Referendum, la scelta sulla data. E la raccolta dei fondi agita i partiti
Virginia Piccolillo
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Corriere della Sera
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Riassunto
Il Consiglio dei ministri è chiamato a decidere la data del referendum sulla riforma della giustizia, previsto per il 22-23 marzo, nonostante le richieste del Comitato per il No di attendere il completamento della raccolta firme. All'interno della maggioranza emergono tensioni tra Fratelli d'Italia e Forza Italia a causa dei mancati versamenti di quest'ultima per sostenere la campagna referendaria. Contemporaneamente, si accende lo scontro sui finanziamenti: i sostenitori del Sì criticano i fondi stanziati dall'Associazione Nazionale Magistrati per il fronte opposto. Questa situazione delinea un clima di forte contrapposizione politica ed economica che precede l'imminente scatto della par condicio.
Il referendum sulla giustizia, fissato per il 22 e 23 marzo, vede i sostenitori del No impegnati in una corsa contro il tempo per raccogliere le firme necessarie a chiederne il rinvio. La riforma propone la separazione delle carriere e il sorteggio per il Csm, con il fronte del Sì attualmente in vantaggio su un'opposizione che appare frammentata. La premier Meloni cerca di depoliticizzare l'evento per evitare i rischi di una crisi di governo, mentre PD e M5S puntano a una forte contrapposizione. Poiché non è richiesto il quorum, la vittoria dipenderà esclusivamente dalla capacità di mobilitazione delle minoranze. Questa situazione solleva un interrogativo critico sulla legittimità di modificare la Costituzione con una partecipazione popolare potenzialmente molto bassa.
Il dibattito politico sul referendum per la riforma della giustizia è già acceso, con aspri scontri tra i sostenitori del Sì e del No in merito alla futura indipendenza della magistratura. La riforma prevede innovazioni strutturali come la separazione delle carriere e lo sdoppiamento del Csm, punti cardine rivendicati da Forza Italia come eredità di Silvio Berlusconi. Mentre l'opposizione raccoglie firme per tentare di posticipare il voto, il fronte del governo mira a concludere la campagna elettorale entro marzo. Questo scontro mette in luce la profonda polarizzazione politica attorno a un cambiamento radicale dell'ordinamento giudiziario italiano.
Il governo ha fissato il referendum sulla riforma della giustizia per il 22 e 23 marzo, una decisione contestata dai comitati del No che hanno presentato ricorso al Tar per ottenere uno slittamento. I promotori del No mirano a guadagnare tempo per consolidare il trend di crescita nei sondaggi e intendono raggiungere le 500.000 firme per sollevare un eventuale conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale. Parallelamente, il fronte del centrosinistra appare diviso tra chi sostiene le ragioni della riforma e chi la vede come una minaccia agli equilibri costituzionali. Questa polarizzazione suggerisce che il voto potrebbe trasformarsi in un test politico sulla stabilità del governo piuttosto che in un dibattito tecnico sulla giustizia.