Scarantino non era un calunniatore: era un congegno costruito dagli apparati investigativi
Riassunto
La Corte d’Appello di Perugia ha revocato la condanna per calunnia a Vincenzo Scarantino, stabilendo che non mentì quando accusò gli apparati investigativi di averlo indotto a rendere false testimonianze sulla strage di via D’Amelio. La sentenza conferma che Scarantino fu un tassello di un depistaggio istituzionale volto a coprire la verità sull'attentato a Paolo Borsellino, portando inizialmente alla condanna di sette innocenti. L'autore attribuisce il merito di questa verità alla tenacia degli avvocati di parte, criticando duramente le istituzioni che hanno guidato o subito passivamente il depistaggio. Questa vicenda evidenzia una ferita ancora aperta e una responsabilità profonda all'interno del sistema giudiziario e investigativo italiano.