Piazza Armerina (En). “RipartiAmo”, lavoro e dignità oltre le sbarre del carcere

Riassunto

Per la prima volta nella storia del carcere di via De Andrè a Piazza Armerina, cinque detenuti hanno partecipato a tirocini lavorativi esterni grazie al progetto 'RipartiAmo'. L'iniziativa, supportata da diverse associazioni e aziende locali, ha permesso ai partecipanti di lavorare in settori come l'edilizia e la ristorazione, favorendo il loro reinserimento sociale. Il progetto ha inoltre offerto un essenziale sportello di assistenza psicologica per sopperire alle carenze sanitarie statali all'interno delle strutture penitenziarie. Questo successo evidenzia l'importanza del lavoro e del supporto mentale come strumenti chiave per prevenire la recidiva e costruire un futuro di legalità.

La Sicilia, 18 gennaio 2026
Per la prima volta nella storia del carcere di via De Andrè, 5 detenuti hanno lasciato la Casa circondariale per svolgere attività lavorative all’esterno. Un passaggio storico per il penitenziario piazzese e il risultato più significativo del progetto “RipartiAmo”, realizzato in circa 6 mesi con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale e lavorativo. Il progetto è stato promosso dal Consorzio di Umana Solidarietà, con l’associazione Seconda Chance e il Centro Studi Cesta, con il supporto della Caritas e la collaborazione di aziende del territorio. Grazie ai tirocini attivati, cinque persone detenute hanno potuto lavorare fuori dal carcere, dimostrando impegno e senso di responsabilità.
Nel dettaglio, M. ed E. sono stati impegnati nei lavori di ristrutturazione del palasport cittadino per conto della ditta edile Cosenza; A. ha svolto attività nel laboratorio del Panificio delle Meraviglie di Giuseppe Nativo; S. ha lavorato come aiuto cuoco per la Cooperativa Sud Servizi; mentre M. è stato impiegato come tuttofare all’Hotel Villa Romana, ricevendo apprezzamenti per la sua versatilità. Per uno dei partecipanti, conclusa la pena, l’esperienza lavorativa è proseguita anche successivamente.
“RipartiAmo non è stato soltanto il nome di un progetto, ma un modo concreto per aiutare chi è privo della libertà a costruirsi un futuro di legalità” - spiegano le realtà promotrici. Il lavoro rappresenta il primo vero ponte tra il carcere e la comunità esterna”. L’iniziativa ha rappresentato un’esperienza nuova anche per la casa circondariale diretta da Donata Posante, con la capo area Marianna Cacciato, che auspicano la prosecuzione del percorso attraverso nuovi finanziamenti e ulteriori tirocini. E nell’ambito del progetto nel secondo semestre del 2025 è stato attivato uno sportello di assistenza psicologica e psichiatrica che ha dato un supporto importante, anche attraverso terapie di gruppo, alle oltre settanta persone presenti nella struttura. Un servizio essenziale perché lo stato non riesce a garantire un supporto sanitario continuo ed efficace all’interno delle carceri.