Modena. Sit-in politico al carcere: “Nessuno sa motivare quel no. Apertura alla città necessaria”
Riassunto
Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha negato al Consiglio comunale di Modena l’autorizzazione a svolgere una seduta all’interno del carcere locale, scatenando la protesta dei partiti di maggioranza che hanno risposto con un sit-in davanti alla struttura. L'obiettivo dell'incontro era approfondire le criticità del penitenziario, caratterizzato da un sovraffollamento quasi doppio rispetto alla capienza prevista e da una cronica carenza di personale. Nonostante il diniego istituzionale, i consiglieri sono stati accolti dal direttore dell'istituto per ribadire la loro vicinanza ai detenuti e ai lavoratori. Questo episodio evidenzia la necessità di un dialogo più aperto tra le istituzioni locali e il sistema penitenziario per favorire percorsi di riabilitazione efficaci.
Il Resto del Carlino, 16 gennaio 2026
Mobilitati i rappresentanti della maggioranza dopo il divieto di riunirsi all’interno della struttura “Noi comunque ci siamo. E continueremo a farci carico dei problemi del penitenziario”. “Non ci sono motivazioni ufficiali, è solo arrivato un ‘no’, ritenuto un vero e proprio sgarbo istituzionale. La volontà era quella di dimostrare la vicinanza che il Consiglio ha verso il carcere, i detenuti, i lavoratori e chi ogni giorno svolge opera di volontariato”. Dopo l’autorizzazione negata da parte del Dap allo svolgimento della seduta del Consiglio comunale in carcere, legata proprio ad un approfondimento della realtà carceraria modenese, ieri nel primo pomeriggio la maggioranza ha organizzato un sit-in davanti al penitenziario con lo striscione ‘Noi comunque ci siamo’.
Al loro arrivo, i consiglieri di Pd, Avs, M5s, Spazio democratico e Pri sono stati comunque accolti all’interno dell’istituto penitenziario dal direttore del carcere Orazio Sorrentini, per un saluto istituzionale e, soprattutto, un ringraziamento legato al loro impegno. La stessa amministrazione carceraria pare non abbia ricevuto comunicazioni più specifiche per chiarire se quel ‘no’ dipende da questioni burocratiche, organizzative o di principio. “Riceverci è stato un gesto importante da parte del direttore, abbiamo fatto due chiacchiere e preso atto della decisione del Dap, dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - ha sottolineato Giovanni Silingardi, M5s -. Sicuramente abbiamo dimostrato che non vi era alcun rischio, pericolo o problematica, ma i problemi in carcere, invece, ci sono e la politica se ne fa carico” ha sottolineato Silingardi.
Il segretario cittadino del Pd Diego Lenzini ha rimarcato come il Dap non abbia fornito motivazioni al diniego. “Non siamo qui per protestare contro il ‘no’, seppur sia stato uno sgarbo istituzionale verso il Consiglio comunale, ma per dimostrare che siamo vicini a questa struttura e lo dimostreremo oggi come domani - ha fatto presente -. Il dibattito in Consiglio è importante: siamo di fronte a situazioni di sovraffollamento al limite dell’inverosimile: questa struttura ha quasi il doppio dei detenuti previsti.
Inoltre la polizia penitenziaria è sotto organico, la struttura è obsoleta: è difficile riscaldarla in inverno e raffreddarla in estate - continua Lenzini. È un pezzo di città e chi vi lavora ed è detenuto è parte della nostra città e dobbiamo farcene carico”. “Noi eravamo pronti a rispondere ad una richiesta che proveniva proprio dal carcere - ha ribadito Martino Abrate, consigliere di Avs -. Se non c’è apertura verso la città, i processi che portano verso la riabilitazione di chi ha sbagliato una volta sono impossibili. I dati dicono che chi è carcerato nel 68 per cento ricade nell’illegalità, chi segue percorsi alternativi, invece, ricade nel 18/19 per cento. Questo dimostra che c’è necessità di un sistema di pena diverso rispetto a quello che viene dato dal Governo Meloni”.