicidi e impunità. Questa analisi mette in luce la sistematica violazione dei diritti fondamentali all'interno del sistema di gestione dei flussi migratori italiano.