Monza. Nel carcere la stanza dell’affettività: uno spazio “libero” per i legami affettivi e intimi
Riassunto
Presso la Casa circondariale di Monza sta per essere inaugurata la "stanza dell'affettività", uno spazio protetto senza sorveglianza diretta per permettere ai detenuti di mantenere legami intimi e familiari. Secondo il consigliere Paolo Piffer, questa iniziativa rappresenta un passo fondamentale verso l'umanizzazione della pena e la riduzione della recidiva attraverso il sostegno relazionale. Il progetto si inserisce in un ampio ventaglio di attività rieducative già presenti nella struttura, come laboratori musicali e professionali, volti a favorire la reintegrazione sociale. Questo traguardo dimostra l'importanza di bilanciare la funzione punitiva della detenzione con la tutela della dignità umana e degli affetti.
Il Giorno, 28 gennaio 2026
Un sanitario mancante ha ritardato di qualche giorno l’avvio del servizio, ma ora il traguardo è vicino. Alla Casa circondariale di Monza sta per diventare operativa la “stanza dell’affettività”, uno spazio dedicato agli incontri tra i detenuti e i loro partner o familiari, pensato per tutelare la dimensione affettiva e relazionale anche all’interno della detenzione. Un segnale concreto di cambiamento che incontra la soddisfazione di Paolo Piffer, professionista impegnato da anni nei percorsi di rieducazione in carcere e consigliere comunale di Civicamente. “Con la stanza dell’affettività il carcere di Monza compie un passo ulteriore verso l’umanizzazione della pena, nel solco della Costituzione e dei diritti umani”, spiega Piffer.
Lo spazio sarà privo di vigilanza visiva e auditiva diretta, pur restando protetto e regolamentato, consentendo così il mantenimento dei legami affettivi e intimi, spesso messi a dura prova dalla detenzione. Alla base dell’iniziativa c’è una consapevolezza sempre più condivisa: la privazione della libertà non può trasformarsi in una cancellazione totale dell’affettività. “Mantenere vivo il legame con il mondo esterno è il primo passo verso una reale reintegrazione sociale”, sottolinea Piffer.
“Un detenuto che continua a sentirsi parte di un nucleo affettivo ha maggiori motivazioni per intraprendere un percorso di cambiamento”. Non solo: studi di settore evidenziano come il supporto familiare sia uno dei principali fattori di successo nel post-detenzione, contribuendo alla riduzione delle tensioni interne e alla prevenzione della recidiva. Con questa attivazione, Monza si allinea alle esperienze più avanzate in ambito europeo, promuovendo un modello di giustizia che non si limita alla punizione, ma punta alla ricostruzione dell’individuo e del suo tessuto relazionale”. Sono orgoglioso della mia città e del carcere con cui collaboro da 16 anni”, conclude il consigliere, ringraziando la direttrice Cosima Buccoliero, l’area educativa e la polizia penitenziaria, chiamata a garantire lo svolgimento ordinato di un servizio tanto prezioso quanto delicato.
La stanza dell’affettività si inserisce in un contesto già ricco di progetti orientati al reinserimento sociale: laboratori teatrali, sartoria creativa, formazione in falegnameria e Fab-Lab, musica, corsi universitari e sportelli per il lavoro. Tra questi, anche Free for Music, progetto promosso dallo stesso Piffer e sostenuto da Orangle Records, che utilizza musica e rap per aiutare i detenuti a rielaborare emozioni e costruire nuove opportunità, con il contributo di artisti affermati. Un mosaico di iniziative che racconta un carcere diverso, dove la pena diventa occasione di cambiamento reale.