Bologna. La Dozza spalanca i cancelli all’arte contemporanea
Manuela Valentini
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Il Resto del Carlino
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Riassunto
Dal 6 all'8 febbraio 2026, la Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna apre per la prima volta le porte all'arte contemporanea con la mostra 'I’m still standing' di Anila Rubiku. Curata da Elisa Fulco, l'iniziativa mira a integrare la struttura carceraria con il tessuto urbano attraverso opere che esplorano i temi dell'esclusione, della resistenza e della speranza. Il percorso espositivo, allestito negli spazi dei colloqui, include lavori nati da laboratori in contesti detentivi e metafore visive di libertà. Questo progetto rappresenta un passo importante per superare i pregiudizi e promuovere una società più inclusiva attraverso il dialogo tra interno ed esterno.
In occasione di Art City Bologna 2026, la Casa Circondariale Rocco D’Amato ospita la mostra 'I’m Still Standing' dell’artista Anila Rubiku, a cura di Elisa Fulco. Il progetto esplora i temi della resilienza e della giustizia sociale attraverso opere che spaziano dai disegni agli arazzi, trasformando il carcere in un luogo di dialogo tra 'dentro' e 'fuori'. L'iniziativa mira a promuovere l'arte come strumento di welfare culturale, favorendo l'integrazione della struttura penitenziaria nel tessuto urbano bolognese. Questo approccio evidenzia la funzione cruciale della cultura nei percorsi di riabilitazione e sensibilizzazione all'interno del sistema penale italiano.
Dal 6 all'8 febbraio, il carcere della Dozza di Bologna ospita la mostra 'I’m Still Standing' dell’artista Anila Rubiku, segnando il debutto della struttura nel circuito di Art City. Le opere esposte utilizzano tecniche tradizionali come il ricamo per narrare storie di resilienza, diritti negati e speranza, trasformando le sale dei colloqui in uno spazio di dialogo culturale. L’iniziativa, aperta anche al pubblico esterno, mira a favorire il riscatto dei detenuti e la crescita sociale attraverso la bellezza e la riflessione artistica. Questo progetto evidenzia il ruolo cruciale dell'arte come strumento di inclusione e apertura per le istituzioni penitenziarie italiane.
Alla Casa Circondariale di Trapani, il progetto “La libertà è un libro”, curato da Ornella Fulco e Fabrizia Sala, utilizza la lettura e la scrittura come strumenti di riscatto per i detenuti. Attraverso laboratori settimanali, i partecipanti esplorano temi legati ai sentimenti e ai diritti umani, riscoprendo la propria dignità oltre l'errore commesso. L'iniziativa, attiva da quindici anni, ha favorito momenti di profonda umanità, come l'incontro empatico tra i detenuti e la madre di una giovane vittima di criminalità. Questo progetto dimostra come la cultura e l'ascolto siano ponti fondamentali per il reinserimento sociale e la riabilitazione all'interno delle carceri italiane.