Israele. “Pena di morte per impiccagione”, il primo sì della Knesset al disegno di legge
Riassunto
La Knesset israeliana ha approvato in prima lettura un disegno di legge che introduce la pena di morte per i palestinesi accusati delle uccisioni del 7 ottobre 2023. Il provvedimento prevede l'esecuzione tramite impiccagione, l'isolamento totale per i condannati e la possibilità di emettere sentenze a maggioranza semplice presso tribunali militari. Esperti legali e organizzazioni per i diritti umani denunciano la natura discriminatoria della norma, sottolineando il suo conflitto con il diritto internazionale e il rischio di errori giudiziari irreversibili. Questa decisione evidenzia una preoccupante deriva autoritaria che mette in discussione i principi fondamentali della dignità umana e della giustizia.
Il Manifesto, 14 gennaio 2026
Si applicherà ai palestinesi ritenuti responsabili di omicidi di israeliani il 7 ottobre 2023, ma potranno seguire altri casi. Il condannato non potrà incontrare la famiglia e resterà in isolamento. Per legali e ong viola ogni legge. La Knesset israeliana ha approvato in prima lettura (con 19 voti a favore e nessun contrario) un disegno di legge che introduce la pena di morte per i palestinesi accusati di aver ucciso cittadini israeliani il 7 ottobre 2023, ma che potrebbe allargarsi anche ad altri casi futuri. Secondo la proposta, l’esecuzione avverrà per impiccagione di fronte al direttore del carcere, un rappresentante giudiziario e un membro della famiglia del detenuto, ma lo Stato si riserva di agire anche in loro assenza per evitare eventuali ritardi. Agenti e Stato godrebbero di piena immunità civile e penale e l’identità degli esecutori resterebbe segreta.
il disegno di legge vieta qualsiasi commutazione della pena una volta definitiva. I condannati a morte sarebbero detenuti in isolamento totale, con visite limitate e colloqui legali consentiti solo in videoconferenza. La condanna potrebbe essere inflitta senza richiesta dell’accusa e richiederebbe solo una maggioranza dei giudici militare, anziché l’unanimità: i processi si svolgeranno nelle corti militari.
Il provvedimento aveva iniziato il suo iter legislativo a novembre, con 39 voti favorevoli e 16 contrari. Il ministro della sicurezza nazionale Ben-Gvir aveva celebrato il voto distribuendo dolci e indossando una spilla a forma di cappio, affermando che l’impiccagione è “solo una delle opzioni”, insieme a sedia elettrica e iniezione letale. In Israele la prima e ultima sentenza di pena di morte - eseguita nel 1962 - fu quella del nazista Adolf Eichman. Secondo i consulenti legali della Knesset, la legge solleverebbe gravi problemi costituzionali, rendendo la pena di morte obbligatoria e riducendo la discrezionalità dei giudici. Il provvedimento finirebbe per essere applicato solo ai palestinesi giudicati secondo il diritto militare nei Territori palestinesi occupati, creando un regime giuridico separato e in conflitto con il diritto internazionale.
Il dibattito si inserisce in un contesto di detenzione di massa dei palestinesi. Secondo l’ong Addameer, al 16 dicembre 2025 9.300 prigionieri politici palestinesi si trovano nelle carceri israeliane: oltre 4.570 sono detenuti senza accusa né processo, 51 sono donne e circa 350 sono bambini. Dal 7 ottobre 2023 sono oltre 20mila i palestinesi arrestati da Israele in Cisgiordania, migliaia a Gaza (non esistono stime precise). Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno condannato il disegno di legge, definendolo un passo verso un sistema legale ancora più discriminatorio e denunciando il rischio irreversibile di errori giudiziari. L’Associazione per i Diritti Civili in Israele ha scritto che “darebbe allo Stato l’autorità di imporre la forma di punizione più dura e brutale che esista: la privazione intenzionale della vita umana”.