Pavia. Vietati i videocolloqui con lo psichiatra: recluso in sciopero della fame

Riassunto

Dal 23 maggio, un detenuto del carcere di Pavia ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la negazione del diritto alla telemedicina e l'impossibilità di consultare il proprio psichiatra di fiducia. Nonostante le autorizzazioni iniziali, l'inerzia burocratica e il silenzio del magistrato di sorveglianza impediscono l'accesso a cure essenziali per l'equilibrio psicofisico dell'uomo. Il caso mette in luce le gravi carenze strutturali della sanità penitenziaria italiana e la difficoltà di applicare strumenti tecnologici per superare le barriere logistiche. Questa vicenda richiama l'attenzione sulla necessità critica di garantire effettivamente il diritto alla salute all'interno degli istituti di pena.

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