Il piano ci è chiaro, vogliono più cadaveri nel Mediterraneo

Riassunto

Oscar Camps critica il nuovo pacchetto sicurezza del governo, che equipara il soccorso in mare a una minaccia per la sicurezza nazionale, violando gli obblighi internazionali del diritto marittimo. L’autore sostiene che l’uso di concetti giuridici vaghi miri a criminalizzare le ONG e ad allontanare testimoni scomodi delle morti nel Mediterraneo. Il testo denuncia inoltre l'esternalizzazione delle frontiere verso Paesi terzi, definendola una forma di deportazione che calpesta il principio di non respingimento. Questa riflessione mette in luce la preoccupante tendenza a dare priorità alla politica repressiva rispetto alla tutela della vita umana.

di Oscar Camps
Il Manifesto, 16 gennaio 2026
Il nuovo anno, purtroppo, non porta novità per il soccorso in mare. Ma le bozze di un nuovo pacchetto sicurezza che, in una disposizione, recupera in pieno l’ispirazione del 2019 (governo Conte-Salvini): trasformare il soccorso in mare in una minaccia all’ordine pubblico. L’Italia cioè non interviene per contrastare un reato, ma per colpire un obbligo giuridico internazionale inderogabile: salvare vite umane in mare. Chiamiamo le cose con il loro nome. L’articolo 15 letto nelle bozze del disegno di legge non è una norma di sicurezza, è uno strumento di espulsione morale. Usa il linguaggio del terrorismo e dell’ordine pubblico per nascondere una scomoda realtà: persone che annegano perché l’Europa ha scelto di guardare dall’altra parte. Paragonare il soccorso in mare a una minaccia alla sicurezza nazionale è una vergogna istituzionale.
Cambiano le parole, ma l’obiettivo resta lo stesso: allontanare i testimoni scomodi. Si fa ricorso a concetti giuridici deliberatamente elastici. Espressioni come “pressione migratoria eccezionale”, “rischio per la sicurezza” o “emergenze sanitarie” sono contenitori indefiniti, talmente ampi da consentire decisioni discrezionali, non fondate su fatti verificabili ma su valutazioni di opportunità politica. Quando la legge diventa ambigua, il potere diventa arbitrario.
Salvare vite umane in mare non è facoltativo. È un obbligo sancito dal diritto marittimo internazionale, dalla Convenzione Solas, dalla Convenzione Sar e dal diritto internazionale consuetudinario. Questo nuovo testo, invece, consentirà al governo di violare deliberatamente la legge quando rientra nei propri interessi politici. Questa non è sovranità: è un abuso di potere. Anche perché criminalizzare il soccorso non riduce la migrazione ma aumenta le morti. È un dato dimostrato, non un’opinione. Ogni volta che si restringe il soccorso civile e si chiudono i porti, aumentano i morti e i dispersi nel Mediterraneo. Le persone non smettono di fuggire, semplicemente muoiono più lontano e in silenzio. Se questa è “sicurezza”, è una sicurezza costruita sui cadaveri. Necropolitica.
Chiamare “trasferimento” verso Paesi terzi quelle che di fatto sono deportazioni delle persone soccorse in mare è un insulto all’intelligenza. Significa esternalizzare la detenzione e la sofferenza verso Paesi più poveri, con meno garanzie, perché facciano il lavoro sporco. Questo viola frontalmente il principio di non respingimento e trasforma le persone soccorse in merce diplomatica. L’Europa paga, altri rinchiudono, e nessuno risponde di nulla. Non basta richiamare genericamente l’esistenza di centri o di organizzazioni internazionali. Occorre chiedersi quali sono le garanzie giuridiche reali per le persone trasferite, chi esercita l’effettiva supervisione e cosa accade quando quei Paesi non sono sicuri. Troppi accordi nascondono detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e sparizioni. L’Europa paga, distoglie lo sguardo e si lava le mani.
Non esiste alcuna “pressione migratoria” emergenziale. L’Italia non è invasa, ma non riesce a formulare una risposta europea dignitosa. Quando non si sa come gestire, si criminalizza. Questa è la strategia dei governi deboli, il governo italiano è uno di questi. Il suo obiettivo reale è che non ci siano testimoni. Le Ong non sono il problema, sono lo specchio. Documentano, registrano, denunciano. Per questo danno fastidio, per questo vengono perseguitate. Dunque l’esito di questa nuova stretta è facilmente prevedibile: più morti. Non un effetto collaterale, ma l’effetto voluto. Perché il messaggio arrivi chiaro al di là del mare: deterrenza tramite annegamento. Ma quando il diritto si ritira dal mare, ciò che avanza è la barbarie. Open Arms non resterà in silenzio, perché il silenzio uccide.