Metal detector nelle scuole, ecco il piano di Valditara: “Ma decideranno i presidi”

Riassunto

Il ministro dell'Istruzione Valditara ha annunciato l'introduzione opzionale di metal detector nelle scuole e un nuovo pacchetto sicurezza per contrastare la crescente diffusione di coltelli tra i giovani. Il piano mira a rafforzare i controlli su richiesta degli istituti, puntando contemporaneamente su una rivoluzione culturale basata sulla responsabilità e l'educazione. Mentre la maggioranza spinge per una stretta legislativa e aggravanti per i reati commessi dai minori, opposizioni e autorità religiose chiedono di dare priorità alla prevenzione sociale rispetto alla sola repressione. Questo scenario evidenzia la sfida complessa di garantire la sicurezza negli istituti scolastici senza trasformarli esclusivamente in luoghi di controllo e sanzione.

di Federico Capurso
La Stampa, 19 gennaio 2026
Il ministro prepara la stretta: “Coinvolgeremo dirigenti scolastici e prefetti”. ll pacchetto sicurezza arriverà in Cdm nei prossimi giorni, Lega in pressing. Oggi il ministro Valditara sarà a La Spezia, in visita al liceo Einaudi-Chiodo dove venerdì scorso un ragazzo di 19 anni, Zouhair Atif, ha accoltellato e ucciso il compagno di scuola Abanoud Youssef, di 18 anni. Incontrerà anche il prefetto per testimoniare la presenza dello Stato e, magari, per iniziare a mettere sul tavolo una prima risposta. “Stiamo ragionando se, su richiesta delle scuole e in accordo con i prefetti, sia il caso di predisporre controlli agli ingressi”, dice il ministro a chi lo ha sentito nelle ultime ore. “Non metal detector generalizzati ovunque, ma solo dove venga fatta espressa richiesta”.
Questa misura dal forte sapore americano è già stata adottata, da quasi un anno, in alcune scuole nel territorio di Napoli, dove il problema era emerso in anticipo e con più forza rispetto ad altre città. In diverse zone della città, non solo nelle periferie, sono stati rafforzati i controlli agli ingressi delle scuole, con metal detector, unità cinofile e perquisizioni da parte delle forze dell’ordine, e con buoni risultati. Adesso, però, Valditara vuole renderla una misura applicabile su tutto il territorio nazionale, perché “i coltelli sono sempre più diffusi ovunque, sembra diventata una moda averli, vengono acquistati sempre più spesso online”, ragiona. Ma la richiesta di usare un metal detector all’entrata, dice ai suoi collaboratori, “deve partire dalla scuola e con il sì della prefettura”. Ci tiene a precisare, quindi, che “non ci sarà nessuna imposizione”. La possibilità dei metal detector si realizzerebbe, infatti, “solo nel caso in cui la soluzione venga considerata dalle scuole e in collaborazione con istituti e autorità di sicurezza”.
Per il governo non ci si deve però fermare alle misure di prevenzione negli istituti. “Se non facciamo una rivoluzione culturale - dice Valditara -, rischiamo che il coltello non si porti più a scuola, ma comunque si porti altrove”. Per il ministro dell’Istruzione si deve “insistere molto sulla responsabilità, sulla maturità, su una scuola che ti aiuti ad affrontare i problemi”. E su questo tipo di approccio trova la sponda del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che chiede di allargare lo sguardo sul problema: “Ci deve essere qualcosa che vada oltre i sistemi di sicurezza, i sistemi di prevenzione tradizionali, qualche cosa che riguardi anche la cultura, l’educazione di questi ragazzi. E anche un po’ la sollecitazione del senso di responsabilità”, dice al Tg5. “Ci dobbiamo interrogare - prosegue - su come sia possibile che dei ragazzi a scuola regolino i propri conti attraverso l’utilizzo di coltelli portandoseli da casa”.
Questa maggiore “responsabilizzazione” dei minori si intravede - sostiene Piantedosi - già nel pacchetto di misure sulla sicurezza che arriveranno in Consiglio dei ministri forse già la prossima settimana, ma sicuramente entro la fine del mese. Oltre a un decreto, dovrebbe esserci anche un disegno di legge che, sul tema, introduce da un lato una decisa stretta sul porto dei coltelli, dall’altro un’aggravante per i reati commessi in gruppo o nei pressi di scuole e giardini pubblici. La Lega spinge, però, per trasformare questo ddl in un decreto, almeno per quel che riguarda la sua parte sui minori, sull’uso dei coltelli e sulla sicurezza intorno alle scuole. Fa sentire il pressing Matteo Salvini, che torna di nuovo sui fatti di venerdì: “Troppa violenza, troppi coltelli anche tra i giovanissimi - scrive sui social -. Nel pacchetto sicurezza abbiamo già previsto una stretta contro le “lame”, ma oltre alla legge servono prevenzione e educazione”.
Per il centrosinistra il continuo ricorrere a decreti su questi temi è un segno del fallimento del governo: “Dopo neanche sei mesi dal primo decreto Sicurezza, a Palazzo Chigi arriva un altro pacchetto di oltre 60 provvedimenti - dice la capogruppo alla Camera dei dem, Chiara Braga -. Siamo favorevoli ad agire anche con una certa urgenza lì dove ci sono lacune legislative, visti gli ultimi terribili episodi che coinvolgono giovanissimi, ma accanto alla repressione serve anche la prevenzione”. Interviene anche il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte per ricordare che al governo “stanno fallendo su due temi fondamentali: l’economia e la sicurezza”. Si dice contrario a una semplice stretta anche il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin: “Servono più valori, più educazione. Si deve aiutare questi ragazzi a riflettere, a vivere anche le cose positive, a non lasciarsi trascinare”. Certo, aggiunge, “ci vogliono evidentemente anche delle misure di sicurezza, non lo neghiamo, ma non sono sufficienti”. E alla domanda se si possa dire quindi “più educazione e meno repressione”, risponde: “Se vogliamo usare una formula usiamo questa, sì”.