Costa: “Riforma utile contro gli arresti ingiusti: centomila dal 1992”
Conchita Sannino
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La Repubblica
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Riassunto
Enrico Costa, deputato di Forza Italia, denuncia l'alto numero di ingiuste detenzioni in Italia, segnalando che tra il 2017 e il 2024 lo Stato ha pagato 254 milioni di euro in risarcimenti a fronte di pochissime sanzioni per i magistrati. Costa difende con forza la riforma della giustizia, puntando sulla separazione delle carriere e sulla creazione di un'Alta Corte disciplinare per garantire un giudice davvero terzo e imparziale. Il deputato critica inoltre la campagna comunicativa dell'Associazione Nazionale Magistrati, definendola falsa e mirata a preservare lo status quo. Questa situazione evidenzia una criticità profonda nel sistema di responsabilità dei magistrati e nella tutela dei cittadini vittime di errori giudiziari.
L'iniziativa 'Alle 4 del mattino', presentata a Montecitorio dal deputato Enrico Costa, raccoglie cento casi di ingiusta detenzione per denunciare i gravi errori del sistema giudiziario italiano. Il rapporto evidenzia come migliaia di persone siano state arrestate ingiustamente dal 1992, spesso senza che i magistrati responsabili subiscano alcuna conseguenza disciplinare nonostante gli ingenti risarcimenti statali. Attraverso testimonianze dirette, come quella di Angelo Massaro che ha scontato 21 anni da innocente, l'evento ha ribadito l'urgenza di riforme sulla responsabilità civile dei magistrati. Questo scenario mette in luce una criticità profonda del sistema penale, dove l'errore giudiziario viene spesso considerato un fatto fisiologico anziché una responsabilità individuale. Il dibattito sottolinea la necessità di un sistema che garantisca il giusto processo e tuteli i cittadini da vite stravolte ingiustamente.
L'articolo evidenzia l'allarmante numero di processi "temerari" in Italia, dove oltre la metà dei giudizi di primo grado si conclude con un'assoluzione, denunciando la mancanza di un filtro efficace nelle fasi preliminari. Il deputato Errico Costa sottolinea come l'appiattimento sulle tesi dell'accusa e la pressione mediatica costringano migliaia di innocenti a calvari giudiziari che causano danni reputazionali e personali irreversibili. Questa prassi, alimentata da una burocrazia che preferisce delegare il giudizio finale anziché archiviare indagini deboli, trasforma il processo stesso in una pena ingiusta. Tale situazione solleva dubbi profondi sulla tenuta del sistema accusatorio e sulla necessità di una maggiore responsabilità nell'esercizio dell'azione penale.
L'articolo critica aspramente la riforma sulla separazione delle carriere della magistratura, sostenendo che non risolva i problemi strutturali della giustizia come l'inefficienza e i tempi lunghi. L'autore evidenzia come il provvedimento rappresenti un attacco all'indipendenza dei giudici, pilastro della democrazia italiana e frutto dell'eredità costituzionale post-fascista. Viene sottolineato che la riforma aumenterà i costi per i contribuenti senza offrire benefici reali ai cittadini o al sistema penale. Questo dibattito pone l'accento sulla necessità di difendere l'autonomia giudiziaria come garanzia di equilibrio tra i poteri dello Stato.