Asti. “Vicenda terribile e opaca”, i dubbi di Ilaria Cucchi sul dj suicida in carcere
Riassunto
Il suicidio del trentottenne Christian Guercio nel carcere di Asti ha sollevato tre interpellanze rivolte al ministro Nordio per chiarire se la tragedia potesse essere evitata. L'uomo, con una storia nota di disturbi psichici e tossicodipendenza, era stato arrestato per resistenza dopo aver graffiato un carabiniere durante un intervento sanitario d'emergenza presso la sua abitazione. Nonostante lo stato confusionale, Guercio è stato condotto in carcere invece di ricevere cure mediche adeguate, togliendosi la vita poco dopo la convalida del fermo. Questa vicenda solleva interrogativi critici sulla gestione del disagio mentale all'interno del sistema penale italiano e sulla necessità di percorsi di cura alternativi alla detenzione.
La Repubblica, 15 gennaio 2026
Tre interpellanze a Nordio sul 38enne che si è tolto la vita in cella ad Asti: era stato arrestato per aver graffiato il dito di un carabiniere. C’è una domanda che da due settimane scuote le coscienze, attraversa la politica e ora arriva fino al ministro Nordio. Poteva essere evitato il suicidio di Christian Guercio, il detenuto di 38 anni che lo scorso 29 dicembre si è tolto la vita nel carcere di Quarto d’Asti? Lo sta verificando l’avvocato Maurizio La Matina che ha chiesto copia dei verbali per ricostruire ciò che è successo la notte di Santo Stefano. In parallelo, sono state presentate tre interpellanze: quella dei parlamentari Avs Marco Grimaldi e Ilaria Cucchi, quella, regionale, di Alice Ravinale e quella dei consiglieri comunali del centrosinistra di Asti Vittoria Briccarello. Mauro Bosia, Mario Malandrone e Michele Miravalle.
Christian Guercio era un dj astigiano. Fin da bambino gli era stato diagnosticato un “disturbo oppositivo provocatorio” e negli ultimi mesi soffriva di depressione e tossicodipendenza: una situazione nota all’Asl e al Serd, così come i suoi tentativi di suicidio. Il 26 dicembre era a casa dei genitori. Verso le 4 e mezza di mattina, in stato di alterazione, aveva perso conoscenza: i familiari avevano chiamato l’ambulanza. Insieme ai soccorritori era arrivata una pattuglia dei carabinieri, secondo una prassi spesso adottata.
Qui il cortocircuito: alla vista delle divise, Christian si era alterato, i militari avevano chiamato rinforzi mentre i vicini, sentendo il frastuono, avevano allertato il 112. Nel tentativo di contenerlo, un carabiniere era stato graffiato a un dito. Il dj era stato ammanettato alle caviglie e ai polsi, e portato al pronto soccorso, senza maglietta e senza familiari. Non risulta che sia stato sottoposto a una visita psichiatrica. Poco dopo le 10 era stato dimesso, ancora in “stato confusionale e di agitazione”.
Invece di ricevere un trattamento sanitario, era stato portato in caserma e poi in carcere, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per quel graffio al carabiniere (a cui erano stati diagnosticati zero giorni di prognosi). Il 29 il fermo era stato convalidato, senza misure alternative. L’ultimo a vederlo era stato il suo avvocato. Poco dopo le 19, era stato trovato morto: si era tolto la vita.
“Stiamo ricostruendo la catena degli eventi - spiega l’avvocato La Matina. Non credo andasse dimesso in quelle condizioni né portato in carcere. Sarebbe stato sufficiente che le forze dell’ordine si rendessero conto di avere a che fare con un ragazzo intossicato in modo acuto”. La tragedia deve avere un esito costruttivo: “Il disagio psichico e la tossicodipendenza non vanno curati attraverso la detenzione. Da tempo si chiede che ad Asti torni un carcere per detenuti comuni”. Si unisce la battaglia politica: “Siamo di fronte a un intervento sanitario che si è trasformato in un’operazione di polizia. È necessario che l’Asl chiarisca se sono state rispettate tutte le cautele per un paziente con note fragilità” dice Ravinale. “Questa vicenda appare terribile e molto opaca. Al fianco della famiglia di Christian, chiediamo verità e giustizia”, ha aggiunto la senatrice Cucchi.