Venezuela. La lunga attesa dei familiari: dall’arresto alle petizioni fino alla svolta finale
Riassunto
Il cooperante veneziano Alberto Trentini è stato liberato dopo oltre 400 giorni di prigionia nel carcere venezuelano El Rodeo I, dove era detenuto senza accuse formali dal novembre 2024. La sua scarcerazione, annunciata dal ministro Tajani, segue una complessa azione diplomatica e il recente crollo del regime di Maduro. Durante la detenzione, Trentini è rimasto isolato da legali e medici, scatenando aspre polemiche tra la famiglia e il governo italiano sulle modalità di gestione del caso. La felice conclusione della vicenda mette in evidenza la fragilità e i pericoli che i cooperanti internazionali affrontano in scenari di crisi geopolitica.
Corriere della Sera, 12 gennaio 2026
È un uomo libero Alberto Trentini, scarcerato e trasferito all’ambasciata italiana di Caracas: l’annuncio alle 5 del mattino del 12 gennaio da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il cooperante originario del Lido di Venezia era stato fermato il 15 novembre del 2024 vicino a Guasdalito, in Venezuela, e ha sempre trascorso la detenzione nel penitenziario di massima sicurezza El Rodeo I, poco distante dalla capitale, Caracas. Era arrivato nel Paese un mese prima con una ong. Non sono mai state formalizzate le accuse a suo carico; trapelavano, non ufficialmente, quelle di terrorismo e cospirazione contro lo Stato. Durante la prigionia Trentini non ha mai potuto vedere un avvocato né, a quanto risulta, un medico che ne valutasse le condizioni di salute.
Il primo contatto con la famiglia, una telefonata alla madre, è arrivato dopo sei mesi. L’attività diplomatica si è svolta nel silenzio, con piccoli e faticosi passi in avanti - le tre telefonate concesse a Trentini e le visite in carcere dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito - ma senza svolte eclatanti. Nel mezzo, il fallimento dell’inviato speciale della Farnesina, respinto dal regime di Maduro e rispedito a Roma. Negli oltre 400 giorni di detenzione non si sono mai fermati gli appelli da parte dei familiari per chiedere di riportare a casa il veneziano, con critiche anche aspre da parte della madre Armanda Colusso all’operato del governo.
Il 5 gennaio il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha sottolineato la delicatezza della situazione: “Ogni parola in più può solo danneggiare la celere soluzione della vicenda”, ha detto a margine della conferenza stampa sul bilancio dell’anno giubilare. “Il governo ha lavorato fin dal primo giorno per la sua liberazione e continua a lavorare”. Anche se, nelle scorse settimane, la madre di Trentini, Armanda Colusso, aveva espresso forti dubbi sull’operato della Farnesina che nei primi mesi (da novembre del ‘24 ad agosto dello scorso anno) “non aveva avuto alcun contatto con il governo venezuelano”.
Poi, lo scossone dell’attacco statunitense al Venezuela, nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, e la cattura del presidente Maduro. Il caos nel Paese davanti a un cambio di regime, i giorni di apprensione, la speranza di nuove possibilità di liberarlo. Il 7 gennaio, un primo segnale: tra i diversi prigionieri politici rilasciati dal regime venezuelano, c’era l’imprenditore Luigi Gasperin, seguito qualche ora dopo dal politico di opposizione Biagio Pilieri. Nessuna notizia per gli altri 25 detenuti italiani, tra cui il cooperante Alberto Trentini e Mario Burlò.
“Desidero ringraziare il Governo e la rete diplomatica italiana per l’azione costante e silenziosa che ha consentito di arrivare a questo risultato, che rappresenta per tutti un grande sollievo. Rivolgo un pensiero particolare ai genitori di Alberto, Armanda ed Ezio, che hanno vissuto mesi di grande apprensione. A loro va l’abbraccio dell’intera comunità veneta, che non ha mai smesso di sperare. Ora l’incubo è finito: attendiamo Alberto nella sua città” ha subito detto il presidente del Veneto, Alberto Stefani.
“Finalmente dopo tanti mesi di detenzione in Venezuela, Alberto Trentini è libero e potrà finalmente tornare in Italia e riabbracciare i suoi genitori e i suoi cari. È un risultato importante, frutto di un lavoro diplomatico serio, costante e silenzioso, che ha visto impegnate con determinazione le istituzioni italiane ai massimi livelli” gli fa eco il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.