Modena. Consiglio comunale in carcere, sit-in al Sant’Anna della maggioranza. Il caso in Parlamento
Riassunto
Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha negato l'autorizzazione per una seduta del Consiglio comunale di Modena all'interno del carcere di Sant’Anna, scatenando un acceso scontro politico tra destra e sinistra. Mentre i partiti di opposizione denunciano un tentativo di oscurare le gravi criticità della struttura, come il sovraffollamento e le carenze sanitarie, il centrodestra attribuisce il blocco a un errore organizzativo del Comune. I parlamentari del PD hanno presentato un’interrogazione al ministro Nordio, citando precedenti autorizzati a Roma e Milano per ribadire l'importanza di non isolare le carceri dalla comunità. Questo episodio evidenzia la crescente tensione politica e la difficoltà di dialogo istituzionale sulla trasparenza del sistema carcerario italiano.
Il Resto del Carlino, 15 gennaio 2026
È bufera dopo il permesso negato alla seduta da parte del Dap. Disguido tra Comune, casa circondariale e nuovi vertici del Dipartimento. I parlamentari Dem: “Si vuole silenziare la piaga del sovraffollamento”. Sullo stop alla seduta del Consiglio comunale in carcere prevista per oggi volano gli stracci. Il niet del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) fa litigare destra e sinistra. Da quanto si è apprende nella triangolazione tra Consiglio comunale, direzione del carcere e nuova direzione del Dap qualcosa è andato storto. Fatto sta che la maggioranza di centrosinistra è su tutte le furie e oggi pomeriggio per le 14, prima della seduta che si svolgerà in municipio, i consiglieri di Pd, Avs, M5s, Spazio democratico e Pri hanno organizzato un presidio davanti al carcere di Sant’Anna per protesta. Nel frattempo scendono in campo i parlamentari Dem che depositano un’interrogazione al ministero della Giustizia “per conoscere le iniziative che il ministro Nordio intende adottare per consentire che l’assemblea richiesta possa svolgersi come accaduto in altre città”.
“Una decisione grave - attaccano i deputati Stefano Vaccari, Maria Cecilia Guerra e Debora Serracchiani - che rappresenta non solo uno sgarbo istituzionale verso la città di Modena, ma anche il tentativo di impedire da parte di un organismo alle dirette dipendenze del governo che vengano accesi i riflettori su una serie di criticità e interrogativi sul sovraffollamento, sull’assistenza sanitaria, sulle condizioni di lavoro del personale, sulle carenze e di progetti e di reinserimento all’interno di quella struttura carceraria”. Non si spiega perché, insistono i parlamentari del Pd, “Consigli comunali straordinari siano stati autorizzati e poi tenuti nelle strutture carcerarie di Milano e di Roma e a Modena venga negata questa possibilità”.
Sul tema interviene anche la senatrice del Pd Enza Rando, responsabile Legalità della segreteria nazionale del Pd: “Un’occasione importante di sensibilizzazione sul ruolo rieducativo della pena, mettendo il carcere dentro la comunità e non ai suoi margini. Aprire le istituzioni locali al confronto diretto sui temi del sovraffollamento, dell’assistenza sanitaria, delle condizioni di lavoro del personale penitenziario e dei percorsi di reinserimento significa dare concreta attuazione all’articolo 27 della Costituzione. Impedire questo confronto rischia invece di alimentare opacità e distanza. “Il carcere non può essere un luogo invisibile, ma parte integrante della comunità civile”.
Ricostruzione respinta dal senatore Michele Barcaiuolo, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia. “Prima di annunciare ai cittadini un Consiglio comunale in carcere ci si sarebbe dovuti quantomeno preoccupare - in fase organizzativa - di acquisire il parere e la posizione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. I precedenti non costituiscono alcun automatismo, soprattutto in un periodo storico in cui l’attenzione su ciò che accade nelle case circondariali è massima e richiede responsabilità, non improvvisazione. Comprendiamo che Lenzini tenesse alla sua passerella, in pieno stile Partito democratico, ma la realtà è un’altra: per occuparsi delle condizioni dei detenuti non è necessario organizzare eventi simbolici privi di copertura istituzionale”.
Il parlamentare ribadisce che “Fratelli d’Italia non ha mai espresso contrarietà allo svolgimento della seduta al Sant’Anna e ha mantenuto un atteggiamento pienamente collaborativo. Tuttavia, rispettiamo senza esitazioni la decisione del Dap, che è l’unico soggetto titolato a valutare se sussistano le condizioni per accedere, sostare all’interno dell’istituto o avere contatti con i detenuti”. La verità è una sola - aggiunge Il capogruppo Luca Negrini: “Si è proceduto a organizzare un’iniziativa senza la certezza delle dovute autorizzazioni, salvo poi tentare di trasformare un evidente errore organizzativo in una polemica politica”.