Pacchetto Sicurezza. Rincorrere la cronaca per istituzionalizzare la repressione

Riassunto

L'articolo analizza le tensioni interne al governo sul nuovo pacchetto sicurezza, evidenziando la divergenza tra l'approccio cauto di Fratelli d’Italia e quello allarmista della Lega. Le nuove misure puntano sulla repressione di soggetti vulnerabili, come minori e migranti, includendo scudi penali per le forze dell'ordine e restrizioni alle manifestazioni. Critici ed esperti, tra cui l’associazione Antigone, denunciano una deriva che sacrifica lo Stato di diritto e i diritti costituzionali in favore della propaganda politica. Questo approccio solleva dubbi sull'effettiva efficacia di una strategia che risponde a problemi sociali complessi esclusivamente con il diritto penale.

di Simona Musco
Il Dubbio, 17 gennaio 2026
Poche idee, ma confuse. Il tema della sicurezza, nel governo, sembra spaccare le posizioni di Fratelli d’Italia e Lega. Col partito della premier per nulla propenso a parlare di un’emergenza sicurezza e il Carroccio pronto a rilasciare alle agenzie dichiarazioni allarmistiche, di fatto giustificando la bontà delle nuove proposte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Proposte che riducono le garanzie dello Stato di diritto, puntando tutto sulla repressione, soprattutto dei soggetti più deboli della società: minori e migranti. Sul fronte Fratelli d’Italia è Alberto Balboni, responsabile sicurezza del partito, a smorzare i toni: “La sicurezza per noi, come ha detto Piantedosi, resta sempre una priorità assoluta e tuttavia la situazione negli ultimi tempi non è peggiorata, è, seppur faticosamente, migliorata: i reati sono diminuiti nel 2025, 3,5% in meno. Rispetto a 10 anni fa, anche gli omicidi, ma anche tutti gli altri reati, sono diminuiti.
Ci sono certamente delle criticità, ma bisogna lavorare seriamente senza farsi trascinare da allarmismi, perché gli allarmismi non aiutano a risolvere i problemi. Su questo lo condivido perfettamente”. L’emergenza, aggiunge però Balboni, c’è “soprattutto per quanto riguarda le bande giovanili”. E come risolverla? Abbassando a 12 anni “le misure di prevenzione”. Per la Lega, invece, “l’ennesimo gravissimo episodio di violenza in una scuola, con uno studente di 18 anni accoltellato a La Spezia da un minorenne, dimostra ancora una volta l’urgenza di approvare immediatamente il nuovo decreto sicurezza voluto dalla Lega”, ha dichiarato la senatrice ligure Stefania Pucciarelli, segretario provinciale Lega La Spezia. Per Riccardo Magi, deputato di +Europa, regna la confusione: “Il fatto stesso che serva un altro decreto Sicurezza certifica il fallimento delle politiche del governo, che creano solo propaganda. I reati sono aumentati e sono quasi quattro anni che questo governo è in carica”.
Certo è che lo stesso pacchetto sicurezza si propone di aggravare alcune disposizioni già previste dal decreto Caivano, che ha largamente contribuito, secondo gli esperti del settore, a riempire gli istituti penali minorili. Non prevenzione, dunque, ma repressione. Un’azione che mira, soprattutto, a creare una cornice normativa capace di “mettere a tacere” la cronaca. Non si tratta solo dello scudo penale per le forze dell’ordine: ci sono controlli più rigidi sulle piazze, norme che colpiscono i giovani e i gruppi più vulnerabili, procedure di estradizione e rimpatrio che ignorano rischi concreti per le persone e persino definizioni di “Paese terzo sicuro” che sembrano pensate per sanare fallimenti passati. La sensazione è quella di una legge fatta per reagire agli eventi, e non per prevenirli, come se ogni caso di cronaca dovesse trovare un rimedio legislativo a sé stante. Insomma, il classico metodo della legislazione del nemico, diventato ormai segno distintivo di questo governo.
Tra le proposte c’è quella di limitare l’azione del pubblico ministero nei casi di presunta legittima difesa o posticipare l’iscrizione di un agente sul registro degli indagati - in barba alla riforma Cartabia - per fornire di fatto uno scudo alle forze di polizia. Una “tutela” che rischia di generare vuoti normativi e conflitti con altre regole, mettendo in dubbio il principio di proporzionalità e la stessa obbligatorietà dell’azione penale.
Sotto il profilo dei diritti umani e costituzionali, il quadro non è meno preoccupante. Le misure sui centri di permanenza per migranti e sul rimpatrio, così come il controllo estensivo sui minorenni, mostrano un approccio puramente repressivo: i ragazzi vengono trattati come potenziali delinquenti, i migranti come problemi da gestire, e la magistratura viene progressivamente marginalizzata. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, sintetizza il problema con chiarezza: “Questo pacchetto sicurezza non aumenta la sicurezza dei cittadini - afferma - ma riduce le garanzie, indebolisce i controlli e colpisce diritti fondamentali. È una visione della sicurezza fondata sulla repressione, non sulla legalità costituzionale. Lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo con forza, la sicurezza non si crea rispondendo con il diritto penale a fenomeni sociali complessi, occorre invece che la politica affronti la complessità dei fenomeni offrendo risposte alle domande che emergono. Negli ultimi 18 anni - prosegue Gonnella - abbiamo visto approvati almeno sei pacchetti sicurezza eppure sembra che questa continui ad essere un problema. Evidentemente c’è qualcosa che, in questo approccio, non funziona”. La politica sembra, in definitiva, più interessata a costruire una narrazione di sicurezza che a gestire la realtà. Con la conseguenza di ridurre libertà fondamentali, complicare l’azione della magistratura e criminalizzare chi è già vulnerabile.