Metal detector a scuola, l’ok dei presidi: “Controlli estremi, non sono belli ma necessari”

Riassunto

Cristina Costarelli, presidente dell'Anp Lazio, commenta l'introduzione dei metal detector nelle scuole proposta dal ministro Valditara per fronteggiare l'emergenza violenza. Lo strumento viene considerato una misura di contenimento necessaria per rassicurare famiglie e studenti, poiché il personale scolastico non ha il potere legale di perquisire gli zaini. Nonostante l'importanza dei percorsi di educazione emotiva, la sicurezza immediata nei contesti a rischio diventa una priorità per prevenire tragedie. Questa situazione evidenzia la crescente necessità di una responsabilità sociale condivisa per affrontare la fragilità psicologica delle nuove generazioni.

di Viviana Ponchia
La Nazione, 19 gennaio 2026
“Vanno tranquillizzati studenti e genitori”. Intervista a Cristina Costarelli, dirigente e presidente dell’Anp Lazio: “Serve uno strumento che impedisca alle armi di entrare a scuola. Nessuno ha mai potuto perquisire gli studenti, chiedere di aprire uno zaino spetta alla polizia”. Quando anni fa comparvero i primi metal detector nelle scuole delle periferie americane lo abbiamo pensato tutti: da noi mai. In Italia c’è una bolla protettiva, la rigidità educativa previene e rassicura.
E poi, dove si trovano le armi? Tuttavia i metal detector sono arrivati a Caivano, Ponticelli, Pollena Trocchia, Materdei. E adesso il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ammette l’emergenza nazionale: metal detector a scuola sì, non in tutte le scuole, sicuramente in quelle a rischio.
Cristina Costarelli è preside dell’ITS Galilei di Roma e presidente dell’Anp Lazio. Professoressa, non la disturba la prassi degli aeroporti, dei tribunali e delle carceri applicata ai suoi ragazzi?
“Si va per tentativi, nessuno ha la soluzione pronta. Cerchiamo di capire le cause, poi troviamo le risposte. Nel frattempo è doveroso tranquillizzare gli studenti e i loro genitori. A questo servono controlli così estremi”.
Un’idea sulle cause di questa violenza lei se l’è fatta?
“Sono infinite e tutte centrate sulla fragilità. La violenza è la risposta dell’inconsistenza del mondo interiore. Il ragazzo di La Spezia non ha saputo gestire una frustrazione, ha commesso un crimine e pagherà per questo. Ma ci tengo a precisare che la parola repressione resta fuori dalla scuola, mi pare di capire anche nelle intenzioni del ministro”.
Il metal detector non le sembra una resa?
“Immagini quanti padri e madri in questo momento sono in stato di allarme. A livello educativo abbiamo due strade e una è il contenimento: dobbiamo trovare, nell’immediato, uno strumento che impedisca alle armi di entrare a scuola. Vorrei però ricordare che nessuno ha mai potuto perquisire gli studenti, toccare o a chiedere di aprire uno zaino spetta alla polizia”.
Tamponata l’emergenza con gli infrarossi, dovrebbe aprirsi l’altra strada...
“Che stiamo percorrendo da anni. Tutte le scuole si spendono già sul fronte dell’educazione emotiva a partire dalla prima infanzia. Se certi fenomeni sono fuori controllo evidentemente non basta ancora ma non c’è tempo di aspettare che la formazione dia i suoi frutti”.
Uno scanner però non sostituisce lo sguardo di chi li conosce, gli studenti. E sa riconoscere i violenti...
“Non è semplice cogliere il disagio, intercettare il messaggio di un silenzio improvviso, di un incupimento. Tanti ragazzi entrano a scuola dopo aver respirato un’aggressività che ha radici altrove. Per strada dove si ammazza per un parcheggio, nei giochi on line e nei film inadeguati alla loro età. Tutto questo noi non lo possiamo gestire da soli, ci vuole una responsabilità diffusa. Il metal detector non sarà bello ma è necessario. Dove serve”.
Non pensa che dividere le scuole in buone e cattive sia una forma di discriminazione? Le armi girano anche nei quartieri bene, Giulia Cecchettin è stata ammazzata dal coltello di un bravo ragazzo...
“Mettere l’etichetta non funziona ma ci sono territori dove certe cose accadano con maggior frequenza. Partire dalle aree più a rischio è una misura di buon senso”.