Bologna. La Dozza spalanca i cancelli all’arte contemporanea

Riassunto

Dal 6 all'8 febbraio 2026, la Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna apre per la prima volta le porte all'arte contemporanea con la mostra 'I’m still standing' di Anila Rubiku. Curata da Elisa Fulco, l'iniziativa mira a integrare la struttura carceraria con il tessuto urbano attraverso opere che esplorano i temi dell'esclusione, della resistenza e della speranza. Il percorso espositivo, allestito negli spazi dei colloqui, include lavori nati da laboratori in contesti detentivi e metafore visive di libertà. Questo progetto rappresenta un passo importante per superare i pregiudizi e promuovere una società più inclusiva attraverso il dialogo tra interno ed esterno.

di Manuela Valentini
Il Resto del Carlino, 14 gennaio 2026
Dal 6 febbraio le opere di Anila Rubiku saranno esposte per raccontare l’esclusione e la libertà. Per la prima volta a Bologna il carcere apre le proprie porte all’arte contemporanea, trasformando un luogo normalmente inaccessibile in uno spazio di incontro con il pubblico. Dal 6 all’8 febbraio, in concomitanza con Arte Fiera e Art City, la Casa Circondariale Rocco D’Amato (via del Gomito 2) ospita ‘L’arte messa alla prova: Anila Rubiku. I’m still standing’, a cura di Elisa Fulco e promosso da Associazione Acrobazie. La mostra dell’artista italo-albanese riunisce quattro nuclei di opere allestiti negli spazi dei colloqui.
“Abbiamo scelto Rubiku perché la sua ricerca artistica da sempre affronta il tema dell’ingiustizia sociale dando una forma estetica a contenuti divisivi. Era importante inaugurare questo percorso con un’artista che ha già esperienza in contesti detentivi le cui opere possono creare un dialogo nuovo tra interno ed esterno”, spiega la curatrice. A questa linea si collega la direttrice della Dozza, Rosa Alba Casella, che sottolinea: “Art City in carcere è un altro tassello del processo di integrazione tra carcere e città che da alcuni anni si sta portando avanti in collaborazione con gli enti del territorio. Nel processo di integrazione, questa mostra si pone come una sfida alle convenzioni e ai pregiudizi per la costruzione di una società inclusiva e solidale”.
Il percorso espositivo si apre con ‘Hope is the thing with feathers’ (2022), una serie di oltre cento disegni e collage dedicati agli uccelli come metafora di libertà. L’artista ha raccolto per anni carte Pantone, in attesa del progetto ‘giusto’. “Per me la speranza è piena di colori, gli stessi che ritroviamo nelle piume degli uccelli, veri tesori di bellezza”, spiega Rubiku. Il secondo nucleo, ‘I’m still standing’ (2019), da cui la mostra prende il titolo, presenta una serie di acquerelli dedicati alle protesi improvvisate dei veterani di guerra: oggetti nati dalla necessità, capaci di trasformarsi in simboli di resistenza. “Non volevo parlare della guerra in sé, ma della sopravvivenza a qualunque tipo di conflitto, anche quello interno”, afferma l’artista.
Con ‘The Inner Doors’ (2025), Rubiku guarda alle porte nascoste dei palazzi milanesi, trasformandole in arazzi ricamati con perline secondo una tecnica appresa da comunità indigene canadesi. A chiudere la mostra ‘Defiant’s Portrait’ (2014), una serie nata dai laboratori eseguiti dall’artista nel carcere femminile di Tirana.
Le finestre sbarrate ricamate a mano, con sbarre piegate o spezzate, diventano ritratti interiori delle donne incontrate e del loro desiderio di uscire da un sistema che spesso non concede attenuanti né ascolto. Per visitare la mostra è sufficiente presentarsi al carcere con un documento di identità venerdì 6 febbraio dalle 15 alle 19, sabato 7 e domenica 8 febbraio dalle 9 alle 19.