Porto Azzuro (Li). Detenuti assunti in un call center, progetto unico in Toscana

Riassunto

All’Isola d’Elba è stato avviato un progetto innovativo dall'associazione Seconda Chance che permette ai detenuti del carcere di Porto Azzurro di lavorare in un call center interno all'istituto. Si tratta della prima iniziativa in Toscana a coinvolgere un'azienda privata per l'assunzione regolare di reclusi, offrendo loro formazione e una reale prospettiva di reinserimento sociale. L'obiettivo è trasformare il tempo della pena in un'opportunità di crescita professionale e dignità personale. Questo progetto rappresenta un modello virtuoso di come il lavoro possa essere il pilastro fondamentale della rieducazione penitenziaria.

elbapress.it, 15 gennaio 2026
Alcuni reclusi lavoreranno grazie a un’iniziativa dell’associazione Seconda Chance. Un progetto innovativo di inclusione lavorativa prende forma all’Isola d’Elba e segna un primato a livello regionale. Per la prima volta in Toscana, un’azienda ha deciso di assumere alcuni detenuti del carcere di Porto Azzurro, coinvolgendoli in attività di call center svolte all’interno dell’istituto penitenziario. L’iniziativa nasce grazie all’impegno dell’associazione no profit Seconda Chance, da anni attiva sul fronte del reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute.
L’obiettivo è offrire un’opportunità concreta di lavoro regolare, formazione professionale e dignità, elementi fondamentali per costruire un percorso di reintegrazione una volta scontata la pena. I detenuti selezionati potranno così maturare competenze spendibili anche all’esterno, sperimentando una realtà lavorativa strutturata e retribuita, in linea con quanto previsto dall’ordinamento penitenziario.
Soddisfazione viene espressa anche dalla direzione della casa di reclusione di Porto Azzurro attraverso il TG regionale di Rai 3. “Il nostro auspicio - spiega la direttrice del penitenziario - è che questo progetto possa estendersi e diventare un modello replicabile, capace di coinvolgere altre aziende e altri istituti”. Un segnale importante che arriva dall’Elba e che dimostra come il lavoro possa essere uno strumento centrale di rieducazione e di reale seconda possibilità, non solo per i detenuti, ma per l’intera comunità.