Emergenza carceri. Anche il 2026 passerà senza che si faccia qualcosa?
Riassunto
Le carceri italiane affrontano un'emergenza senza precedenti, con un tasso di sovraffollamento del 137,8% e punte critiche oltre il 200% in diverse strutture. L'articolo denuncia come il decreto Caivano abbia aggravato la situazione anche negli istituti minorili, mentre la carenza di agenti e personale sanitario rende il sistema vicino al collasso. Marcello Buttazzo critica l'inefficacia delle misure governative, evidenziando la trasformazione dei penitenziari in luoghi di abbandono per detenuti con disturbi psichici e dipendenze. Questa situazione evidenzia una crisi sistemica che richiede un'assunzione di responsabilità urgente da parte delle istituzioni per evitare una deriva umanitaria.
Il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2026
Le condizioni di vita nelle carceri italiane peggiorano continuamente. Le celle sono sempre più sovraffollate. Fino al 31 dicembre 2025, i detenuti presenti fra le sbarre di dura ferraglia erano 63.499. I posti regolarmente previsti sono 51.277. Il tasso di sovraffollamento complessivo è del 137,8%. In alcune prigioni (Lucca, Vigevano, Milano San Vittore, Foggia, Brescia Canton Mombello) il sovraffollamento supera ampiamente il 200%. Si ricomincia, purtroppo, a sgranare il triste rosario dei suicidi. Il 6 gennaio, nella Casa circondariale di Cremona, un recluso di 53 anni s’è impiccato nella sua cella.
Anche nelle carceri minorili la situazione peggiora sensibilmente. Il decreto Caivano, voluto fortemente dal governo Meloni nel 2025, abbassando la soglia di pena ed estendendo il fermo anche per reati non molto gravi, non ha fatto altro che portare al sovraffollamento critico delle carceri, popolando di under 18 e di giovani adulti le prigioni (Ipm) e le comunità residenziali. In carcere sono frequenti i casi di autolesionismo e i tentativi di suicidio. Mancano negli organici 2.000 agenti di polizia penitenziaria. Inoltre diversi agenti si dimettono o si pensionano, senza essere sostituiti. Il sistema carcerario è al collasso, da tempo.
Sconforta il fatto che la maggioranza di centrodestra, in questi ultimi tre anni, non abbia saputo adottare alcun provvedimento razionale quantomeno per tamponare una pericolosa degenerazione. Le misure prospettate vagamente dal ministro della Giustizia Nordio (tipo la costruzione di nuovi moduli cementiferi o la ristrutturazione di vecchie caserme dismesse per ospitare i detenuti) sono davvero aleatorie, propagandistiche.
Ci vorrebbe da parte delle istituzioni un esame profondo e una assunzione di consapevolezza. I politici dovrebbero saper ascoltare le doglianze di chi quotidianamente vive il disagio e respira l’emergenza. Secondo Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, “le carceri italiane sono diventate discariche umane dove buttare pazzi e tossicodipendenti”. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), migliaia e migliaia di detenuti con disturbi psichici o dipendenze finiscono in carcere, senza un’assistenza specialistica adeguata. Nelle Case di reclusione, fra le altre cose, c’ è scarsezza assoluta di psichiatri, psicologi, di personale medico e infermieristico.