Fabio Anselmo: “Sentenza storica su Magherini e case study per tutti i Paesi europei”
Riassunto
In questa intervista l’avvocato Fabio Anselmo commenta la storica sentenza della Corte europea dei diritti umani (Cedu) che ha condannato l'Italia per il caso di Riccardo Magherini, evidenziando una violazione del diritto alla vita dovuta a personale non adeguatamente formato. Anselmo critica aspramente il nuovo ddl Sicurezza e la proposta di uno 'scudo penale' per le forze dell'ordine, sostenendo che tale misura sia propagandistica e finisca per danneggiare il diritto alla difesa degli stessi agenti, ostacolando accertamenti immediati. La sentenza di Strasburgo impone ora all'Italia il dovere di riformare le procedure investigative e di garantire il rispetto dei diritti umani durante le operazioni di pubblica sicurezza. Questa vicenda sottolinea l'urgenza di una riflessione profonda sulla formazione delle forze dell'ordine e sulla trasparenza dei processi penali in Italia.
Il Manifesto, 16 gennaio 2026
Intervista all’avvocato, storico difensore dei familiari di Riccardo “Lo “scudo penale” che si tenta di inserire nel nuovo ddl Sicurezza non tutela affatto le forze di polizia. Anzi, toglie loro il diritto alla difesa. E rischia di anticipare la condanna”. Non solo Riccardo Magherini: Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Vincenzo Sapia, Luca Ventre, Giuseppe Uva, Michele Ferulli, Dino Budroni, Aldo Bianzino, Davide Bifolco e molti altri. Ne ha seguiti, di casi, l’avvocato Fabio Anselmo, dovrebbe ormai averci “fatto il callo”. Eppure questa volta, davanti alla sentenza della Corte europea dei diritti umani che condanna l’Italia sul caso Magherini, dice: “Sono commosso, è una sentenza storica che restituisce un’idea di mondo diverso da quello che stiamo vivendo”.
Non è la prima volta che Strasburgo condanna l’Italia per l’abuso della forza da parte di agenti o militari. Cos’ha di particolare questa sentenza?
È un case study della Cedu, ossia ha valore vincolante per tutti gli Stati europei e stabilisce precedenti interpretativi. Quindi l’Italia, violando l’articolo 2 della Convenzione, ora ha il dovere di promulgare una legge ad hoc o promuovere un nuovo orientamento giurisprudenziale. In sostanza condanna lo Stato per aver affidato il monopolio della forza pubblica a personale non qualificato, non formato e non preparato. E per non aver imposto come limite alle forze dell’ordine la tutela dell’integrità fisica della persona e dei diritti umani. La Cedu ora rimette al centro la persona e i suoi diritti inviolabili. Anche quelli dei carabinieri, come in questo caso, o della polizia, di essere formati alle operazioni di strada.
Nella sentenza si menziona la circolare del comando generale dei Carabinieri entrata in vigore il 13 marzo 2014, e il fatto che la sua abrogazione “non avrebbe potuto costituire motivo di ricorso in Cassazione”. Dunque c’è anche un problema giudiziale, è così?
L’articolo 2 della Convenzione è stato violato anche in questo modo, perché le indagini devono essere ovviamente condotte da organi imparziali, mentre nel caso di Magherini sono state eseguite nell’immediatezza addirittura dagli stessi autori. La giurisprudenza consolidata della Cedu richiede inoltre che ad investigare siano organi indipendenti da quelli cui appartengono i soggetti coinvolti. Ma, come sappiamo tutti, è regola che viene sistematicamente disattesa. Quindi la violazione c’è stata sia dal punto di vista procedurale che nelle modalità con cui sono state fatte le indagini.
Nel nuovo pacchetto sicurezza targato Lega si torna a proporre una forma di scudo penale per le forze di polizia, benché mascherato. Cosa ne pensa?
Credo sinceramente che, semmai possa trovare attuazione, la norma contraddice la motivazione del governo secondo cui si vorrebbe tutelare gli operatori di polizia coinvolti in vicende giudiziarie. E invece per tutelarli bisogna fare quello che dice la Cedu: formarli e fare in modo che non cadano negli stessi errori in cui sono caduti tante volte, da Magherini ad Aldrovandi, da Rasman fino anche a Vincenzo Sapia, il trentenne con problemi psichiatrici morto nel 2014, il cui caso è ancora sub iudice della Cedu ma ha gli stessi presupposti di Magherini. Spero che la Corte si pronunci per lui allo stesso modo. Comunque, come ho detto al senatore Baldoni, presidente della commissione Affari costituzionali, se il pm non procede con l’immediata iscrizione di una persona sul registro delle notizie di reato, non si può procedere a tutta una serie di accertamenti irripetibili quali ad esempio l’autopsia. Perché sono atti che poi non potrebbero essere utilizzabili nei confronti di coloro che sono coinvolti nell’evento delittuoso. In sostanza, si toglie alle persone coinvolte nei fatti ma non iscritte nel registro degli indagati il loro diritto alla difesa. Quindi si tratta di una castroneria enorme.
Secondo le prime bozze del provvedimento, per evitare scudi penali specifici incostituzionali si è pensato di estendere la norma a qualunque cittadino che abbia compiuto un fatto in presenza di una “causa di giustificazione”. Ha senso?
Le cause di giustificazione sono già disciplinate dal nostro Codice penale. Per stabilire la proporzionalità della reazione di difesa ad una eventuale aggressione, devo prima stabilire la causa della morte. Ma se il pm deve valutare l’iscrizione solo se ci sono elementi concreti di reato, allora in questo modo si configura un’anticipazione di sentenza di condanna, un giudizio di disvalore molto grave. Ecco perché penso che questa sia solo propaganda. D’altronde, la strategia per il referendum sulla giustizia è quella di mettere le forze dell’ordine contro la magistratura. Quando si dice che si vuole evitare che gli sforzi delle forze dell’ordine siano vanificati da certa magistratura, non si fa altro che propagandare concetti eversivi.