Agenti infiltrati nelle carceri: così trionfa la cultura del sospetto e si distrugge la socialità
Riassunto
L'autrice critica aspramente il decreto Sicurezza che permette l'inserimento di agenti infiltrati tra i detenuti, denunciando la trasformazione delle carceri in un "panopticon psicologico" basato sul sospetto sistematico. Questa misura, secondo Brucale, viola l'articolo 27 della Costituzione e i principi della CEDU, compromettendo la finalità rieducativa della pena e la salute mentale dei reclusi. Il ricorso a tali metodi evoca logiche di controllo di epoca fascista e rischia di scatenare violenze interne, minando la fiducia verso gli operatori carcerari. Questa analisi evidenzia una deriva preoccupante che trasforma lo Stato da garante della legalità a utilizzatore di tattiche di inganno istituzionale.