Palermo. Dove si riannodano i fili delle esistenze
Riassunto
A Palermo, la cooperativa sociale Al Revés ha trasformato un bene confiscato alla mafia nella "Sartoria Sociale", un laboratorio che offre percorsi di riscatto a persone con trascorsi difficili. Sotto la guida di Rosalba Romano e Roseline Eguabor, il progetto ricicla tessuti e "ricuce" esistenze sfilacciate, promuovendo una moda etica e responsabile che arriva nei quartieri con l'iniziativa mobile "Ape & Filo". L'attività coinvolge anche donne recluse nel carcere Pagliarelli, creando una rete di solidarietà che trasforma la vulnerabilità in opportunità professionale. Questo esempio di economia civile evidenzia come il riutilizzo dei beni confiscati possa generare reale inclusione e speranza per il territorio.
L’Osservatore Romano, 17 gennaio 2026
La sartoria della Cooperativa sociale Al Revés di Palermo, un progetto di inclusione “trasversale”. “Il bene comune siamo noi”. È il mantra di Rosalba Romano, che di mestiere farebbe l’assistente Sociale Specialista presso il Dipartimento Giustizia Minorile di Palermo, ma per passione dedica ogni minuto del suo tempo libero ad un progetto di inclusione “trasversale”. Le sue esternazioni le ritroviamo spesso stampate su t-shirt e borse che fanno l’occhiolino dalle vetrine di Sartoria Sociale. “Siamo tutti ex di qualcosa” e “No War” sono il biglietto da visita del laboratorio sorto in un bene confiscato alla mafia, non a caso a pochi passi dal carcere minorile Malaspina.
“Non si è trattato di una sfida - dice Rosalba - bensì di consapevolezza. Nessuno si salva da solo, per questo abbiamo cercato di creare, proprio qui, un ambiente in cui ognuno, con i propri limiti, potesse esprimere paure, debolezze e persino la rabbia per i sogni infranti, ma soprattutto le aspirazioni”. Al civico 22 di via Alfredo Casella, periferia in fermento di Palermo, si riannodano i fili di esistenze sfilacciate. I tessuti donati, le macchine da cucire e l’allegro vociare delle donne che vi partecipano, fanno da sfondo ad una storia di coraggio e coerenza che ha dell’incredibile: dal palazzo di fronte, gli ex proprietari del bene confiscato, se si affacciano possono assistere in diretta all’evoluzione del termine “riciclaggio” che questa volta riguarda le esistenze umane.
La presidente della cooperativa sociale è la nigeriana Roseline Eguabor. La sua è una storia emblematica di inclusione sociale. “Io sono la dimostrazione che, incontrando le persone giuste, puoi trovare la tua strada. Vengo dalla Nigeria - racconta - e sono a Palermo da oltre vent’anni. Sono arrivata perché, facendo parte di una famiglia numerosa, avevo solo due opzioni: sposarmi molto giovane o andare via. Quando, però, sono arrivata in Italia, ho capito che dovevo ricominciare dall’inizio”. Roseline oggi è mediatrice culturale e ha scelto di mettere a disposizione la sua storia di rinascita per tutte quelle donne che, come lei, affrontano il viaggio della speranza inconsapevoli di ciò che le aspetta.
Nel laboratorio voluto dalla cooperativa sociale Al Revés funziona davvero tutto al contrario riguardo alla narrazione alla quale ci siamo ormai abituati: sono loro, le donne coraggiose, a tracciare il solco dell’inclusione. Rosalba, Roseline, Roberta, Rossella, Silvia, e tutte le altre volontarie che donano il proprio tempo anche alle donne recluse alla sezione femminile del carcere Pagliarelli ci raccontano una realtà sconosciuta, che però ci riguarda, seppure talvolta preferiamo non sapere. Trame di vita sfilacciate, storie, colori e scampoli di tessuti. Attorno ai tavoli del cucito si parla di speranza, ci si racconta di adozioni e di cadute rovinose con la certezza di non venire giudicati. Ne sa qualcosa Giusi, diffidente per natura e provocatrice per cultura, che del laboratorio è la mascotte, e lo sa Giuseppe, che qui ha trovato dimensione e stabilità.
Qui si riciclano materiali, si recuperano stoffe, si sperimentano tecniche artigianali, si formano competenze e si sviluppano percorsi di autoimprenditorialità e autonomia, creando capi e accessori che esprimono un’idea di moda responsabile, attenta sia all’ambiente sia alle persone. In Sartoria Sociale si ricompongono esistenze.
Ogni tanto arrivano scolaresche in visita e la baraonda aumenta. Salvo, il compagno di Rosalba, si è arreso all’evidenza: “Non c’è alternativa alla solidarietà contagiosa. Per questo mi sono attrezzato e accompagno l’avventura di Sartoria Sociale con Ape & Filo”, il mezzo della cooperativa Al Revés che è una estensione delle iniziative e sfila per i quartieri popolari della città per costruire e raccontare una Palermo più inclusiva, sostenibile ed etica.
Un laboratorio tessile su strada con tanto di grucce, cassetti portaoggetti, appendiabiti, una macchina da cucire estraibile per sistemare gli abiti degli avventori ed un camerino per provarli. Una semplice macchina da cucire che si è inceppata proprio quando Fatoumata, una delle allieve più promettenti, aveva espresso il desiderio di poterla utilizzare per ricucire il suo passato. Ma poi ne è arrivata una nuova, grazie alla solidarietà. È questo il miracolo dell’inclusione.