Modena. Sovraffollamento, la Garante: “Duecento detenuti in più e aggressioni triplicate”
Riassunto
La criminologa Giovanna Laura De Fazio ha presentato una relazione allarmante sulla situazione del carcere Sant’Anna di Modena, evidenziando un grave sovraffollamento con 578 detenuti a fronte di soli 372 posti disponibili. Il rapporto evidenzia 38 tentativi di suicidio e 308 episodi di autolesionismo nell'ultimo anno, numeri aggravati dalla carenza di personale specializzato e da profonde fragilità psichiche. Nonostante le criticità, il documento sottolinea l'importanza fondamentale dei percorsi formativi e del lavoro per favorire il reinserimento sociale e contrastare la recidiva. Questa situazione critica evidenzia l'urgenza di interventi strutturali per garantire la dignità e i diritti umani nel sistema penitenziario italiano.
Il Resto del Carlino, 16 gennaio 2026
Quadro allarmante descritto dalla criminologa De Fazio, garante dei diritti incaricata dal Comune. Registrati 38 tentativi di suicidio e 308 episodi di autolesionismo. “Fragilità psichiche e sanitarie”. La situazione “esplosiva” al carcere Sant’Anna è stata descritta ieri in Consiglio comunale - che si è tenuto in municipio dopo il no del Dap a svolgerlo all’interno del carcere - con dati e riflessioni. Il sovraffollamento è impressionante: ci sono oltre duecento detenuti in più rispetto a quelli previsti. A luglio 2025, infatti, a fronte di una capienza pari a 372 posti, le presenze registrate ammontavano a 578 detenuti. I carcerati di origine straniera rappresentano circa il 60 per cento e in un solo anno si sono registrati 38 tentativi di suicidio.
È questo l’allarmante quadro che emerge dalla relazione della criminologa Giovanna Laura De Fazio, a oltre due anni dalla sua nomina a garante per il Comune di Modena dei diritti delle persone private della libertà personale. Il documento è stato illustrato ieri nel corso della seduta dedicata al penitenziario modenese. De Fazio ha fatto presente come, al di là delle criticità riscontrate, l’attività del Sant’Anna sia stata anche caratterizzata da ascolto e attenzione per detenute e detenuti e la tutela dei loro diritti, con 66 colloqui individuali incentrati soprattutto su professionalizzazione, affettività e condizioni detentive.
Nella relazione, però, che considera i primi sette mesi dello scorso anno, gli eventi critici emersi sono diversi: 126 casi di protesta individuale, 308 episodi di autolesionismo (270 l’anno precedente) e 42 aggressioni nei confronti del personale di Polizia penitenziaria (erano 15 l’anno precedente). “Oggi (ieri, ndr), in Consiglio comunale è stata esposta la relazione annuale del mio secondo anno di mandato come garante delle persone private della libertà personale. Si conferma per il carcere di Sant’Anna una situazione gravata da sovraffollamento, carenze strutturali e turnover dei detenuti che spesso sono soggetti a trasferimenti con conseguenze sui percorsi trattamenti e sui legami familiari - sottolinea De Fazio -.
Restano elevati i tentativi di suicidio (38) e gli autolesionismi (308) e molte persone sono gravate da problematiche psichiche e sanitarie. Un problema particolare è la presenza di giovani adulti che necessiterebbero di percorsi idonei alla loro età difficili in istituti per adulti. La relazione riporta anche gli sforzi tesi alla costruzione di percorsi formativi e lavorativi e scolastici all’interno dell’istituto che ospita anche 7 studenti iscritti ad Unimore”.
Nella relazione, infatti, vengono affrontate anche le tematiche relative a condizioni detentive, accesso ai servizi sanitari, maggiori opportunità di lavoro all’interno e all’esterno dell’istituto, il mantenimento dei rapporti familiari, la possibilità di intraprendere, proseguire e potenziare percorsi di studio, formazione, lavoro e il sostegno nella fase di reinserimento sociale.
Presente, ieri in Consiglio, anche il direttore della struttura carceraria Orazio Sorrentini. “Il problema del sovraffollamento, così come quello della carenza di organico, affliggono le carceri da molto tempo”, ha spiegato ripercorrendo la storia delle carceri italiane dal punto di vista legislativo e aggiungendo che, questa situazione di carenza, comprende anche figure come gli educatori e i mediatori culturali, “fondamentali in un carcere come il nostro, che ospita oltre il 60% di persone straniere”. Sorrentini ha poi parlato dei problemi strutturali del Sant’Anna, ricordando come “carceri nuove o, quanto meno, ristrutturate in alcune parti, rispondono maggiormente a criteri più confacenti al rispetto della dignità e dei diritti umani”. Ha poi ribadito l’importanza di figure come il garante e i volontari: “La loro opera è estremamente preziosa”.
Sul volontariato si è concentrato anche l’intervento di Beatrice Campari, che ha portato in Aula un contributo sul suo trascorso in carcere e sul percorso di reinserimento nella società che sta affrontando grazie alla misura alternativa: “I volontari dentro il carcere sono determinanti perché si rendono conto delle difficoltà di chi è recluso e cercano in tutti i modi di portare loro un aiuto - ha spiegato - Possono ovviare a mancanze che ti fanno sentire non umano”.
Quanto al volontariato una volta fuori dal carcere, “è stato determinante per farmi capire che non ero una persona finita”, ha detto. Campari ha poi posto l’accento sull’importanza del lavoro in carcere: “Insegnare un lavoro a un detenuto significa offrirgli la possibilità di ricominciare a vivere. Il lavoro può fare davvero la differenza per chi esce, perché la recidiva nasce da lì: da uscire e non avere niente”, ha concluso.