Napoli. A Scampia l’arte del cucito, ago e filo per intrecciare inclusione, riscatto e futuro
Riassunto
Il progetto di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), promosso dalla Fondazione Isaia ed Eitd, offre a giovani di Scampia e detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere l'opportunità di imparare l'arte dell'alta sartoria napoletana. Attraverso lo studio dei tessuti e delle tecniche di rifinitura a mano, i partecipanti acquisiscono competenze d'eccellenza che trasformano il disagio sociale in una concreta possibilità di riscatto. Storie come quella di Alessia, assunta ancor prima del diploma, dimostrano l'efficacia di coniugare tradizione artigianale e percorsi rieducativi. Questa iniziativa sottolinea l'importanza cruciale della formazione professionale come strumento di reinserimento sociale e dignità umana per chi vive ai margini della società.
Il Manifesto, 28 gennaio 2026
Nel quartiere di Napoli e nel carcere di Santa Maria Capua Vetere a Caserta il progetto formativo IeFP della Fondazione Isaia ed Eitd. Dallo studio dei tessuti alla rifinitura a mano. C’è un momento esatto in cui un percorso formativo smette di essere un insieme di ore d’aula e diventa una reale possibilità di riscatto e di futuro. A Napoli, nel popoloso quartiere di Scampia, questo momento ha un nome e si chiama IeFP (acronimo di Istruzione e Formazione Professionale), progetto nato dalla visione della Fondazione Isaia ed Eitd, e sostenuto dalla Regione Campania, e si muove tra le strade del quartiere a nord di Napoli e le mura del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta.
L’obiettivo è ambizioso: dimostrare che il disagio non fa parte di un destino immutabile, ma una condizione da cui si può uscire se si riceve fiducia e uno strumento concreto tra le mani. Anzi due per la precisione: ago e filo. Per ricucire i pezzi della propria vita e imparare un mestiere, quello del sarto, che da queste parti ha una lunga e gloriosa tradizione.
Così i giovani individuati per il progetto IeFP imparano l’alta sartoria napoletana, ma non si limitano a cucire, vengono iniziati a un rituale di precisione estrema che parte dallo studio dei tessuti e dalla geometria del taglio. Imparano a rispettare il drittofilo e a interpretare i cartamodelli per dar forma a ogni singola componente: dai davanti alla schiena, fino alle maniche. Con il passare dei mesi, la confidenza con le macchine per cucire professionali lascia spazio alla vera eccellenza artigianale, ovvero la rifinitura a mano. È qui che il lavoro diventa meditazione: i ragazzi apprendono l’esecuzione delle asole ricamate, l’attaccatura dei bottoni con il classico punto di giglio e il delicato ribattimento delle spalle, dettagli che trasformano un semplice capo d’abbigliamento in un manufatto d’alta moda.
Ne è un esempio la storia di Alessia. Il suo percorso di studi si era interrotto bruscamente, a causa di una serie di difficoltà vissute nel contesto scolastico Quando è arrivata al progetto della Fondazione Isaia, portava con sé i segni di quella fragilità: un atteggiamento di insofferenza, quasi una corazza di aggressività necessaria a proteggersi in un contesto di marginalità. Eppure, dietro quella difesa, gli esperti hanno intravisto una scintilla. Durante le ore di laboratorio, il modo in cui la ragazza guardava il tessuto e muoveva le mani rivelava un interesse nuovo. Questa intuizione ha portato alla sua selezione per l’alternanza scuola-lavoro presso la Enis, il cuore produttivo del gruppo Isaia. Qui è avvenuto il cambiamento: Alessia ha compreso il valore dell’opportunità e ha risposto con una dedizione tale da spingere l’azienda a proporne l’assunzione ancor prima del diploma.
Questa filosofia del “fare bene per stare bene” si riflette anche nel laboratorio di camiceria attivo nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere. Anche qui, il filo della sartoria serve a ricucire identità spezzate, offrendo ai detenuti una dignità che solo il lavoro artigianale sa restituire. Dietro questi successi c’è il lavoro silenzioso e durissimo di tutor come Fiammetta Isaia, che ogni giorno lottano per evitare che questi ragazzi si perdano di nuovo nei vicoli della rassegnazione. È una scommessa ad alto rischio, perché investire su chi è ai margini richiede coraggio e pazienza.