Venezuela. La gioia per Alberto e Mario. E il pensiero ai 2 mila ancora in carceri straniere
Corriere della Sera, 13 gennaio 2026
La scarcerazione di Trentini e Burlò in Venezuela non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila secondo i dati del 2024. Lunedì è stato il giorno della grande gioia per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante della ong francese scarcerato in Venezuela dopo 423 giorni di prigionia. E giorno di grande gioia per Mario Burlò, liberato assieme a lui. Gioia che non deve farci dimenticare gli altri italiani detenuti all’estero: attualmente oltre duemila. Stando ai dati aggiornati al 2024, circa 1650 si trovano in prigioni europee, 244 sono nelle carceri di Paesi extra Ue, 166 nelle Americhe, 23 nei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente, 22 nell’Africa sub-sahariana e 77 in Asia e Oceania.
“Di fatto si tratta di detenzioni di ostaggi. E chi tiene qualcuno in ostaggio - aveva commentato qualche settimana fa il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury - chiede qualcosa in cambio: in ballo può esserci una questione economica, uno scambio di prigionieri o la richiesta di determinate dichiarazioni”. “Credo che chiunque, a partire da Trentini - aveva proseguito Noury - dovrebbe essere scarcerato se non c’è alcun motivo che ne giustifichi la detenzione. Se, invece, si agisce accettando la logica che si tratta di vittime di una sorta di sequestro di persona, bisogna prendere atto che si entra in un campo che non ha più a che fare con i diritti umani, ma con la politica”.
Dopo l’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro la situazione è in forte evoluzione, appunto la liberazione di Trentini non è stata l’unica. Ma lo scenario mondiale resta di grande preoccupazione. L’ultimo Rapporto 2024-2025 di Amnesty International, in attesa dei prossimi aggiornamenti, ha documentato nel resto nel mondo violente e diffuse repressioni del dissenso, catastrofiche escalation dei conflitti armati, azioni inadeguate per fronteggiare il collasso climatico e passi indietro globali nella difesa delle persone migranti e rifugiate, delle donne e delle ragazze e delle persone Lgbtqia+. “Assistiamo da anni - ha sottolineato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International - a una strisciante diffusione di pratiche autoritarie, alimentate da leader candidatisi o eletti con l’intenzione di essere agenti di distruzione. Ci hanno trascinato in una nuova era di agitazioni e crudeltà ma tutte le persone che credono nella libertà e nell’uguaglianza devono coalizzarsi per contrastare gli attacchi sempre più estremi al diritto internazionale e ai diritti umani universali”.
La proliferazione di leggi, politiche e pratiche autoritarie contro la libertà d’espressione, di associazione e di riunione pacifica documentata da Amnesty International è stata secondo il Movimento un elemento centrale nell’assalto globale ai diritti umani. Certi governi hanno cercato di evitare i controlli, rafforzato i loro poteri e instillato paura prendendosela con gli organi di informazione, con le Ong, con i partiti politici imprigionando con accuse infondate di “terrorismo” o “estremismo” persone che li hanno criticati e criminalizzando chi ha difeso i diritti umani. La liberazione di tutti i prigionieri italiani, e non solo italiani, è un cammino difficile fatto di diplomazie, di mobilitazioni civili e di azioni per la riconquista dei diritti.