Non solo Magherini, c’è un altro caso italiano su cui si attende una sentenza della Cedu
Silvio Messinetti
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Il Manifesto
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Riassunto
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sta esaminando il caso di Vincenzo Sapia, morto nel 2014 dopo un violento intervento di contenimento da parte dei carabinieri. Nonostante la giustizia italiana abbia archiviato l'indagine classificando il decesso come morte naturale, la famiglia ha presentato ricorso a Strasburgo denunciando un uso della forza sproporzionato. La Cedu ha chiesto chiarimenti al governo italiano sulla formazione degli agenti e sull'obiettività delle indagini interne condotte a livello nazionale. Questo caso solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità dello Stato nella protezione dei cittadini vulnerabili e sulla trasparenza dei procedimenti penali in Italia.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nel 2014 dopo un prolungato fermo in posizione prona da parte dei carabinieri. La sentenza rileva una doppia violazione del diritto alla vita, contestando sia l'eccessiva durata dell'immobilizzazione sia la mancanza di un adeguato addestramento delle forze dell'ordine sui rischi di asfissia posizionale. Nonostante l'assoluzione definitiva degli agenti nei tribunali italiani, Strasburgo sottolinea la responsabilità dello Stato nel non aver aggiornato tempestivamente le linee guida operative rispetto agli standard internazionali. Questo verdetto evidenzia una criticità strutturale nella formazione delle forze di polizia italiane riguardo alla protezione della vita umana durante le operazioni di contenimento.
La Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta a Firenze nel 2014 mentre era immobilizzato a terra dai Carabinieri. Secondo i giudici di Strasburgo, lo Stato è responsabile poiché non sussisteva l'assoluta necessità della posizione prona e mancavano linee guida adeguate per la formazione degli agenti. Nonostante l'assoluzione dei militari nei processi italiani, la CEDU ha stabilito un risarcimento di 140mila euro per i familiari della vittima. Questa sentenza evidenzia la necessità di protocolli più rigorosi e formazione specifica per le forze dell'ordine nell'uso delle tecniche di contenimento.
In questa intervista l’avvocato Fabio Anselmo commenta la storica sentenza della Corte europea dei diritti umani (Cedu) che ha condannato l'Italia per il caso di Riccardo Magherini, evidenziando una violazione del diritto alla vita dovuta a personale non adeguatamente formato. Anselmo critica aspramente il nuovo ddl Sicurezza e la proposta di uno 'scudo penale' per le forze dell'ordine, sostenendo che tale misura sia propagandistica e finisca per danneggiare il diritto alla difesa degli stessi agenti, ostacolando accertamenti immediati. La sentenza di Strasburgo impone ora all'Italia il dovere di riformare le procedure investigative e di garantire il rispetto dei diritti umani durante le operazioni di pubblica sicurezza. Questa vicenda sottolinea l'urgenza di una riflessione profonda sulla formazione delle forze dell'ordine e sulla trasparenza dei processi penali in Italia.