Migranti. Le vittime di Cutro “abbandonate” dal Governo
Silvio Messinetti
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Il Manifesto
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Riassunto
Presso il tribunale di Crotone è iniziato il processo per il naufragio di Cutro, che vede imputati sei ufficiali della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera per omicidio colposo e mancato soccorso. La prima udienza è stata subito rinviata per motivi tecnici, alimentando i timori dei familiari delle vittime circa il rischio di prescrizione. In una lettera aperta, i superstiti denunciano il mancato rispetto delle promesse governative sui ricongiungimenti familiari e annunciano nuove mobilitazioni per il terzo anniversario della strage. Questa vicenda sottolinea la persistente tensione tra i tempi della giustizia e il bisogno di risposte concrete per le vittime e i loro cari.
La Corte Costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità del trattenimento fino a 48 ore, senza titolo legale, dei richiedenti asilo riportati in Italia dai centri in Albania. La questione nasce dai dubbi sollevati dalla Cassazione circa la possibile violazione dell'articolo 13 della Costituzione sulla libertà personale durante i trasferimenti a catena. Nonostante le critiche giuridiche, il Ministro Piantedosi ha difeso il progetto definendolo una battaglia di civiltà e annunciando la piena operatività dei centri da giugno. Questo caso evidenzia una tensione significativa tra le procedure accelerate di frontiera e le garanzie costituzionali fondamentali.
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha emanato una circolare che accelera il trattenimento dei migranti irregolari ritenuti pericolosi nei Cpr, dando priorità assoluta alle procedure di rimpatrio. La direttiva semplifica i controlli medici, posticipando l'accertamento dell'idoneità, e stabilisce che la tossicodipendenza non escluderà più i soggetti dalla detenzione amministrativa. Il provvedimento giunge mentre il governo lavora a una nuova legge sulla materia, sollecitata dalla Corte Costituzionale per aggiornare normative vecchie di trent'anni. Questa stretta evidenzia un approccio marcatamente securitario che solleva preoccupazioni circa la tutela della salute e dei diritti fondamentali dei trattenuti.
Circa 380 persone risultano disperse nel Mediterraneo dopo essere partite da Sfax, in Tunisia, a bordo di otto imbarcazioni tra il 14 e il 21 gennaio 2026. La notizia è stata resa nota solo grazie al monitoraggio del giornalista Sergio Scandura di Radio Radicale, che ha intercettato un dispaccio della Guardia costiera italiana non comunicato pubblicamente. Le partenze sono avvenute in coincidenza con il ciclone Harry, che ha causato onde alte fino a sette metri e raffiche di vento estreme. L'episodio solleva critiche sulla mancanza di trasparenza del governo italiano riguardo alle tragedie in mare e mette in discussione l'efficacia degli accordi migratori con la Tunisia. Questa vicenda evidenzia una preoccupante gestione del sistema di comunicazione istituzionale sulle stragi migratorie.