Israele. “Pena di morte per impiccagione”, il primo sì della Knesset al disegno di legge
Giulia Rocchetti
·
Il Manifesto
·
Riassunto
La Knesset israeliana ha approvato in prima lettura un disegno di legge che introduce la pena di morte per i palestinesi accusati delle uccisioni del 7 ottobre 2023. Il provvedimento prevede l'esecuzione tramite impiccagione, l'isolamento totale per i condannati e la possibilità di emettere sentenze a maggioranza semplice presso tribunali militari. Esperti legali e organizzazioni per i diritti umani denunciano la natura discriminatoria della norma, sottolineando il suo conflitto con il diritto internazionale e il rischio di errori giudiziari irreversibili. Questa decisione evidenzia una preoccupante deriva autoritaria che mette in discussione i principi fondamentali della dignità umana e della giustizia.
L'autore George Monbiot denuncia la drammatica situazione di tre attivisti del gruppo Palestine Action, in sciopero della fame nelle carceri britanniche e a rischio imminente di morte. I detenuti subiscono una custodia cautelare prolungata fino a venti mesi e un regime di carcere duro riservato ai terroristi, nonostante siano accusati solo di reati comuni. Le Nazioni Unite hanno espresso grave preoccupazione per la violazione dei diritti umani e l'uso del sistema giudiziario come strumento di punizione preventiva contro il dissenso. Questa vicenda mette in luce una preoccupante erosione delle garanzie legali e del diritto di protesta nel Regno Unito.
L’articolo denuncia la drammatica situazione delle carceri italiane, segnata da un preoccupante numero di suicidi e da un sovraffollamento insostenibile che mina i principi costituzionali. L'autrice evidenzia come le attuali politiche governative si stiano concentrando su misure repressive anziché affrontare la crisi umanitaria e il degrado degli istituti. Numerose associazioni hanno lanciato un appello per chiedere clemenza e riforme urgenti, convocando un'assemblea pubblica a Roma per il 6 febbraio 2026. Questo scenario evidenzia una profonda crisi democratica che richiede un intervento immediato per ripristinare la legalità e la dignità umana nel sistema penitenziario.
L'articolo analizza il fallimento del piano carceri del governo Meloni, evidenziando come a fine 2025 il sovraffollamento abbia raggiunto il 139% con oltre 63.000 detenuti. Nonostante le promesse di espansione edilizia, i posti disponibili sono diminuiti, aggravando le condizioni di vita e portando a un numero record di suicidi e ricorsi per trattamenti inumani. Gli appelli alla clemenza, inclusi quelli di Papa Francesco per il Giubileo, sono rimasti inascoltati dalla maggioranza politica. Questa situazione delinea una crisi strutturale senza precedenti che mette seriamente a rischio il rispetto dei diritti umani fondamentali nel sistema penitenziario italiano.