Una lettura del sistema penitenziario italiano e campano al termine del 2025

Riassunto

L'articolo descrive una crisi strutturale del sistema carcerario italiano alla fine del 2025, con oltre 63.800 detenuti a fronte di soli 46.000 posti e un tasso di sovraffollamento del 138%. Questa situazione compromette la salute fisica e mentale dei detenuti, come dimostrano i 79 suicidi registrati nell'anno e la frequente violazione dello spazio minimo vitale di 3 metri quadrati. Salvatore Saggiomo identifica le cause principali nella lentezza della giustizia e nello scarso utilizzo di misure alternative alla detenzione. Tale scenario evidenzia l'urgenza di un cambio di rotta politico per garantire la dignità umana e la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.

di Salvatore Saggiomo*
rivistatela.it, 17 gennaio 2026
Il 2025 si chiude con una fotografia del sistema carcerario italiano ancora profondamente critica. Sebbene negli ultimi anni siano stati posti all’attenzione pubblica i temi della rieducazione, della salute e della dignità delle persone private della libertà personale, la realtà che quotidianamente incontro nei penitenziari purtroppo conferma che siamo ancora ben lontani da condizioni accettabili. I dati più recenti mostrano che il fenomeno del sovraffollamento non è un problema episodico ma strutturale.
Alla fine del 2025, secondo l’ultima analisi dell’Associazione Antigone, le persone detenute nelle carceri italiane sono oltre 63.800, a fronte di una capienza effettiva di circa 46.000 posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento medio nazionale che supera il 138%. In 72 istituti la presenza supera il 150% rispetto alla capienza regolamentare e in numerose strutture si registrano punte ben oltre il 200%. Questi numeri non sono semplici statistiche: significano spazi vitali insufficienti, un numero di persone troppo alto per poter garantire sicurezza, assistenza e condizioni di vita dignitose. Secondo i rapporti di monitoraggio, nel 42,9% delle carceri visitate non è garantito il requisito minimo dei 3 metri quadrati di spazio calpestabile per detenuto.
In molte strutture mancano spazi adeguati per dormire, lavarsi, lavorare o svolgere attività educative e sociali. Questa condizione non solo viola indicatori minimi di rispetto umano, ma è in contrasto anche con gli standard europei sui diritti delle persone private della libertà (che includono lo spazio individuale minimo necessario per la salute fisica e mentale). Inadeguata copertura sanitaria continua: in molte strutture manca la presenza giornaliera di medici e infermieri, con ricadute negative nella gestione di malattie croniche o condizioni acute. Report indipendenti segnalano che non è garantita assistenza sanitaria quotidiana in molte carceri. Problemi legati alle condizioni ambientali: durante i mesi estivi, temperature estreme e insufficiente ventilazione aumentano i rischi di colpi di calore e malesseri acuti per persone detenute e personale.
Dati ricavati dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani: “La Salute mentale e rischio suicidio: l’isolamento prolungato, la mancanza di attività significative e la costante tensione collegata al sovraffollamento sono fattori che incidono sulla salute psichica. I dati più aggiornati indicano un numero altissimo di suicidi nel 2025: almeno 79 secondo alcune fonti, con oltre 230 decessi complessivi in carcere nell’arco dell’anno”.
Queste morti non sono numeri astratti: rappresentano persone, storie e fallimenti sistemici nel garantire supporto psicologico e percorsi di reintegrazione sociale dignitosi. Per comprendere questa situazione è necessario guardare oltre i singoli istituti.
Le cause principali sono: Capacità infrastrutturale insufficiente: nonostante alcuni piani di ristrutturazione siano stati avviati, l’incremento dei posti disponibili non compensa la crescita della popolazione detenuta. Lentezza del processo penale: una quota significativa di persone è trattenuta in attesa di giudizio o in attesa di sentenza definitiva, contribuendo all’aumento dei numeri totali. Limitato uso delle misure alternative alla detenzione: benché crescano, non sono ancora pienamente utilizzate tutte le possibilità previste per legge, come affidamento in prova o pena domiciliare, specie per reati minori o per persone con pene residue brevi.
Come Garante dei detenuti della provincia di Caserta, ribadisco che la pena deve essere espiata con rispetto della dignità umana e in condizioni che favoriscano la salute, la riabilitazione e il reinserimento sociale. Le carceri non possono diventare luoghi di mera detenzione affollata, ma devono porsi come realtà in cui la pena assume anche il significato costituzionale di rieducazione. Il sistema penitenziario italiano nel 2025 è ancora in una situazione di emergenza strutturale. Serve un cambio di passo nella politica penitenziaria nazionale e locale, con investimenti mirati su: capacità ricettiva e strutture adeguate; assistenza sanitaria integrata e continua; potenziamento di percorsi alternativi alla detenzione; programmi di sostegno psicologico e sociale. Solo con interventi sistemici - e non frammentari - potremo garantire alla persona detenuta diritti fondamentali, salute e prospettive di futuro reale Italia: alla fine del 2025 i dati riportano circa 63.868 detenuti in totale, con capacità regolamentare di circa 46.124 posti: questo produce un tasso medio di oltre 138% di sovraffollamento. (Dati del Centro di Ateneo per i Diritti Umani) Campania (che include Caserta): la regione registra 7.494 detenuti rispetto a 5.584 posti regolamentari, con un tasso di sovraffollamento molto elevato ~134%. Santa Maria Capua Vetere (Caserta): nelle mie visite ho rilevato celle progettate per 4 persone occupate da fino a 6 detenuti, segno di condizioni che superano il 150% di sovraffollamento in alcune sezioni Dati sul sovraffollamento carcerario nazionale aggiornati al 2025: ~62.728 detenuti in circa 46.717 posti, tasso di sovraffollamento nazionale 134-138%. Situazione della regione Campania: ~7.494 detenuti su ~5.584 posti con sovraffollamento ~134%. (Dati del ristretti.org)
*Garante dei diritti dei detenuti di Caserta